Special » Filippo e Lucrezia, negli affreschi anche la storia di un grande amore

Filippo e Lucrezia, negli affreschi anche la storia di un grande amore

a cura di Redazione, il 12/05/2007

Nel ciclo di Prato, una delle più alte espressioni della produzione di Filippo Lippi per qualità e complessità della pittura, il maestro trovò la possibilità di esprimere liberamente la forza e la passione del suo genio artistico. Fu infatti Fra Filippo uno spirito libero, impulsivo e passionale che riuscì ad elaborare uno stile personalissimo. Per tredici anni, dal 1452 al 1465, Fra Filippo lavorerà agli affreschi del Duomo, fra interruzioni, richieste di denaro, solleciti per la conclusione dei lavori, fughe, verifiche e rinegoziazioni del contratto. Sono anni cruciali anche per la vita personale del pittore che proprio all’inizio del 1456 si innamora della giovane monaca Lucrezia Buti. L’incontro fatale avviene dopo che Lippi è nominato cappellano nel Convento agostiniano di Santa Margherita, nel periodo centrale dell’esecuzione degli affreschi di Prato. Dopo averla fatta posare per una pala destinata al medesimo monastero, convince Lucrezia a fuggire dal convento portandola a vivere nella sua casa acquistata a Prato. Un anno dopo Lucrezia darà alla luce il primo figlio, Filippino, e sarà solo per l’intercessione della famiglia Medici che papa Pio II concederà ai due nel 1461 lo scioglimento dei voti. Il Lippi non sposerà mai Lucrezia, ma ne farà la modella immortale e dolcissima dei suoi dipinti, dalla Salomè del ciclo di Prato alla “Lippina” degli Uffizi, che darà vita ad un vero e proprio genere copiato per secoli.
Se la tormentata storia d’amore del Lippi darà scandalo senza precedenti tra i contemporanei, la grandezza della sua arte non sarà mai messa in dubbio, come testimonia l’apprezzamento del Vasari: «Fece in questo lavoro le figure maggiori del vivo dove introdusse poi agli altri artefici moderni il modo di dare grandezza alla maniera d’oggi».
Fra tutti i committenti, Cosimo il Vecchio sarà il suo più grande estimatore, pronto a sopportare per amore dell’arte le intemperanze sentimentali del frate scapestrato. Narra sempre il Vasari (Vite, 1568) che un giorno Cosimo spazientito per i suoi continui ritardi, chiudesse il frate nel Palazzo di via Larga con l’intento di fargli finire un lavoro. Ma dopo due giorni il Lippi «spinto da furore amoroso, anzi bestiale, una sera con un paio di forbici fece alcune liste de’ lenzuoli del letto, e da una finestra calatosi, attese per molti giorni a’ suoi piaceri». Nei secoli successivi, la fama del Lippi cadrà in oblio, oscurata dalle condanne giudiziarie e dalle vicende amorose. Solo nell’Ottocento, in pieno Romanticismo, avverrà una piena riscoperta di questo grande artista: per primo sarà il poeta Robert Browning a dargli nuova fama con il poemetto “Fra Filippo Lippi”. Passeranno appena venti anni e Gabriele D’Annunzio, allievo del Convitto Cicognini a Prato dal 1874 al 1881, colpito dalla bellezza della Salomè, si proclamerà “secondo amante di Lucrezia Buti”.

stampa pagina stampa solo testo Segnala l'articolo Ascolta con webReader