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Davide La Rocca, “Vocazione di San Matteo RG”, 2010, cm 322x340

DAVIDE LA ROCCA. Ritratti

Fino al 29 ottobre, in mostra a Milano i dipinti dell’artista siciliano: critiche intelligenti della realtà virtuale

di Luca Maffeo, il 02/10/2010

Se alla fine dell’Ottocento era possibile riconoscere nella ricerca cromoluminista di George Seurat e Paul Signac un certo ottimismo scientifico, non si può dire lo stesso oggi del percorso intrapreso da Davide La Rocca (Catania, 1970). Il procedimento appare inverso, volto più che ad esaltare le qualità positive dell’era digitale, a mostrarne le imperfezioni, in un tentativo pittorico che cerca di dare calore laddove prevale una scialba e fredda precisione visiva. Egli prende spunto dalla cinematografia e rilegge il rapporto che inevitabilmente si instaura di epoca in epoca tra tecnologia e rappresentazione, secondo una modalità artistica che oscilla ambiguamente tra la costruzione e la decostruzione dell’immagine. In un gioco che parimenti si potrebbe definire “ironicamente scientifico” ed entusiasmante, La Rocca traspone sulla tela una serie di “Ritratti” (questo il titolo della mostra) i quali, rompendo la validità ottica della sintesi additiva, provocano la sensibilità percettiva dell’occhio umano e lo costringono alla naturale ricomposizione di un’immagine frammentata o, per meglio dire, difettosa.
La mostra rimarrà allestita presso la galleria Corsoveneziaotto fino al prossimo 29 ottobre 2010.

Il pixel mancante

Davide La Rocca, “Allegra lingua GBN”, 2009, olio su tela, cm 140x250

Mediante l’accostamento di una fitta trama di segni pittorici, i volti e i corpi delle belle e attraenti attrici prendono vita sulla tela, assemblati dal pittore con pazienza da certosino. A colori, o virate in scale di grigio (Allegra lingua GBN, 2009; Grace seduta BN, 2010), le singole immagini contendono la loro unitaria rappresentazione con il pericolo della rottura in piccoli tocchi di colore, accuratamente disposti sulla superficie ed approssimati l’uno all’altro quali tasselli di un puzzle che solo l’occhio ha il compito di completare. Alla longilinea ed omogenea stesura della silhouette La Rocca sostituisce la densità della puntinatura. Immobile e statica, al pari di un’immagine digitale formata dalla sovrapposizione di migliaia di pixel, la figura, anche se in “alta definizione”, perde inevitabilmente in qualità ed appare contraddittoria: diventa un’altra cosa. Non è un caso quindi che gli stessi quadri osservati a distanza ravvicinata risultino astratti e incomprensibili; oppure allucinati come la Ninfetta (2009), un fotogramma dalle tinte acide, ad un passo dall’essere visionario. In questo vige la disputa, analizzata attraverso l’interdisciplinarietà dei due linguaggi, virtuale e pittorico, con l’arduo compito lasciato al secondo di mettere a nudo l’incompiutezza del primo, e di far susseguire alla scomposizione fisica della figura una ricomposizione percettiva – o tonale – che di fatto non avviene.

Caravaggio in RG

Davide La Rocca, “Grace seduta BN”, 2010, olio su tela, cm 140x250

Che l’innovazione tecnologica, atta alla riproduzione digitale delle immagini, possa essere antitetica ai risultati sperati è testimoniato da La Rocca con l’opera Vocazione di San Matteo RG (2010).
Come nel celebre quadro del pittore lombardo, la profondità spaziale e la dimensione delle forme è costruita attraverso un uso sapiente di luce e colore. Qualcosa però non funziona! Il metodo che per Caravaggio era idoneo a strappare le figure dall’oscurità, facendole emergere poco alla volta dal fondo, ora spinge i corpi ad uniformarsi con la luce. Questa, infatti – nonostante le immagini risultino ben delineate all’occhio dell’osservatore – è ridotta ad un uso pittorico inattendibile e poco risolutorio, posto che la vera distrazione è data dall’assurda, e a tratti fluorescente, bicromia dei toni adottati. Sottraendo il blu dalla triade dei colori primari in sintesi additiva (red-green-blue, RGB), La Rocca prende visione della Vocazione come se fosse supportata da uno schermo televisivo o di un P.C. guasto, ed estende l’area di intervento dei pixel verdi e rossi – la cui disposizione richiama le tessere degli antichi mosaici – negli spazi dedicati ai pixel blu. Ma non basta: oltre a raffreddare la gradazione del colore in venti sfumature di verde e di rosso, l’artista ribalta specularmente la scena per tradurre su tela la defezione tecnologica dell’immagine originale.

    Scheda Tecnica

  • Davide La Rocca. “Ritratti”
    fino al 29 ottobre 2010
  • Corsoveneziaotto arte contemporanea
    Milano, Corso Venezia 8
  • Orario di apertura:
    mar-ven, ore 10-13 e 15-19; sab su appuntamento
  • Biglietti:
    Ingresso libero
  • Catalogo: sarà in seguito disponibile un catalogo con testi critici di Arturo Schwarz e Gabriele Francesco Sassone
  • Info:
    Corsoveneziaotto arte contemporanea
    Tel. (+39) 02 36505481/82 - Fax (+39) 02 36505492
    info@corsoveneziaotto.com

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