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Opera di Mario Arlati, cm 40x40

Mario Arlati. TRAPOS

La sede pratese di Eleonora D’Andrea Contemporanea presenta una personale dell’artista meneghino

a cura di Redazione, il 14/09/2010

Inaugura giovedì 16 settembre a Prato, ospitata negli spazi di Eleonora D’Andrea Contemporanea, la mostra personale di Mario Arlati intitolata “TRAPOS”, nella quale il noto artista milanese espone gli esiti della sua ultima ricerca.
Nato nel capoluogo lombardo nel 1947, Arlati è uno degli artisti della nostra epoca più ricercati. Il suo percorso artistico, iniziato con un pacato figurativo, subisce un forte cambiamento negli anni ‘70, anni in cui Arlati trova “rifugio” a Ibiza, isola delle Baleari dove ancora tutt’oggi trascorre una parte dell’anno; nascono qui i primi lavori informali e nel 1985 le prime esposizioni importanti.
Arlati prende confidenza con la materia del colore; le tele prendono spessore, sostanza, corpo e nel frattempo la sua popolarità si espande nelle maggiori città italiane ed estere, le opere acquisiscono la denominazione di Muri poiché al primo sguardo questo appare: bellissimi agglomerati di colore fusi l’uno con l’altro, stratificati l’uno sopra l’altro.

Da un pacato figurativo all’informale: il percorso artistico di Arlati

Opera di Mario Arlati, cm 35x41

Ma poiché di artista parliamo, non vi è da stupirsi se dopo anni di produzione la ricerca non termina; nascono così i TRAPOS, i colori assumono dimensione più libere e meno composte, persino il supporto, gli stacci (“setacci”, da cui il nome) è quasi impalpabile.
Gesti istintivi, ma non casuali, permettono al colore di depositarsi su questa “tela” così personale, dando voce al turbinio di emozioni, di ricordi, di pensieri che l’artista vive. Saranno questi i capolavori esposti a Prato nel corso della personale che inaugurerà il 16 settembre prossimo.

Il testo critico di Matteo Galbiati

«Potrebbe essere fuorviante limitarsi a leggere le opere di Mario Arlati - soprattutto questa serie di Trapos, gli stracci - secondo quelle ovvie categorie che cercano di inquadrare ad ogni costo un artista entro i confini di contesti ed ambiti artistici sconosciuti e storicizzati. Le sue tinte forti, e non s’intende solo come scelta a livello cromatico, ma anche o forse soprattutto, l’indubbio vigore caratteriale dei suoi lavori, troppo facilmente ci potrebbero spingere ad accostarlo, con una certa semplice facilità alle tendenze più intense della grande stagione dell’Informale. Resta vero che un artista, la cui preparazione e conoscenza non vengono messe certo in dubbio, viva delle parentele e della affinità elettive - e Arlati non ne è immune - con taluni antecedenti storici, ma i modelli - non meno della scelta linguistica - non devono in alcun modo distogliere l’attenzione dal vero contenuto generante il processo artistico nella peculiarità unica dell’artista che lo muove. [...]»

«La voglia di concedersi all’immediatezza del racconto»

Opera di Mario Arlati, cm 42x42

«[…] Nei Trapos, gli stracci - significativo il richiamo ad un oggetto liso e consunto dal tempo - Arlati cerca di tracciare quasi degli appunti di viaggio con una scrittura di getto, la cui rapidità d’esecuzione denuncia inequivocabilmente la voglia di concedersi all’immediatezza del racconto. Il gesto svelto e risoluto, e di questa sveltezza lascia indelebile e percepibile traccia proprio nei solchi e nei segni che fendono le condensazioni del colore e della materia spessa e concreta con cui si palesa».

«La materia […] diventa […] una parola segreta con cui accedere, per svelarlo, al processo visivo»

«La sua pittura non vuole farsi in alcun modo descrittiva ma, come avviene in letteratura con i versi di talune poesie, cerca di essere, generata pur sempre dai presupposti personali e particolari, universalmente evocativa.[...]
[...] La materia, così carica di anima e sentimento, diventa un codice, una chiave di letteratura, una parola segreta con cui accedere, per svelarlo, al processo visivo. Sciolto questo mistero - mai troppo celato e semplificato da quelle sue urgenze che sono ripetuti suggerimenti e inviti ad approfondire l’involucro esterno della sua pittura - si arriva al carattere più profondo e meno superficiale delle sue opere: si esaudisce allora la sua ferma convinzione nel voler condividere una memoria collettiva. La pittura tellurica e scomposta, emotivamente segnica e disgregante ogni possibilità di soggetto univoco, si lascia corrispondere, nonostante la presenza forte dell’anima del suo esecutore, ad un’assoluta compartecipazione. Le opere non sono un fatto intimo e privato, né una riflessione e speculazione mentale, ricusano l’esclusività, per farsi segno di passioni condivisibili.[...]»

«Una pittura che oltre ad essere segno mnemonico si riscopre cosmopolita e interculturale»

Opera di Mario Arlati, cm 20x20

«[...] La sensibilità forte di Arlati diventa inconfondibile nella concitazione del voler svelare o lasciar apparire il segreto di ciò che si nasconde nel cuore delle sue opere: stratifica il colore, impasta la materia, aggruma corpose sostanze che vengono miscelate una sull’altra e una dentro l’altra, repertorio, in altri termini, del lento flusso di un tempo che ripropone i frammenti di storie più vaste ed estese.[...]
[...] Una pittura che oltre ad essere segno mnemonico si riscopre cosmopolita e interculturale; una pittura indice di una reciprocità che attraversa le culture e le identità con una vocazione all’integrazione e che non si limita mai a farsi fenomeno di se stessa. I colori di questi stracci si sovraccaricano di esperienze e svelano echi con la storia, la letteratura, la musica e la poesia. Magari non con una forma del tutto corretta e puntuale, appagante l’estetica di sguardi immediati, ma certamente saturi di ricordi che, benché resi sfumati e imprecisi proprio dall’usura profondità, resteranno sempre preziosi e indelebili».

    Scheda Tecnica

  • Mario Arlati. “TRAPOS”
    dal 16 settembre al 24 ottobre 2010
    Inaugurazione: giovedì 16 settembre, ore 18-22 (“apericena”, alla presenza dell’Artista)
  • Testo critico:
    Matteo Galbiati
  • Eleonora D’Andrea Contemporanea
    Prato, Via Vincenzo Gioberti 14
  • Orario di apertura:
    lun-ven-sab, ore 10-13 e 16-20; mar-mer-gio, su appuntamento
  • Biglietti:
    Ingresso libero
  • Info:
    Eleonora D’Andrea Contemporanea
    Tel. e Fax (+ 39) 0574 574670
    Cell. (+39) 345 2816111
    gallery@elexpo.it

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