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Ardengo Soffici e il 1907, un anno che ha cambiato l’arte del Novecento

a cura di Redazione, il 26/04/2007

Il 1907 può dirsi l’anno uno della pittura di Ardengo Soffici, inizio di un’avventura creativa del tutto personale che ne farà uno dei protagonisti del XX secolo. In quell’anno, dopo il soggiorno parigino durante il quale aveva stretto rapporti con originali personalità delle avanguardie letterarie e artistiche – Picasso, Braque, Rousseau il Doganiere, Medardo Rosso, Apollinaire, Max Jacob – Soffici torna in Italia e si stabilisce a Poggio a Caiano. Durante l’estate e l’autunno 1907 l’artista è impegnato in un’attività pittorica caratterizzata da volontà di semplificazione che mira a conferire alle figure, osservate nelle comuni attività rurali, un valore di solennità quasi religiosa. Prende consistenza poetica e plastica il soggetto del paesaggio, capitolo centrale di tutta la sua attività. Soffici a partire dal 1907 riflette su Cézanne, cercando di innestare nello spirito italiano la forza sobria e nuda del linguaggio del maestro di Aix-en-Provence. Questi mesi di lavoro febbrile, di vivida partecipazione alle forme e alle luci di Toscana, si traducono in un cospicuo numero di disegni e dipinti.
la mostra di Poggio a Caiano presenta documenti originali, libri, riviste, fotografie, lettere e 50 opere realizzate dal pittore nel 1907. Tra queste, “La potatura,” dipinto tra i principali dell’artista: «Avevo ardito in questa scena agreste di vestire la modernità del mio realismo ispirandomi all’armonia dei colori usati nel Chiostro di Santa Maria Novella dal mio maestro Paolo Uccello». “I mendicanti”, tempera preparatoria di un dipinto andato disperso, che Soffici realizzò a Poggio a Caiano ed espose nel 1907 al Salon d’Automne; in questo bozzetto, portato a completa definizione cromatica, si nota sia il rapporto con Picasso sia il suo gusto per la Toscana giottesca. “Le fornaci di sopra” conferma gli interessi per l’impressionismo: freschissima la composizione, tutta colore, aria, luce. In lontananza i colli azzurri della Toscana, intinti nell’indaco, come l’artista li vedrà fino agli ultimi giorni del suo lavoro; e così si illumina la visione smaltata di “Campi d’autunno”, dono di nozze per l’amico Papini. Il 1907 è l’anno più schiettamente “papiniano” di Soffici, il rapporto che lo lega a Papini si trasforma in vera fratellanza. Soffici, oltre che pittore, fu scrittore e critico tra i maggiori del secolo; collaborò alle più importanti riviste dell’epoca: da Leonardo a La Voce (1908-13), fondata con Papini e Prezzolini nel 1908, qui pubblicherà articoli che avranno vasta eco nella cultura italiana. A Soffici si deve il primo saggio uscito in Italia su Cézanne (Vita d’Arte, Siena, 1908). Con Papini darà vita nel 1913 alla rivista Lacerba, cui collaboreranno i futuristi, e avrà rilievo europeo, tra le voci più seguite dell’avanguardia.

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