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Kandisnky e la sua influenza sull’arte astratta italiana

a cura di Redazione, il 10/03/2007

Kandisnky venne in Italia solo due volte, nel 1930 e nel 1936. Nonostante i ripetuti inviti non scese in Italia da Parigi, dove allora risiedeva, neppure per la personale alla Galleria del Milione di Milano dell’aprile-maggio 1934. Mostra che ebbe importanti ripercussioni sull’astrattismo italiano degli anni Trenta, allora nascente e per lo più attento al neoplasticismo di Piet Mondrian, Theo Van Doesburg e Frederick Vordemberge-Gildewart. Mario Radice, tra i suoi maggiori esponenti, risentì addirittura esplicitamente nel suo primo dipinto astratto (l’affresco Compos. S. del 1934) di una delle pitture di Kandinsky presentate in quell’occasione al Milione, Lilla – Viollet, del 1932.
Nel 1934 e nel 1935, la Galleria del Milione organizza due mostre sull’astrattismo italiano, esponendo opere dei pittori Oreste Bogliardi, Virginio Ghiringhelli e Mauro Reggiani prima, e di Lucio Fontana, Osvaldo Licini, Mauro Melotti, Atanasio Soldati poi. E proprio le edizioni del Milione pubblicano, sempre nel 1935 il volume Kn, nel quale Kandinsky ha un posto di rilievo.
La mostra del 1934 era stata sollecitata da Alberto Sartoris, architetto futurista-razionalista torinese residente in Svizzera, legato a Kandinsky e assai importante per l’astrattismo italiano, in particolare per quello comasco (del quale, con Radice, fecero soprattutto parte Manlio Rho, che aveva nella sua biblioteca i Bauhausbücher, Aldo Galli e Carla Badiali, che nel 1942 esegue una serie di opere, che saranno presenti alla mostra di Palazzo Reale, direttamente ispirate a Punto e linea sulla superficie di Kandinsky). Dato, questo, che apre scenari tutti da dissodare, che avranno un riscontro nella mostra, sul rapporto – tuttavia, se effettivo, lato e non specifico – tra Kandinsky, che insegnò al Bauhaus fino al 1932, e il razionalismo architettonico italiano.
I proprietari della Galleria del Milione Peppino e Gino (questi pittore astrattista) Ghiringhelli tentarono senza successo di allestire una seconda personale di Kandinsky, che espose poi di nuovo nel 1938 nella Galleria del Milione in una collettiva con Arp, Domela, Seligmann, Taueber-Arp, Vézelay e Magnelli.
Nel 1935 gli intrecci tra astrattismo italiano e il maestro russo si concretano a Parigi attorno ad Abstraction Création Art non figuratif, a cui parteciparono, con Kandinsky e gli altri maggiori astrattisti internazionali, gli italiani Bogliardi, Fontana, Ghiringhelli, Licini, Melotti, Reggiani.


[Immagine: opera di Kandinsky]


Per quanto concerne gli anni Quaranta e primi Cinquanta, Kandinsky è già presente a Milano, con Dorfles, Munari, Radice, Reggiani, Soldati e lo svizzero Max Huber, nel novembre-dicembre 1945 nella Galleria Ciliberti, fondata da Franco Ciliberti, intellettuale comasco vicinissimo agli astrattisti della sua città. Subito dopo, dall’11 gennaio al 9 febbraio 1947, si apre nell’ex Palazzo Reale di Milano, nelle stesse sale di questa nuova esposizione dedicata a Kandinsky e agli astrattisti italiani, l’importante mostra Arte astratta e concreta, la prima in Europa di arte astratta dopo la fine della guerra, curata da Max Huber con l’architetto Lanfranco Bombelli Tiravanti e con l’appoggio di Max Bill e il contributo fondamentale di Ettore Sottsass.
L’esposizione stimolò il dibattito sull’astrattismo, che si opponeva ai realismi allora largamente fortunati in Italia, e sulla distinzione teorica medesima tra arte “concreta” e arte “astratta”. Con ripercussioni anche a Roma, sugli artisti che stavano aggregandosi nel gruppo Forma.
L’interesse, ormai postumo, per il maestro russo proseguì, in genere su di un piano dialettico, teorico e di poetica, non di scelte linguistiche e formali, come del resto era avvenuto negli anni trenta, in occasione della mostra Arte astratta in Italia, la prima, così completa e articolata, dell’astrattismo in Italia inaugurata nel marzo 1948 nella Galleria di Roma, con la partecipazione di artisti come Sottsass, presente a Palazzo Reale con Perilli, Dorazio e altri pittori romani e milanesi. Nel maggio 1950 esce infine a Roma il primo dei “Quaderni tecnico-informativi di arte contemporanea” edito da L’Age d’Or dedicato sin dal titolo a un Omaggio a V. Kandinskij.


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