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La collezione della Fondation des Treilles: storia di una passione

a cura di Redazione, il 28/02/2007

La mostra che la Galleria del Credito Valtellinese dedica alla collezione della Fondation des Treilles rientra nella logica delle storie comuni che, già da alcuni anni, legano queste due istituzioni. L’eccezionale collezione qui presentata illustra la scelta di una collezionista, Anne Gruner-Schlumberger, che ha riunito queste magnifiche opere al fine di comporre lo scenario di questo eccezionale quadro chiamato «Les Treilles», che essa creò in Provenza, a due passi da Tourtour. È innanzitutto l’ispirazione del luogo a entusiasmarla e indurla a sviluppare e valorizzare questa terra arida, prosciugata dal sole, il cui spettacolo s’impone per la sua maestosità.
A partire dal 1960, questa rivelazione diviene imperiosa per l’inventrice di questo territorio. In un libro che essa ha dedicato alla tenuta, racconta: «nel 1960, in una giornata invernale di sole, ero seduta su un muretto, nel terreno chiamato «Les Treilles». Accanto a me, Pierre Barbe, meravigliato quanto me, assaporava il piacere della scampagnata.
Cosa ci facevamo in quel paesaggio da fine del mondo, collegato a Tourtour solo da sentieri e mulattiere? Dei riflessi azzurrognoli si estendevano, lontano, all’infinito... Muri e olivi abbandonati emergevano da una vegetazione incolta. Sogno o realtà! Scossa dalla scoperta, non sapevo più dove mi trovavo. Tra me e la natura s’instaurò un dialogo. Era sbocciato un amore dalle conseguenze imprevedibili. Nel mio inconscio, intrecciavo un legame affettivo con la natura; in quel paesaggio, strade e case prendevano forma... »
Da questa ispirazione, è nata la tenuta che Anne Gruner-Schlumberger ha costruito, ripristinando un paesaggio naturale in cui l’arte del paesaggista consiste nel passare inosservata. Essa vi ha anche inventato un’arte di vivere. 
Anne Gruner-Schlumberger non ha dato vita a questo luogo per il proprio uso esclusivo. Il suo progetto consisteva nel riunire creatori, poeti, musicisti e scrittori in un cenacolo in cui si potesse incontrare l’élite artistica, filosofica e scientifica del momento, che essa seppe accogliere in questo luogo d’eccezione. Essa desiderava trasformare Les Treilles in un centro di studio e di raccoglimento, in un luogo la cui bellezza stessa stimolava la riflessione. Animata dallo spirito del Mecenate, essa volle arricchire il paesaggio di sculture e opere che accompagnano e preservano la natura, ricordando allo stesso tempo la presenza dell’uomo nei suoi aspetti più immaginativi e, a volte, perturbanti. Per fare questo, essa si rivolse a Loren, un cui bronzo occupa un posto privilegiato vicino allo Specchio d’acqua. Qui, Le Capricorne di Max Ernst si ristora sulla riva e in un altro angolo Le microbe, sempre di Max Ernst, fronteggia la natura. Più in là, i Signaux agraires di Takis, creati nel 1982, si slanciano verso il cielo e la sculpture électro-magnétique trova riparo sotto una tettoia. Un hibou, concepito da Lalanne, è nascosto in un cespuglio; il suo occhio destro è un barometro, il sinistro un pendolo. Nei giardini della Grande Maison, alcune sculture antiche delimitano gli angoli dei basamenti...
La ricerca dell’armonia ha orientato la concezione dei luoghi in cui ogni dettaglio è stato ponderato e pensato dall’architetto Pierre Barbe, guidato dalla volontà di una committente che sapeva indicare le proprie preferenze. Così, la tenuta ha preso forma, costellata di abitazioni ognuna delle quali corrisponde a una funzione, nella sobrietà e nel rigore che corrispondevano allo spirito di Anne Shlumberger. Si può dire che una anche certa austerità abita questi luoghi, contribuendo alla valorizzazione di un insieme di opere che costituiscono una collezione unica.
La collezione riunita in questi luoghi non è dunque anonima, ma è il risultato della scelta e della selezione operata da una persona avveduta e desiderosa di segnare questo paesaggio con la presenza di opere che fossero in armonia con lo spirito della terra e delle case che esse avrebbero occupato. Le opere sono indissociabili dai luoghi e dalle persone. Non è quindi un caso se Anne Shlumberger collezionò opere di Max Ernst, Victor Brauner, Fautrier, o raccolse un insieme di sculture africane. Lo spirito animista e quasi magico delle opere surrealiste, dialoga con lo spirito del territorio, abitato dalle pratiche degli antichi che occupavano queste terre coltivando la vite e l’olivo secondo tecniche remote. Bisogna del resto sottolineare il sorprendente lavoro intrapreso dalla proprietaria della tenuta per rimettere in attività queste abitudini agricole, attraverso il ripristino delle vigne e degli olivi che essa fece nuovamente piantare.
Le opere d’arte raggiungono l’opera della vita e si integrano in un andamento comune che aspira all’armonia. Se nell’avventura architettonica essa fu sostenuta dall’architetto Pierre Barbe, nell’incontro con gli artisti della sua epoca Anne Schlumberger ebbe come consigliere privilegiato Alexandre Iolas. È in questo che la storia della Galleria del Credito Valtellinese incontra quella della Fondation des Treilles. Alexandre Iolas, è importante sottolinearlo in questo inizio del 2007, fu infatti il direttore artistico della Galleria nel 1987, anno della sua fondazione. Egli suggerì l’idea di chiedere agli artisti di lavorare attorno al tema dell’Ultima Cena, dialogando con l’opera di Leonardo che si trova proprio di fronte, a Santa Maria delle Grazie. Andy Warhol inaugurò questa serie di esposizioni, ma la scomparsa di Iolas mise in un certo senso fine al progetto, che seguì tuttavia la sua ispirazione dando luogo a esposizioni di artisti che egli aveva saputo far conoscere, come Max Ernst, Victor Brauner, Matta o Takis ai quali furono dedicate importanti retrospettive. In occasione di queste esposizioni, la Fondation des Treilles ha concesso il proprio sostegno prestando importanti opere, in particolare per la mostra dedicata a Max Ernst. Opere significative quali Pour les amis d’Alice o Trois volcans ambulants e molte altre, furono presentate in occasione della mostra del 1996. 
È in questo spirito di continuità e fedeltà, che lega l’avventura della Galleria del Credito Valtellinese alla persona di Alexandre Iolas, che l’esposizione dedicata alla collezione della Fondation des Treilles propone queste opere, riunendo, oltre ai surrealisti, artisti tanto diversi quali Giacometti, Léger, Arp, Picasso e tutti gli altri. Anne Sclumberger amava dire che Alexandre Iolas era il solo a tenerle testa; questa collezione è nata anche da questa complicità, ed è un omaggio indiretto che rendiamo al mercante d’arte, che non è nulla senza il proprio Mecenate.
 
Dominique Stella
(Curatrice della mostra in Italia)
 
 
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