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Francesca Lotti, L'amore al di là delle convenzioni morali 3, visioni teatrali A. Gaggio

Francesca LOTTI e Alessandro GAGGIO

I due artisti interpreti della mostra U_Turn intervistati dalla storica dell’arte Elisa Gradi

di Elisa Gradi, il 23/07/2010

UTURN, inversione di marcia. Quale significato assume per te Francesca?

F.L: fondamentalmente che ho raggiunto un momento in cui faccio cose che mi danno enorme soddisfazione.

Non è allora un’inversione di marcia rispetto al percorso che credevi di aver intrapreso, e che invece sei costretta a cambiare dal momento storico che stiamo vivendo?

F.L.: direi piuttosto che per me è un modo di tornare alle origini; ricominciare a fare delle scelte con il cuore e non con il senso commerciale; sebbene anche nel mio lavoro con aziende e riviste di moda ritenga pienamente soddisfatta ogni mia esigenza creativa, perché comunque lavoro lasciando sempre la mia impronta, la mia esclusiva interpretazione del soggetto che fotografo, questa mostra mi dà modo di concentrarmi ancor di più su un percorso più riflessivo e personale.

Assume dunque un valore particolare per ognuno degli artisti in mostra. Quale il tuo Alessandro?

A.G.: è un’inversione di marcia rispetto a tutte le cattive strade che ci siamo ritrovati a percorrere nella vita.

È una scelta condivisa?

F.L.: ognuno di noi ha un percorso lavorativo e di vita diverso, ma abbiamo in comune una scelta: aver seguito sempre il nostro sentimento, a discapito forse di una ricchezza ed una notorietà più facile ed immediata.

La Foce, foto di F. Lotti, scultura di G. Lysy, scenografia di A. Gaggio

Quale allora il tuo progetto per UTURN?

F.L.: ho scelto di esporre una serie di fotografie nate con la collaborazione, che va avanti già da due anni, con Alessandro. Condividiamo una progettualità: dalla sua idea e dalla mia interpretazione nasce l’opera che andremo ad esporre. In questo caso ci siamo concentrati sulla vita di quattro personaggi storici consumati da amori omosessuali, ed ancora un’altra serie dove interpreto il rapporto fra la natura umana e quella animale, sempre con Alessandro: saranno due trittici, con fotografia stampata su vetro. C’è poi il trittico dedicato alle statue viventi nel giardino di La Foce, in cui si inseriscono anche le sculture di luce di Giovanna Lysy, che abbiamo scelto come immagine simbolo della mostra. Altre mie fotografie saranno poi esposte nello showroom dedicato all’opera di Giovanna, nel vecchio frantoio di La Foce.

Esporrai anche qualche lavoro di tua esclusiva ideazione?

F.L.: sarà il trittico dedicato al silenzio; alberi che gettano la propria ombra creando un’inquietante prospettiva sul suolo e sui muri. Sono comunque quattro situazioni che mi aprono la via a differenti interpretazioni fotografiche, con diverse tipologie di luce e particolarità tecniche. Anche se nelle prime tre interpreto concetti di Alessandro, c’è in ogni modo una regia di luce e di costruzione esclusivamente personale.

Francesca Lotti, L'essere animale, capretto, visioni teatrali A. Gaggio

Quale invece il progetto di Alessandro Gaggio per UTURN a La Foce?

A.G.: per l’installazione delle sculture viventi sono stato ispirato dalla rivisitazione di Cecil Pincent del giardino all’italiana: ho trovato stimolante sovrapporla alla mia visione personale, con l’inserimento delle mie maschere in ceramica, che sono in realtà volti di statue, disseminate nel percorso del parco storico.

La visione degli amori omosessuali di Euriolo e Niso, Edoardo II, il Duca d’Austria e Corradino di Svevia, come si inserisce nella mostra?

A.G.: è un discorso che sto studiando da molto tempo. Sono tutti amori che hanno subito destini atroci, sia perché perseguitati per la loro passione, sia per motivi politici. Il mio lavoro, comunque, da sempre affronta tematiche erotiche, e UTURN mi è sembrata l’occasione ideale per portare avanti questo progetto.

L’erotismo si lega immediatamente al tema della maschera

A.G.: richiama nell’immaginario il rapporto fra un essere dominante, visibile in volto, e l’altro dominato, che indossa una maschera. In realtà è la maschera a condurre il gioco, ad avere la possibilità di capovolgere completamente la situazione. Comunque, al di là del discorso erotico, è chiaro che viviamo tutti indossando una maschera, è una condizione che riguarda tutti noi, trasversalmente.

Francesca Lotti, Le maschere dell'uomo 2, visioni teatrali A. Gaggio

Dalla maschera si arriva poi alla corazza

A.G.: è la mia installazione nella limonaia di La Foce, con le fotografie di Francesca. Sono sculture per le quali mi sono ispirato alla cripta dei cappuccini di Palermo, con la teoria dei resti dei cadaveri esposta nelle gallerie di tufo: vorrei ricreare questa atmosfera nella parete di facciata della limonaia, esponendo la maschera corredata da una corazza (che avrà anche interventi in bronzo) e le ossa. Sono tutte maschere che ricordano l’assassinio: anch’esse un ricordo di UTURN, un’uccisione del passato.

Come vedi la tua opera che si inserisce in un contesto storico così importante, da un punto di vista estetico?

F.L.: Tutti i trittici verranno montati lungo la balza che attraversa in lunghezza lo spazio della limonaia. Un ambiente bellissimo, pur nella sua semplicità architettonica; quanto mi entusiasma esteticamente, anche in rapporto con il nostro lavoro, è il colore di fondo dei muri, con il loro ramato e la nuance ottenuta col passare del tempo. Mi dà una grande emozione.

Cosa ti aspetti di trasmettere a chi vedrà la vostra mostra?

F.L.: per quanto mi riguarda la mia voglia di serenità, il desiderio di vivere giorno per giorno. E’ questo il senso di fondo del mio UTURN: non cambio strada perché mi trovo di fronte ad un muro, ma scelgo di percorrere un altro cammino. Questa mia visione mi fa già sentire di vivere una nuova crescita.

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