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Desiderio da Settignano: il percorso espositivo della rassegna al Bargello

a cura di Redazione, il 20/02/2007

L’eccezionale esposizione che il Bargello di Firenze dedica a Desiderio da Settignano, grande e misconosciuto scultore del Rinascimento, si articola in diverse sezioni tematiche che sviluppano tutti i generi della scultura desideriana, mettendo in luce alcune tipologie artistiche e alcune problematiche essenziali per la comprensione dell’artista e della sua epoca. Tra questi il ritratto e i suoi particolari connotati, i modi della rappresentazione del reale attraverso una sensibile accurata resa del rilievo “stiacciato”, la relazione tra forme sacre e profane.
 
Ritratti
Gli splendidi busti del Bargello (Ritratto di gentildonna e Ritratto di giovinetto), uniti alla celebre Marietta Strozzi (concessa eccezionalmente, alla sola sede di Firenze, dal Bode Museum di Berlino) e alla Santa Costanza (già conosciuta come “La Belle Florentine”, del Louvre) evocano in modo esauriente e suggestivo la straordinaria fioritura di tale particolare genere d’arte, legato all’ascesa sociale dei mercanti-banchieri fiorentini alla metà del Quattrocento e alle loro nuove e grandi dimore, dove ambivano esporre i ritratti propri e dei familiari, realizzati dagli artisti più famosi.
 
Rilievi
Desiderio è sempre stato considerato un virtuoso dell’intaglio marmoreo. Egli è il solo a riprendere e a sviluppare, dopo Donatello, la tecnica del rilievo “stiacciato”, cioè di minima profondità, di cui il Tondo Arconati Visconti (del Louvre), la Madonna Panciatichi (del Bargello) e la Madonna Foulc (da Philadelphia) costituiscono esempi di straordinaria delicatezza esecutiva, indimenticabili per l’espressione dei sentimenti; mentre la giovanile Madonna di Torino (Galleria Sabauda) – con le sue repliche antiche (Museo di Lione) - offre anche spunti di verifica attibutiva; e il rilievo con San Girolamo nel deserto (dalla National Gallery di Washington), con i suo sfondo di paesaggio, costituisce una sorta di “pittura marmorea”, a carattere narrativo di ascendenza donatelliana.
Nel loro insieme, questi rilievi costituiscono il più evidente precedente – anche psicologico – dello “sfumato” di Leonardo, che formandosi col Verrocchio, allievo e quasi coetaneo di Desiderio, ebbe certo modo di meditare sulle sue opere. Il Putto di San Lorenzo: ovvero, il Gesù bambino benedicente, in piedi sopra il calice dell’Eucarestia e con in mano la corona di spine, è una delle opere più celebri e imitate di Desiderio, fin dal tempo della sua realizzazione. L’originale sormonta ancora oggi il Tabernacolo del Sacramento, nella basilica fiorentina di San Lorenzo, per il quale fu creato e che nel suo insieme, rappresenta una delle opere monumentali più importanti di Desiderio. La fortuna di questo “Bambino” nel Quattrocento rende tuttavia possibile presentarne in mostra quattro diverse repliche coeve, in stucco e in terracotta policroma, a testimonianza della sua fortuna.
 
La scultura decorativa
La bottega di Desiderio e di suo fratello Geri, fu a suo tempo famosa anche per la lavorazione e l’intaglio della pietra serena, con cui venivano realizzati ornati a carattere architettonico (fregi – come quello della Cappella Pazzi, in Santa Croce – mensole, cornici, lavabi, camini ecc.), ed anche stemmi e emblemi araldici. Se ne presenta un esempio nello Stemma Serzelli, proveniente da Galeata (oggi nel Museo comunale di Forlì), di particolare raffinatezza. La bottega desideriana fu altrettanto attiva e celebre nella produzione decorativa marmorea, dove eccelse lo stesso Desiderio fin dalla sua giovinezza: come ben si vede negli ornati del Monumento funebre di Carlo Marsuppini, in Santa Croce. Sappiamo dalle fonti che i Medici gli affidarono la realizzazione del basamento del David bronzeo di Donatello, che ornava il centro del cortile del loro nuovo palazzo di Via Larga. Il basamento desideriano fu danneggiato da un fulmine ai primi del Cinquecento e da allora disperso: tuttavia studi recenti hanno individuato due frammenti superstiti, raffiguranti teste di Arpie (nelle collezioni Chigi Saracini e Horne), che si presenteranno solo nell’edizione fiorentina, anche per la presenza al Bargello del David donatelliano, al quale furono forse un tempo sottoposte.
Le due opere monumentali e inamovibili – il Monumento funebre di Carlo Marsuppini, in Santa Croce (c.1455-1459) e il Tabernacolo del Sacramento, in San Lorenzo (c.1459-1461) – che costituiscono le pietre miliari della carriera di Desiderio e due capolavori assoluti della scultura
rinascimentale, costituiscono ovviamente parte integrante della mostra fiorentina, che dal Bargello si irraggerà sia verso le sale del Museo, che ospitano i capolavori di Donatello e di tutti i maestri del Quattrocento, sia verso le due illustri basiliche. A questo proposito, puntuali accordi con l’Opera di Santa Croce e con l’Opera Mediceo-Laurenziana, permetteranno che i due monumenti siano facilmente accessibili ai visitatori: in occasione della mostra, la Soprintendenza Speciale per il Polo Museale Fiorentino ha infatti finanziato il completo restauro del Tabernacolo di San Lorenzo e una nuova illuminazione dell’opera come pure del Monumento Marsuppini per rivelare al pubblico, anche dopo la mostra, tutta la bellezza e la poesia dell’arte di Desiderio da Settignano.
Altri restauri di opere desideriane sono stati finanziati, in occasione della mostra, dal Lions Club Firenze Bargello e dalla Associazione degli “Amici del Bargello”.

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