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La Siberia in un fotogramma tratto da un video della trilogia “End”, di Carlos Casas

SPECIAL / HangarBicocca, oggi e domani

Struttura e progettualità di un centro propulsore dell’arte contemporanea europea

a cura di Redazione, il 24/06/2010

Il progetto HangarBicocca nasce con l’apertura all’arte contemporanea di un vasto stabilimento industriale appartenuto al Gruppo Ansaldo e dedicato alla produzione di bobine per i motori elettrici dei treni. Grazie alle sue particolari dimensioni (15.000 mq) e alle caratteristiche architettoniche di spazio industriale, HangarBicocca ha da subito suggerito la sua unicità e suggestività: completamente dipinto di blu scuro all’interno e all’esterno sigillato da una corazza di metallo color argento, con una visione sia longitudinale che verticale a perdita d’occhio, rappresenta un luogo eccellente per gli artisti che vengono catturati dallo spazio e stimolati a produrre lavori concepiti appositamente.
Il primo passo verso la nuova destinazione dell’edificio è stato quello dunque di coinvolgere direttamente artisti di fama internazionale interessati a raccogliere la sfida di un progetto site-specific in dialogo con uno spazio così suggestivo e visivamente potente. Primo fra tutti Anselm Kiefer che a settembre 2004 ha realizzato la monumentale opera I Sette Palazzi Celesti nella navata principale dell’Hangar, oggi in esposizione permanente e divenuta oggetto di pellegrinaggio da parte degli amanti dell’arte contemporanea. Dal 2004 al 2008, l’attività dell’HangarBicocca si è articolata in una serie di mostre ed eventi, destinati a sperimentare le possibilità dello spazio e verificare la fattibilità del progetto, maturando nel frattempo la consapevolezza che l’unicità inizialmente suggerita andava con decisione confermandosi, sia per le scelte espositive sia per il potenziale sviluppo del luogo.

La Fondazione

La Patagonia in un altro fotogramma tratto da “End”, di Carlos Casas

Al momento della sua nascita, nel 2004 con l'esposizione dei Sette Palazzi Celesti di Kiefer, oggi permanenti grazie a Pirelli RE, Hangar era essenzialmente un esercizio di comunicazione, visto che dipendeva dalla Direzione Comunicazione di Pirelli RE e Pirelli Ambiente. Dalla mostra dedicata a Marina Abramovic si è capito che Hangar era qualcosa di più grosso di un semplice esercizio di immagine, qualcosa che rappresentava per la Città di Milano una grossissima opportunità. La Fondazione è sembrata la forma migliore per staccare Pirelli dall'iniziativa, pur riconoscendole il suo ruolo essenziale di Promotore e per trasformare HangarBicocca in una iniziativa istituzionale e non più di comunicazione. Per questo La Fondazione è grata al Gruppo Pirelli e a Carlo Puri Negri, al tempo CEO di Pirelli RE, che ha creduto nel progetto fin dagli esordi. Per lo stesso motivo l'immobile è stato affidato in comodato gratuito per 30 anni alla Fondazione, così come le torri di Kiefer e la scultura La Sequenza di Fausto Melotti che viene svelata il giorno della riapertura, il 24 giugno, insieme alle mostre di Christian Boltanski e Carlos Casas, alla installazione di Stefano Boccalini e naturalmente all’opera monumentale di Kiefer.
Oggi la Fondazione è impegnata nella realizzazione del progetto e anche nel terzo passaggio di maturazione di HangarBicocca, ossia quello di fare di Hangar una istituzione posseduta dai suoi cittadini e non solo da altre istituzioni. La campagna online SEI UN PEZZO DI HANGAR partita in questi giorni richiama proprio a questo passaggio.

Il Comitato Scientifico

Chiara Bertola, Direttore Artistico di Hangar Bicocca per il triennio 2009-2012

Tutte le scelte di Hangar rispondono al criterio della UNICITA', derivante dagli spazi e dall'opera di Kiefer, la più grande al coperto al mondo. L'idea era di avere un Comitato Scientifico dinamico, in cui la parte intellettuale sfidasse la parte artistica sui contenuti e in cui la parte artistica a sua volta sfidasse la parte intellettuale sul modo di rappresentare questi contenuti. La scelta di governance è stata accolta con entusiasmo dai potenziali membri del Comitato, che si sono trovati in una situazione forse nuova, ma appunto stimolante. I nomi di coloro che hanno accettato - Jan Hoet, Hans-Ulrich Olbrist, Marc-Olivier Wahler, Marina Wallace, Lotte Darso, Paolo Fabbri, Giulio Giorello e Severino Salvemini - ne sono buona testimonianza. Sempre per l'unicità è stato deciso di dare al Comitato Scientifico un peso che generalmente è rivestito dal Curatore, limitando il suo intervento a 3 anni. In questo modo è l'istituzione a garantire la continuità del progetto e della visione e i Direttori Artistici che si succederanno sono chiamati a condividere e interpretare questa visione. La partecipazione di 100 candidati al bando che abbiamo lanciato su internet, dei quali 40 stranieri, e tra i quali il Comitato Scientifico ha scelto dopo un lungo esame Chiara Bertola, conferma che questa visione è stata condivisa da molti.

I linguaggi del contemporaneo

Fin dalla prime visioni di Hangar - e dai primi documenti divulgativi delle intenzioni di sviluppo che risalgono al 2006 - il progetto è stato immaginato come un luogo di commistione dei diversi linguaggi del contemporaneo. L'arte rappresenta il timone principale sulla quale però si innestano una serie di iniziative collaterali quali Danza, Teatro e Musica Contemporanea. Abbiamo cominciato nel lontano 2005 con il concerto di Ludovico Einaudi, con Haim Baharier biblista, con Mixedmedia, con Eccellenti Letture, abbiamo ospitato l'Antigone dei Motus, letture di Scarpa... oggi grazie alla nomina del Direttore Artistico le attività sono più strutturate e cercano sempre di accompagnare le tematiche sviluppate dalla parte artistica, per il prossimo ottobre la Vulnerabilità. Hangar vuole essere un luogo vivo e frequentato aldilà dei vernissage.

Ritratto fotografico di Christian Boltanski

I progetti presentati dall’HangarBicocca si sono contraddistinti per un carattere fortemente sperimentale e di ricerca: si prevede di lavorare anche con i giovani talenti emergenti delle diverse discipline, gettando ancor di più uno sguardo sui protagonisti di domani, non solo dal punto di vista artistico ma anche curatoriale. Per tutto quanto accaduto in passato un riconoscimento va ai curatori che hanno seguito e sostenuto, alcuni già con profonda esperienza quali Adelina von Fürstenberg e Bartolomeo Pietromarchi, altri agli esordi quali Federica Schiavo e Serena Cattaneo, entrambe con mostre straordinarie (Daniele Puppi e Anthony McCall) che difficilmente avrebbero potuto curare in altri spazi. Il Direttore Artistico Chiara Bertola, che ha condiviso la visione di Hangar, si avvarrà inoltre della collaborazione di altri giovani curatori sia per le diverse aree tematiche accessorie sia per altre mostre, comunque inserite all'interno della programmazione che ha proposto al Comitato Scientifico e al Board della Fondazione. Questa attenzione rivolta ai giovani riveste un ruolo fondamentale e la Fondazione è in una posizione privilegiata e di totale indipendenza per poterlo fare al meglio.

I lavori di ristrutturazione

I lavori sono stati volutamente limitati al minimo cercando di raggiungere due obiettivi: da un lato dotare Hangar di una serie di soluzioni tecniche che lo mettessero in grado di ospitare delle mostre e dei visitatori in modo piacevole; dall'altro di mantenere il più possibile il sapore e la memoria industriale dei luoghi. Per questo motivo i lavori si sono concentrati sul riscaldamento, con una serpentina a terra e sull'impianto elettrico da 600 KW con derivazioni distribuite in tutto lo spazio. Sono quindi rimasti i muri scrostati, le scritte degli operai dell'Ansaldo, i tubi a vista. Si è voluto evitare il più possibile l'effetto di nuovo e asettico che purtroppo hanno tanti spazi ex industriali ristrutturati per diventare espositivi. Inoltre si è dotato Hangar di servizi igienici adeguati, di un Bistrot e di una Libreria/bookshop. Grazie al prezioso supporto di Mainsoft si sta inoltre procedendo a cablare tutto lo spazio, dotandolo di wireless e hotspot bluetooth per le spiegazioni multimediali delle opere.

Il rapporto con il pubblico

È l'offerta a fare la differenza, e si è già ampiamente dimostrato in passato e si dimostrerà ancora di più in futuro che Qualità è la parola d'ordine della Fondazione. I visitatori saranno chiamati a sperimentare molto di più e in modo molto più ampio, con l'obiettivo di dare a tutti, anche attraverso HBEdu (le attività di Education) gli strumenti per leggere il contemporaneo. E' il senso di inadeguatezza che spesso tiene lontano il pubblico dall'arte contemporanea: la Fondazione ha l'ambizione di voler trasmettere il piacere, sia pure con un piccolo sforzo, di capire che cosa l’arte contemporanea abbia da dirci.

Le opere permanenti

Appunti di Christian Boltanski

Oltre ai Sette Palazzi Celesti di Anselm Kiefer all’interno dell’Hangar, saranno collocate all’esterno La Sequenza di Fausto Melotti, e Melting Pot 3.0 di Stefano Boccalini che sarà inaugurata in occasione della nuova apertura. Per ora non sono previste altre opere permanenti, ma dipenderà dal tipo di lavoro, dagli artisti e da come questi si inseriranno nella narrativa di Hangar senza stravolgere la sua visione e la sua identità. La Fondazione non ha alcuna intenzione di far diventare Hangar una wunderkammer statica, ma intende rendere lo spazio dinamico e sperimentale per tutto lo sviluppo futuro.
Molti si chiedono se la Fondazione potrebbe diventare nel tempo quasi un museo del contemporaneo peculiare per opere di grande formato e site-specific difficilmente proponibili in altri contesti. In realtà Hangar non è mai stato né vuole diventare un Museo, ma certamente grazie alle dimensioni dei suoi spazi avrà un dialogo continuo con le altre istituzioni. Hangar avrà sempre un ruolo di continua sperimentazione che un Museo difficilmente riesce a rivestire. Per la Fondazione il tema dell'identità è fondamentale, quella prescelta è precisa e ben definita e qualsiasi forma di collaborazione con altre istituzioni pubbliche e private non potrà prescindere da questo.

Il quartiere Bicocca

Nella storia recente, il quartiere Bicocca è stato il cuore di quell’area industriale che si è rapidamente costituita ai primi del Novecento e che per molti decenni ha rappresentato il simbolo dell’industrializzazione lombarda. Falck, Pirelli, ma anche Ansaldo e Campari avevano tutte in quest’area la sede dei loro estesi stabilimenti industriali. A partire dalla fine degli anni Settanta, in seguito soprattutto alla riorganizzazione dei grandi gruppi a livello internazionale, si assiste ad un progressivo disimpegno dell’industria dalle aree urbane del nostro Paese dove si erano fino ad allora concentrate. Il Progetto Bicocca è così nato a metà degli anni ‘80 con l’obiettivo di riqualificare l’area industriale del quartiere, restituendola al tessuto urbano milanese e trasformandola in un nuovo polo della città. L’operazione, che interessa una superficie di 960.000 mq, è il più grande intervento di trasformazione urbanistica in Italia e in Europa è secondo solo a quello di Berlino. Il progetto di riqualificazione ha da subito privilegiato un aspetto multifunzionale portando a un’integrazione tra realtà culturali, economiche e sociali diverse: dalla fondamentale presenza dell’Università degli Studi Milano – Bicocca con oltre 45.000 studenti, al Teatro degli Arcimboldi, dal Cinema Multisala e dai diversi centri di ricerca (Consiglio Nazionale delle Ricerche, Laboratori Tecnologici Avanzati di Ricerca dell’Università) alle sedi di grandi società multinazionali (Hachette-Rusconi, Deutsche Bank, Pirelli, Siemens).

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