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Angel Ramiro Sanchez. A tu lado quiero estar

A TU LADO QUIERO ESTAR

La rappresentazione della Crocifissione nel capolavoro dell'artista venezuelano Angel Ramiro Sanchez. Il saggio critico della storica dell'arte Elisa Gradi

di Elisa Gradi, il 01/07/2010

Nella luce di un orizzonte plumbeo, squarciato da improvvisi tagli vermigli, nell’aria intrisa dell’insinuarsi minaccioso di una tempesta devastatrice, l’atmosfera riversa un bagliore improvviso, sovrannaturale, che racchiude come in un cosmico abbraccio il cielo e la terra arida e solitaria, frantumata in lamine di pietra nuda. Ed in questa atmosfera immemoriale, in una sinapsi perfetta fra realtà e visione, si svela l’apparire dei protagonisti del dipinto di Angel Ramiro Sanchez, A tu lado quiero estar, e con essi l’immagine del sacro dolore.

Al Cristo, evocato nella parte alta della composizione e visibile esclusivamente nel particolare delle gambe crocifisse, fa da contrappunto in basso l’immagine di Maddalena, con le braccia drammaticamente protese ed abbraccianti la croce, lo sguardo accecato dalla pena, il volto saldato in un’espressione contratta dalla lacerazione. Di fronte a lei è Giovanni, con il corpo già chiuso nel lutto, le mani a coprire il volto in una immagine di sofferenza silenziosa, vinta dall’impotenza e da un’amara rassegnazione.

Inconsolabile nella perdita, Maria disvela il volto contratto dallo spasimo

La Madre, emblema massimo del dolore, si abbandona distesa sulla pietra, il senso di tragicità pare compiersi nel movimento delle sue stesse membra, nel tormento continuo e lancinante che le scuote, nelle mani che esibiscono il palmo, a ricordo del martirio del Figlio; inconsolabile nella perdita, Maria disvela il volto contratto dallo spasimo, la bocca rotta dall’irrefrenabile lamento che fende, come il tuono in lontananza, l’assoluto silenzio della scena.

L’umana solidarietà di fronte al dolore della perdita, dell’ingiustizia, dell’estremo sacrificio

Ramiro ci consegna così la sua propria, particolare visione del dramma della Crocifissione, e nella suggestione di un sentimento pieno e partecipe svela il pensiero ad essa sottesa: l’umana solidarietà di fronte al dolore della perdita, dell’ingiustizia, dell’estremo sacrificio. Sospeso fra liricità e concretezza, egli è capace di accendere, per quella acuta definizione dei protagonisti, emblemi di umana fragilità di fronte all’incombere della morte, un sentimento di condivisione che proietta il riguardante al centro della rappresentazione, trasformando l’azione compiuta in un’esperienza in fieri, e dunque più drammaticamente avvertibile. Ai piedi della croce, così, egli raffigura personaggi – protagonisti assoluti della composizione – che si impongono al nostro sguardo ed inequivocabilmente rivelano la propria ‘contemporaneità’ : non più immagini fedeli all’iconografia tradizionale, ma realistiche fisionomie di donne e uomini che tradiscono, per la veste indossata, l’acconciatura dei capelli, e l’espressione fortemente caratterizzata, l’appartenenza al nostro tempo, alla realtà esistenziale e storica nella quale viviamo.

Angel Ramiro Sanchez. A tu lado quiero estar. “Maddalena” cm. 80 x 100 . Carboncino e pastello su carta (studio)

Da visione, l’immagine si trasla così in contemplazione, e trova alimento nell’impatto di una realtà alla quale l’artista si avvicina con umana pietas ma altresì con sdegno nei confronti dell’ingiustizia subita dall’uomo per mano di altri uomini.
La ragione dell’opera si fa così ulteriormente esplicita nella dedica scritta dal pittore, che campeggia nella sequenza finale della composizione:

A todas las madres que han visto morir a sus hijos

A todos los hermanos que perdieron el proprio hermano

A todos los ninos que no llegaron a ser adultos por colpa de otro adulto

A TU LADO QUIERO ESTAR

(A tutte le madri che hanno veduto morire i propri figli
A tutti i fratelli che hanno perduto il proprio fratello
A tutti i bambini che non sono potuti divenire adulti per colpa di un altro adulto
Accanto a te io voglio stare)

La rappresentazione della Crocifissione si impone nell’immaginario dell’autore quale metafora reale del dolore

Al di là della funzione didascalica, la parola di Sanchez si pone, nei confronti della pagina pittorica, come ulteriore delucidazione del processo di gestazione dell’opera, in cui, con riflessiva e lucida introspezione, l’artista registra le proprie urgenze interiori, nonché la volontà di denunciare, anche attraverso un grido di indignazione, il proprio amore per la vita, e dunque la rivolta a chi osa offenderne e oltraggiarne la sacralità. La rappresentazione della Crocifissione, perciò, nell’eterna forza evocativa che sottende, si impone nell’immaginario dell’autore quale metafora reale del dolore – indagato analiticamente nella consistenza strutturale e psicologica dei personaggi – che incombe sulla vita umana. La sostanza del suo immaginare in termini di sentimento religioso riporta alla vicinanza spirituale, ma anche fisica, con i suoi protagonisti: “Accanto a te io voglio stare” è così una dichiarazione di intenti, una volontà di condivisione del medesimo spazio. E, esplicitamente, invita per empatia il riguardante alla proiezione di sé ai piedi della Croce, ricordando il precetto cristiano per cui la vita, e dunque la sofferenza di un singolo individuo, diviene universale. Essa è esperienza che appartiene a tutti gli uomini, è il fulcro della parabola cristiana, elemento pregnante della fratellanza.

Artista di grande prensilità culturale, Ramiro visita le stanze della storia dell’arte traendone forza per la formulazione del suo esclusivo universo espressivo. Consapevole che la collocazione di personaggi contemporanei all’interno della scena sacra restituisce un contesto di immediata autenticità, egli trae ispirazione dalle composizioni dove la potenza del messaggio trova alimento ed amplificazione proprio in virtù del traslato realistico della rappresentazione. Eppure la sua visione si definisce per una facoltà esclusiva di sintesi, tanto da risultare, pur nella manifesta acquisizione di molteplici suggestioni, pienamente individuata.

Angel Ramiro Sanchez. A tu lado quiero estar. “Maria e Giovanni” cm. 90 x 110 carboncino e sanguigna su carta (studio)

Un taglio assolutamente inedito

La stessa metrica compositiva, nel concentrico irraggiamento segnico dei suoi vari piani di lettura, rivela un taglio assolutamente inedito che, partendo dalla figura di Cristo, guida l’occhio dello spettatore alla comprensione della complessa sequenza narrativa dell’opera.
Quanto colpisce, in prima istanza, è dunque l’immagine sintetizzata del corpo di Cristo crocifisso, che si manifesta sulla pagina pittorica con la sola rappresentazione dei piedi sovrapposti, contratti dal martirio subito. Tangibile nella sua presenza fisica, ma non compiutamente ritratto, il Salvatore è dunque unicamente evocato; tuttavia la sua natura di Christus patiens è pienamente rappresentata nell’immagine speculare degli altri personaggi, immersi nell’ora dell’estrema sofferenza. La dolorosa Passione è compiuta, compiuto il Sacrificio, il cielo si infiamma di rette purpuree: Cristo ha vinto la morte, il suo patimento è gia vittoria – si noti, a questo proposito, l’assenza del chiodo nei piedi, nonché del sangue versato – il dramma è tutto proiettato ai piedi della Croce, ed è qui che il pittore riporta con forza lo sguardo dello spettatore, restituendo il racconto nell’alveo contenutistico prevalentemente incentrato sul travaglio dell’esistenza umana.

Sanchez si muove così per sequenze isolate, abbandonando il proposito di una scena corale: Maddalena, Giovanni e Maria, pur comprese nel medesimo piano, non lasciano affiorare alcun segno di relazione comunicativa verso l’altro, vivendo in completa solitudine la propria pena, che è così resa ancor più vera e significante.

“La pietra scartata dal costruttore è diventata testata d’angolo”

Ma il realismo critico con il quale l’artista costruisce ogni piano pittorico non esclude, e lo scivolare dal primo piano alla sequenza conclusiva del dipinto ne è attestazione, che l’uomo sofferente sia, alfine, privilegiato depositario di bellezza ed autenticità. Poiché è proprio in virtù del suo dolore che riscatterà la propria condizione, che si farà, così, immagine speculare del Cristo crocifisso ed in questa contemplerà la propria dignità.
È così che il pennello dell’autore traccia, nell’incavo ricavato dalla spaccatura della pietra angolare (dal Salmo 118 “La pietra scartata dal costruttore è diventata testata d’angolo”), lo scorrere di una sorgente ed il germogliare di una pianta, letterale citazione dalla celebre Deposizione del Caravaggio, simbolo di salvezza e di vittoria sulla morte, che in quella pietra non troverà il suo trionfo.

Angel Ramiro Sanchez. A tu lado quiero estar. “Piedi di Cristo” cm. 50 x 65. Carboncino e pastello su carta (studio)

Il processo di “umanizzazione” del sacro

Nel messaggio cristiano non v’è morte senza il bagliore della speranza, e l’immagine stessa della croce – quella croce che Maddalena abbraccia drammaticamente, a sostenerne l’intero dolore – ha già in sé il contenuto simbolico della vittoria sulle tenebre e sull’oblio. Ma v’è un’ulteriore forza nel messaggio, capace di travalicare i confini della religiosità e spingersi fino a concezione universale, verso una spiritualità laica che nell’arte del Novecento – da Gauguin a Viani - ha trovato piena espressione. Nel parallelismo esplicito fra il martirio di Cristo e l’esistenza degli ultimi, l’ideale religioso si trasla in concezione etica, raggiungendo un linguaggio moderno e sintetico, espressione della vastità misteriosa dell’universo umano. Il processo di “umanizzazione” del sacro, la sua trasposizione in vita concretamente vissuta (con la parabola di un Dio che vive la sua esistenza di uomo fra gli uomini, e ne assume in sé tutto il tormento fisico e morale) conquista una rappresentazione del dolore che è alfine piena dignità, conferendo alla sofferenza dei contemporanei il pieno riscatto spirituale, prima che la rinascita nella sacralità della Resurrezione.

Ramiro rivive il sacro dramma con occhi etici e prismatici

In quest’ottica, e sapientemente dosando la commistione di linguaggi del passato con una personalissima sintesi, Ramiro rivive il sacro dramma con occhi etici e prismatici, ritrovando così la forza di dare volto alla tragica lacerazione della perdita; la modernità del paradigma interpretativo è nella via speculare, nella trasfusione di umanità da Cristo alle altre figure, ed ancora dalle figure al paesaggio, fino alla chiosa letteraria, in un crescendo di notazioni sonore e umorali, che sono alfine il più alto punto di convergenza fra l’elemento eterno e quello mortale.
Il rigore plastico e costruttivo al quale Ramiro affida la partitura dell’immagine, risponde a pieno alla logica della narrazione. Le forme si impongono per forza di una luce osservata per rapidi tocchi, frangiature coloristiche e rialzi cromatici improvvisi; la plasticità tangibile delle fisionomie statuarie – potenti nell’acuta indagine realistica delle carni, il cui biancore è infiammato nei volti sforzati dal lamento – non tradisce, ed anzi rafforza il principio di una cruda oggettività. Su tutta la scena incombe con forza il ductus fluido e materico del cielo, informe baratro oscuro acceso da violente frange vermiglie. Così, in questo impianto vibrante Ramiro segue l’interna euritmia di drammaticità, lirismo e grazia poetica, con una tecnica sedimentatamene acquisita e piegata, stilisticamente, ad eterne ragioni realistiche.

Non è però solamente nell’alveo di cruciali esperienze artistiche che Ramiro trova motivazioni e riscontri per la complessa stesura di A tu lado quiero estar. Rivisitando il suo trascorso pittorico, lo troviamo nuovamente intento a stabilire una corrispondenza, esclusiva ed esplicita, fra le intenzioni della scrittura e della musica, e le illuminazioni della pittura. Nel complesso profilo della sua opera, la confluenza di dati letterali, musicali e pittorici ha sovente rappresentato un termine costante di osservazione, e dunque indispensabile premessa di indagine analitica. Determinanti per il quotidiano esercizio pittorico, divengono così cruciali per la costruzione dell’opera più recente, nella quale trame disegnative e coloristiche si intrecciano con le malinconiche note dello Stabat Mater di Pergolesi e, soprattutto, con il celebre Canto dei Bambini Morti (Kindertotenlieder) di Gustav Mahler, accompagnato dalla lirica del poeta tedesco Friedrich Rückert:

Angel Ramiro Sanchez. A tu lado quiero estar. “Studio di colore” cm. 20 x 30 olio su tavola

Ora il sole osa sorgere e splendere ancora,

come se una sciagura nella notte non fosse avvenuta.

La sciagura è avvenuta: certo, a me solo è toccata,

e il sole splende ovunque e per tutti gli altri, là fuori.

Un pianto, che da solitario diviene il canto corale dell’intera umanità

Le ragioni dell’ispirazione risultano così definitivamente esplicite e, in una dialettica interna alla formulazione del dipinto, chiaramente conseguenti. È qui protagonista la figura della Madre, icona dell’estremo dolore, evocata nel canto struggente dello Stabat Mater e chiamata a dividere le lacrime (Fac me tecum plangere) con il fedele; ed ancora la veemenza emotiva della voce femminile del Kindertotenlieder, incredula di fronte alla vita che continua a scorrere impietosa del suo lutto, della tragedia che le devasta l’anima e che ella, sola di fronte alla morte, è chiamata a sostenere. Ma, ancora, è in questo dolore che un’aureola di dignità sacrale ammanta il passaggio alla morte, e si prepara il riscatto per l’umanità sofferente.
Canti che orchestrano per Ramiro le radici dell’immagine, condotta per via di suggestione, di corrispondenza, ma anche di citazioni linguistiche dirette: la dichiarazione di vicinanza è piena volontà di condivisione di quel pianto, che da solitario diviene il canto corale dell’intera umanità.

Arte come espressione di uno stato spirituale

Distinguendo le ragioni dell’espressione dalla moda delle correnti artistiche, in una contemporaneità avvilita dal dilagare della spettacolarizzazione, della provocazione che prevarica ogni limite, del provvisorio come legge imperante, il proposito di Ramiro, il piano morale, ma anche etico, col quale tenta una via comunicativa, può sembrare, agli occhi dei più, davvero infrequentabile. Può parere un messaggio (e per lo più stilisticamente rispondente ai valori del classicismo) fuori dal tempo, avulso dal comune sentire. Eppure, inoculando in ogni figura la semenza di una ritrattistica contemporanea, egli ci dimostra di essere in totale empatia con i suoi personaggi; dimostra che il sentimento di un uomo di fronte alla sofferenza, e il simbolo cristiano di un Dio che è fratello nel dolore, è ancora potentemente vivo e degno di essere espresso. Così come è vivo il rapporto fra opera d’arte, atto creativo e volontà etica: arte come espressione di uno stato spirituale, in cui tecnica, pensiero e forma si conciliano pienamente. Si, forse è un messaggio non troppo in linea con il nostro tempo. Ma se l’alternativa di pensiero e di meditazione può ancora fregiarsi della prima dignità dell’essere artista, Ramiro ci dimostra che l’unica realtà per arrivare ad elevare l’opera a rivelazione, è quella del proprio coraggioso ed autentico sentimento.

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