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Joël Stein, “Portail”, 2005

JOËL STEIN

Al MACA di Acri una retrospettiva dal 1960 ad oggi del padre dell’arte cinetica

a cura di David Bernacchioni, il 30/06/2010

Un percorso attraverso tutta l’opera di Joël Stein, il padre e l’artista più rappresentativo dell’arte cinetica, il protagonista di un’esperienza fondamentale nell’intensa vivacità creativa della seconda metà del XX secolo: è quanto vuole essere l’affascinante mostra retrospettiva che inaugura sabato 3 luglio al MACA - Museo Arte Contemporanea di Acri (Cosenza), dove resterà aperta al pubblico per tutta l’estate, fino al prossimo 26 settembre.

I molteplici modi di espressione di uno spirito libero

Assorbito dal fervore culturale e artistico dell’ambiente parigino, l’artista porta avanti una personale ricerca che lo vede partecipare, nel 1960, alla fondazione del “Groupe Motus”, a cui succederà il “Centre de Recherche d’Art Visuel”, che diventerà poi il “Groupe de Recherche d’Art Visual” (GRAV), del quale sarà uno dei più incisivi teorici.
Un'opera molteplice nelle sue forme perché, se Joël Stein inizia con la pittura e l'incisione, molto presto si mostrerà curioso di altri modi di espressione: oggetti manipolabili, costruzione di scatole luminose, triedri o caleidoscopi, effetti speciali di cinema per Henri-Georges Clouzot e per i servizi di ricerca dell'ORTF (l'Ente Radiotelevisivo Francese), proiezioni di immagini animate a partire da un fascio laser, senza dimenticare la scultura con tecniche diverse, prove di uno spirito totalmente libero.

L’importanza capitale attribuita al fattore visivo

Joël Stein, “Triedre”

Poco incline a seguire dei maestri, Stein attribuisce molto presto un'importanza capitale al fattore visivo.
Joël Stein è forse anzitutto un ricercatore, un ricercatore preoccupato di comprendere e di mettere alla prova il funzionamento della visione in rapporto con la percezione dei colori o con quella delle forme quando si intrecciano, si sfalsano o sono messe in movimento; preoccupato anche di cogliere la destabilizzazione delle forme e dei colori attraverso il gioco delle giustapposizioni, il gioco delle ombre o delle diffrazioni, altrettanti effetti che possono essere provocati, amplificati e sconvolti con l'uso della luce laser e di specchi.

Opere che richiedono sempre un occhio responsabile e partecipe

Le immagini e le opere instabili di Joël Stein – di cui in mostra saranno presentati numerosissimi esempi che ripercorrono tutta l’esperienza creativa dell’artista: dalle Pitture programmate su sistemi matematici ai Labirinti; le Pitture in progressione cromatica; gli Intrecci, le Macchine, i Laser; gli Slittamenti; fino alle Ambiguità di lettura –, richiedono sempre un occhio responsabile e partecipe che attribuisca loro una forma stabile anche se momentanea e contingente, che animi il movimento virtuale che le scuote, che attualizzi alcune delle loro infinite potenziali variazioni. Solo all'interno di questa relazione interattiva si costruisce l'immagine in un rimando reciproco e incessante di stabilità, giocato fra l'occhio e la realtà visiva, fra il soggetto e l'oggetto, fra l'uomo e il mondo.
Ecco allora la necessità, come dice Stein, non tanto di spiegare i risultati ottenuti con la ricerca artistica ma di "moltiplicare le esperienze", affinché l'instabilità intrinseca del mondo si stabilizzi attraverso il nostro sguardo, la sua virtualità si attualizzi in una delle sue infinite forme attraverso noi.

    Scheda Tecnica

  • “JOËL STEIN. Personale retrospettiva dal 1960 ad oggi”
    dal 3 luglio al 26 settembre 2010
    Inaugurazione: sabato 3 luglio, ore 18
  • Curatori:
    Bernard Lègè, Valmore Zordan
  • MACA - Museo Arte Contemporanea Acri
    Acri (Cs), Palazzo Sanseverino - Piazza Falcone, 1
  • Orario di apertura:
    mar-dom, ore 9-13 e 16.30-20.30; lun chiuso
  • Info:
    Tel. (+39) 0984953309
    maca@museovigliaturo.it
    MACA - Museo Arte Contemporanea Acri

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