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Teatro Magico, la biografia artistica di Paul Klee in tre sezioni espositive

a cura di Redazione, il 24/01/2007

La rassegna milanese “Teatro Magico”, che segna il grande ritorno di Paul Klee a Milano, è suddivisa in diversi capitoli tematici che tracciano una biografia artistica del maestro di origini svizzere, secondo coordinate che solo in parte si rifanno alla tradizionale ripartizione della sua opera (fasi iniziali, Blaue Reiter, Bauhaus e ultimo periodo bernese).
La prima sezione si intitola “Nel segno della grafica: satira e comicità”. Gli inizi di Klee si pongono sotto il regno del disegno, della grafica, dell’illustrazione. Caute aperture al “pittorico”, fino al 1911-12, si affiancano alla preponderante produzione di tipo lineare e grafico.
In quest’ultima Klee esprime la volontà di essere un artista satirico, un moralista che riflette sulla natura umana e sulle strutture sociali. I richiami ai disegni di “Jugend” si mescolano a quelli alla tradizione alta di Hogarth, Goya fino ad artisti più attuali come Klinger (che Klee non amava) o Kubin, con il quale Klee più tardi intreccerà una duratura amicizia. Due grandi serie aprono e chiudono la fase iniziale e sono entrambe nel solco della satira: le “Inventionen”, le grafiche elaborate tra il 1903 e il 1905, e le illustrazioni per il Candide di Voltaire (1910-11)
“Il teatro di Klee: demoni, fantasmi e Clown” è la seconda sezione della mostra. Musica e letteratura sono state sempre considerate come fonti di ispirazione per Klee, anche più della stessa tradizione artistica. Già da tempo è stato individuato e analizzato dagli studiosi un asse del fantastico che collega Klee a musicisti come Mozart e Offenbach, e a scrittori come E.T.A. Hoffmann.
Questa sezione si apre con la litografia che riassume in modo completo il nodo teatro-letteratura-musica-fantastico Hoffmanneske Märchenszene (1921), dove il piano non realistico della scena, che va al di là dello stessa finzione teatrale, viene sottolineato dal suo accostamento ai diorami settecenteschi della collezione della Fondazione. Il “linguaggio pitturale ironico-ludico di Klee” (J. Glaesemer, Parigi, 1985-86) si rispecchia nel dimensione giocosa di questi teatrini, la foggia dei cui personaggi, abbigliati nei costumi settecenteschi, è ripresa sottilmente da Klee.
Il mondo artistico di Klee è quindi un “Teatro magico” (Zaubertheater, 1923, 25), dove finzione teatrale e impulso romantico verso il misterioso e l’oscuro si rispecchiano nelle “finzioni” kleiane e nelle sue figure simboliche, come il mago o il demone, ma anche animali favolosi.
L’atmosfera fantastica che fa da sfondo, a volte appena accennato, a volte marcatamente esplicito, all’opera di Klee, trova nel motivo della notte la sua più essenziale manifestazione. Da questo aspetto nasce la terza sezione della mostra, intitolata “Notturni”.
Luogo per antonomasia del fantastico, la notte e il notturno (anche come composizione musicale) sovrintendono all’introspezione, mentre l’oscurità favorisce la scomparsa delle forme reali. Le radici artistiche di Klee in questo caso si rifanno alla tradizione romantica e non casualmente il motivo della notte e della luna percorre in maniera significativa tutto il suo lavoro. Nell’ultimo periodo, quello del soggiorno a Berna, dal 1933 al 1940, segnato dalla fuga dalla Germania, dalla malattia, dallo scoppio della guerra e infine dall’approssimarsi della morte, le immagini dell’oscurità assumono una valenza amplificata e spesso le scene notturne alludono alle ombre dell’al di là, evocata dall’artista nei potenti disegni del ciclo “Inferner Park”, uno sorta di Divina Commedia kleiana, dove non l’Inferno viene rappresentato, ma “il processo del morire” (M. Franciscono, 1990).

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