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Franco Battiato. "Donna con la rosa", 1990-2000, olio su tavola, cm. 40 x 30

Franco Battiato: le ragioni di una mostra

Considerazioni sul percorso pittorico del grande artista siciliano

di Elisa Gradi, il 04/06/2010

Inaugurata nello spazio espositivo della Bipielle Arte progettato dall’architetto Renzo Piano, l’esposizione dedicata all’opera pittorica di Franco Battiato sta registrando un’attenzione e un interesse da parte del pubblico degli appassionati d’arte assolutamente degni di nota. Un saggio di questa straordinaria partecipazione ci era stato anticipato il giorno dell’inaugurazione, il 6 Maggio scorso, quando le sale del pur capiente percorso espositivo erano gremite di attenti visitatori, concentrati di fronte ai dipinti e impegnati a decifrarne il più profondo e intrinseco significato.

L’invito alla visione della mostra

Poco prima che la mostra venisse inaugurata, e dunque aperta alla visione del pubblico, avendo il privilegio di visitare queste stanze d’arte, che per la prima volta vedevano esposte un corpus così completo dell’opera pittorica di Battiato, e chiedendomi quale fosse la reazione del visitatore a quelle visioni, e dunque quale fosse per lui la via più giusta per percorrere questo cammino, ho ricordato un celebre episodio della storia dell’arte, che poi ho condiviso con le persone che ci circondavano durante il vernissage. L’episodio si riferiva ad un passo in cui Nicomaco di Tebe, di fronte ad un osservatore che guardava la celebre Elena di Zeusi e mal riusciva a coglierne il significato profondo, gli suggerì di prendere i suoi occhi, ed allora gli sarebbe apparsa una dea.

L’intreccio di note pittoriche e musicali

Ho ricordato questo passaggio perché riconosco quanto spesso, in questi anni, Franco Battiato ci abbia prestato i suoi occhi; con la sua musica e le sue parole ci ha dimostrato che tutto ciò che rappresenta in forma sensibile uno stato meditativo, il processo tutto umano che porta al riconoscimento del valore di un’intuizione, di un pensiero, renda implicita la dignità di espressione, in qualsiasi forma artistica ed attività creativa. E pur separato dall’impegno di una vita di musicista, il cammino pittorico intrapreso dal principio degli anni Novanta, risponde alla medesima esigenza culturale, e spirituale.

Pittura come tensione al miglioramento di sé

Nel mio saggio introduttivo al catalogo della mostra (Ed. Skira, Milano) ho del resto più volte ribadito la volontà, da parte dell’autore, di voler afferrare tutte le possibilità di rappresentazione per concretare l’opera che gli suggerisce lo spirito: senza presentare il proprio lavoro come frutto di un mestiere, senza voler lanciare nessuna nuova corrente artistica, e chiamando direttamente il proprio osservatore a recepire un messaggio, indipendentemente dalle ricchezze o dalle cadute stilistiche che la composizione pittorica contiene. Inseguendo prima di tutto un obiettivo: il proprio miglioramento. Miglioramento connesso alla conoscenza e la ricerca di sé. Se si comprende che la pittura è per Battiato un mezzo per raggiungere il fine prefissato, ecco che le ipotesi interpretative dell’opera che ci propone si fanno sempre più chiare e complete.

Franco Battiato, "Moschea", 1990 - 2000, olio su tavola, cm. 70 x 60

Origine e meta dell’avventura pittorica

Nelle numerose interviste rilasciate in questa occasione, Battiato ribadisce con forza questo concetto: la pittura permette di conoscere più a fondo se stessi, di esplorare lati sconosciuti della propria interiorità, allargando le possibilità cognitive della propria esperienza esistenziale. Ed allo stesso tempo ricorda il principio del suo cammino, della sua sfida personale di fronte all’incapacità di dipingere, e di come un ribaltamento di prospettiva, una nuova possibilità di cogliere la realtà “nella sua esatta forma” gli abbia aperto orizzonti fino ad allora inesplorati.

Il confronto con la contemporaneità

Non è certo per amore di polemica che mettiamo in relazione il pensiero di Franco Battiato con quello dominante l’ambiente artistico contemporaneo. Ma diviene naturale nell’analisi del percorso di un uomo che al tempo in cui vive oppone un proprio tempo, ed il dissidio appare, così prepotentemente, acuto. La sua ribellione (senza grida grossolane) è rivolta verso le leggi che dominano gran parte del mondo artistico e creativo, al di fuori delle quali non si ammette nulla, non si riconosce nessun valore. Leggi che hanno in sé caratteri di contingenza e transitorietà poiché valevoli solo per le nostre accademie, le nostre scuole, i nostri mercati, le nostre grandi esposizioni, destinate in breve tempo ad essere sostitute con altre, altrettanto effimere e passeggere.

Il valore di un percorso individuale

Molto, troppo spesso, dietro improbabili sofismi, il mondo dell’arte giustifica un’esclusiva ambizione di mondanità, di accarezzamento al potere, al mercato. Per questo motivo sempre più difficilmente accostiamo l’arte ad un valore contemplativo, e men che meno alla umana tensione verso mondi superiori. Franco Battiato ci riporta a questa dimensione, lontano da visioni di correnti, di dottrine, di maniera, di stile e di teorie estetiche, né tantomeno di riattualizzazione di antiche visioni – come più volte è stato affermato – solo perché l’autore non sente la necessità di distruggere un’eredità che sente vicina.
Individualità e affermazione

Franco Battiato, "Gilgamesh", 1990 - 2000, olio su tela, 40 x 60 cm

Mi sento di ribadire così a chi stava preparandosi alla visita della mostra che quella sera non avrebbe presenziato all’ennesima prova di lancio di una variazione di gusto, né a niente che abbia a che vedere con la parte più esteriore dell’opera creativa. Una visione senza ritmi accelerati, senza eccessive drammatizzazioni. Sintetizzando, in una parola, non avrebbe assistito a nessuno spettacolo, ma al risultato della forza di un temperamento, di una disciplina, e della tensione di un individuo verso la sua piena affermazione, con la conseguente ricerca e congiunzione con una forma artistica rispondente.

La forza di una voce

In conclusione, ho ricordato quanto vi era in tutto questo la forza di una voce che sa levarsi, e sappiamo bene quanto sia potente l’accento di Franco Battiato, quando sopra le nostre teste comincia a pesare un cielo troppo basso. Congedandoci dal pubblico, abbiamo così invitato, per riprendere le parole di Nicomaco di Tebe, a visitare la mostra con questa predisposizione, con gli occhi vicini al sentire dell’autore. La risposta entusiastica ed appassionata dei presenti, che sappiamo essere rimasta inalterata, nel pubblico dei visitatori, anche nei giorni successivi all’inaugurazione dell’evento, ci conforta in questa nostra ferma convinzione.

Testo di Elisa Gradi, curatrice della mostra e del catalogo

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