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De Chirico, alla scoperta della più emozionante avventura dell’arte del XX secolo

a cura di Redazione, il 17/01/2007

“Questa mostra vi guiderà passo per passo alla scoperta della più emozionante avventura intellettuale e poetica dell’arte del XX secolo: un de Chirico che non avete mai visto e nemmeno immaginato, il “vero” de Chirico che sta all’origine del surrealismo e di tutto ciò che di magico e inquietante vi è nell’arte del novecento”. L’affermazione è di Paolo Baldacci, che con Gerd Roos cura la grande mostra che Palazzo Zabarella (Padova) ha in programma a partire dal prossimo 20 gennaio.
Giorgio de Chirico, con la sua pittura “metafisica” sviluppatasi tra la fine del 1909 e la fine del 1918, anticipò molti aspetti di movimenti come il Dadaismo, il Surrealismo e il cosiddetto Realismo Magico, e fu un punto di riferimento stilistico fondamentale per il “Novecento” pittorico e architettonico e per le correnti artistiche europee ad esso affini. Ma la sua opera non cessò di esercitare un largo fascino anche nel secondo dopoguerra influenzando in modo determinante la Pop Art con la concezione metafisica dell’irrazionalità dei linguaggi e stimolando il ritorno della “memoria” e delle pratiche della citazione nell’estetica post moderna.
La portata rivoluzionaria dell’arte di de Chirico degli anni ’10 si manifesta proprio nell’ampiezza dell’influsso esercitato su tendenze di segno addirittura opposto tra loro. Nonostante questo, la pittura metafisica ha una sua specificità concettuale che la rende un fatto a se stante, non assimilabile nel profondo a nessuno dei movimenti che ad essa si richiamano. Questa caratteristica, che sorge da un particolarissimo amalgama di pensiero classico e di nostalgia romantica, si perpetua in differenti gradazioni anche negli altri “stili” praticati dall’artista dopo il 1918 e costituisce come il filo conduttore di tutta la sua opera.
La carriera artistica di de Chirico è segnata da frequenti e improvvise inversioni di rotta: il passaggio dal simbolismo romantico alla pittura metafisica tra il 1909 e il 1910; l’abbandono della metafisica e il ritorno a una figurazione classica nel 1919; la riedizione in forme nuove dello stile metafisico tra il 1925 e il 1926; la svolta verso il naturalismo nel 1930, interrotta tuttavia da intermezzi di pittura d’invenzione; la svolta barocca tra il 1938 e il 1940 e, infine, il ritorno senile alla neometafisica nel 1966-68. Questa libertà d’espressione che si concreta nella pratica, talvolta anche contemporanea, di stili diversi, è stata da molti biasimata come la deplorevole inclinazione al voltafaccia di un artista che aveva perso la sua ispirazione. La morte artistica di de Chirico è stata infatti proclamata più volte, senza però mai trovare un accordo sulla data: chi la poneva nel 1919, chi nel 1929, chi nel ’35, e così via. 
 
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