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Poesia d’interni: il percorso espositivo

La VI edizione de “I Mai Visti” è quasi un invito a recuperare il valore e il piacere dell'intimità domestica

a cura di Redazione, il 20/12/2006

La mostra “Poesia d’interni”, sesta edizione de “I Mai Visti” in programma fino al 31 gennaio 2007, rappresenta “quasi un invito a recuperare almeno in questi giorni di festa quella dimensione familiare oggi un po’ trascurata, quell’antica intimità domestica e quel piacere di vivere la casa come luogo degli affetti, come rifugio tra persone legate da una particolare e autentica complicità…”. Così scrive Maria Vittoria Rimbotti, Presidente degli Amici degli Uffizi, nella prefazione del catalogo (Giunti Editore).

In effetti la mostra offre un percorso espositivo affascinante, articolato in sei sezioni, tutte caratterizzate dalle rappresentazioni d’interni: intimi e casalinghi, sacri e dedicati al culto, ma anche luoghi di lavoro, ateliers e botteghe, oppure luoghi pubblici e di piacere, taverne o bordelli, e infine spaccati monumentali di ville e palazzi.

La mostra si apre con la sezione “Tradizione del nuovo”

“Poesia d’interni” si apre con la sezione “Tradizione del nuovo”, citazione di "The Tradition of the New", celebre testo di Harold Rosemberg. Nel corridoio d’accesso al salone centrale, troviamo acqueforti e fotografie del Novecento dove, nonostante la tecnica e le modalità attuali, si percepiscono quegli stessi sentimenti insiti nei dipinti antichi esposti, che pervadono lo spirito della mostra.

Seconda sezione: “Le stanze di casa”

Qui, al centro, "Pomeriggio a Fiesole", tela dipinta da Baccio Maria Bacci, della fine degli anni venti, già esposta in precedenza, ma che ben incarna il senso dell’intimità domestica. La precedono due tavole con episodi della vita di San Benedetto (1415-1420), raffigurati da Nicolò di Pietro. In questa sezione anche "L’Autoritratto" di Gerrit Dou, entrato nella collezione di Cosimo III nel 1676, primo tra i numerosi capolavori di artisti olandesi e fiamminghi presenti in mostra. La pittura d’interni è uno dei temi più frequenti nel nord Europa, soprattutto nel Seicento.

Terza sezione: “I luoghi del sacro”

Ne “I luoghi del sacro” abbiamo raffigurazioni di interni di chiese non solo cattoliche ma anche di altri culti, come il tempio ebraico nel "Cristo fra i dottori" (1500-1510) di Giovanni Mansueti, dove l’impianto architettonico così solenne riprende modelli illustri della pittura veneta del Quattrocento. Nella coppia di tele di Alessandro Magnasco, brulicanti di figure, troveremo una riunione di quaccheri e una sinagoga.

Quarta sezione: “Ateliers e botteghe”

La sezione successiva “Ateliers e botteghe” ci introduce nei locali privati di artisti e artigiani come la pala di Jacopo da Empoli, "L’onestà di Sant’Eligio" (1614), orafo lui stesso, santo e patrono di questi artigiani. L’arredo della bottega è ricreato con dovizia di particolari, i preziosi oggetti realizzati dal gioielliere ma anche gli strumenti da lavoro, incudine, martelletto, bilancia, cesoie e altro ancora. Nell’Autoritratto di Tommaso Minardi, del primo decennio dell’Ottocento, si ritrae lo studio del giovane pittore bohemien e il suo arredo romantico.

Quinta sezione “Taverne e lupanari”

La vita rumorosa delle bettole e dissoluta dei bordelli è fotografata nella sezione “Taverne e lupanari”. Giocatori di carte, ubriachi, risse, donne disfatte, scene quotidiane di un’umanità più povera, del tipo di quelle che avrebbe dipinto un artista olandese come Pieter van Laer, seguace di Caravaggio.

Sesta sezione:“Nei palazzi e in villa”

Chiude la mostra la sezione “Nei palazzi e in villa” dove è rappresentata la vita nelle residenze signorili. Qui troviamo La canterina corteggiata di Giuseppe Maria Crespi, tela del 1736, ambientata in un lussuoso interno aristocratico, oppure le due tavole di Jacopo del Sellajo, dove si raffigurano i fasti del secondo convito di Assuero, soffermandosi sulla preziosità dell’arredo, dell’architettura e delle vesti dei personaggi.

Nel Concerto in famiglia, Frans Van Mieris il Vecchio, secondo la moda della scuola di Leida, ambienta la sua scena in una stanza ricca di elementi decorativi, la statuetta di Cupido che pende dal soffitto, il baccanale scolpito sul camino, stoffe preziose, argenti, strumenti musicali e sullo sfondo una coppia di giovani innamorati.

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