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Florence Indian Film Festival, il cinema d’autore indiano protagonista a Firenze

a cura di Redazione, il 05/12/2006

Nonostante i consistenti tagli al budget di questo anno, il “River to River. Florence Indian Film Festival” è riuscito comunque ad organizzare una rassegna di altissimo livello, riuscendo a portare ancora una volta l’India a Firenze, tramite i film, i registi, le emozioni, i sapori e gli odori che provengono da questo enorme subcontinente. Analizzando l’interessante programma di questa edizione, tra i lungometraggi di questo anno, troviamo quattro prime europee: l’ironica gangster story “Dubai Return” di Aditya Bhattacharya, in cui il protagonista Aftab Angrez è un ex criminale che vuole riguadagnare la gloria perduta nel bizzarro mondo della malavita di Mumbai; “Infinite Justice”, una coproduzione UK-Pakistan del regista indipendente pakistano di origini francesi “Jamil Dehlavi”, in cui un giornalista ebreo americano, catturato da fondamentalisti islamici a Karachi, viene in seguito usato come merce di scambio con i prigionieri di Guantanamo Bay; Il letterario “Herbert”  di Suman Mukhopadhyay, in cui la vita del protagonista si scontra con il dolore, i primi amori, la lotta con il comunismo e gli interessi per lo spiritismo; “Maine Gandhi Ko Nahin Mara (I did not kill Gandhi)” dell’assamese Jahnu Barua, acclamatissimo nei festival in India, che connette insieme due eventi disparati: la storia contemporanea di una famiglia della media borghesia indiana alle prese con il capofamiglia Uttam Chaudhary, professore di hindi in pensione ora sofferente di una forma di demenza precoce, e l’assassinio del padre della nazione, Mohandas Karamchand Gandhi. E ancora “Being Cyrus” di Homi Adajania: la storia - omaggio anche al cinema noir classico - di una famiglia Parsi in cui i sei personaggi, tutti coloriti, si muovono a seconda del ritmo del film, passando agilmente dallo psicologismo drammatico alla commedia bizzarra. Infine “Dombivli Fast” di Nishikant Kamat, vincitore di numerosi premi a festival in India, dove è raccontato l’eccesso di una vita estremamente ripetitiva che si ribella ai soprusi quotidiani a scapito della povera gente.
I cortometraggi, otto in tutto, spaziano tra temi e storie diverse: il significativo “Detail” di Kanwal Sethi, l’immaginario “Dog” di Daniel Lang, l’antica favola indiana “Flower Girl “ di Rajan Khosa, il chapliniano “Kalakaar” di Tejas Deoskar; e ancora il drammatico “Madsong” di Natasha Mendonca, l’assurdo “The Cherry on Top” di Ayesha Sood e Nitya Mehra, l’animazione “Ud Jayega (Empty Train)” di Kunal Sen e il divertente “Where’s Sandra?”  di Paromita Vohra.
Tra i documentari, i realistici e dolorosi “Ayla, the tsunamigirl” di Wilma Ligthart e “Waiting…” di Atul Gupta e Shabnam Ara: il primo, un’intervista ad una bambina scampata al terribile tzunami del 26 dicembre 2004, e il secondo, un racconto degli uomini strappati alle loro famiglie dalle forze armate in Kashmir.
E poi un folto gruppo di lavori di registi italiani: “Kalasam” di Anna Pitscheider, che con mano delicata e realistica racconta la condizione delle donne indiane che lavorano organizzandosi in gruppi autogestiti; “Le nozze di Mongla” di Pietro Silvestri, che mostra il rito del matrimonio presso la tribù dei Santali del Bengala, nelle varie fasi simboliche conservatesi intatte ancora oggi; “Varanasi Bang” di Filippo Papini, sette minuti di piccole scene di vita quotidiana a Varanasi; e infine “Cricket Cup” di Massimilano Pacifico e Diego Liguori, incentrato sulla comunità srilankese di Napoli e la passione per il cricket, con una partita finale al parco delle Cascine di Firenze.
E ancora “Ayurveda - The Wisdom of Life” di Nicole Maria Krieger che tratta delle millenarie tecniche curative ayurvediche e il commovente “I for India” di Sandhya Suri, già proiettato al Sundance Film Festival.
L’ultimo giorno di programmazione, il Festival propone anche una proiezione speciale, con il film “Notturno Indiano” (1989) di Alain Corneau, adattato da un romanzo breve (1984) di Antonio Tabucchi. Un viaggiatore senza nome arriva a Mumbai alla ricerca di un amico, per poi proseguire il suo viaggio verso sud. Il fascino inquietante del film nasce dal contrasto tra la concretezza della realtà e lo sguardo assorto e perplesso del viaggiatore, ora angosciato, ora attraversato da lampi di follia. La musica di Schubert (Quintetto per archi in do magg. D.956) risuona misteriosamente intonata a questo film multitonale.

Scheda tecnica

River to River. Florence Indian Film Festival
dall’8 al 14 dicembre 2006

Info:
River to River. Florence Indian Film Festival
Piazza Santo Spirito, 1
50125 Firenze
Tel. (+39) 055 286929 - Fax (+39) 055 284983
info@rivertoriver.it
River to River

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