Eventi » EDWARD HOPPER alla Fondazione Roma Museo

Edward Hopper, “Morning Sun”, 1952. Olio su tela, 71,44 x 101,93 cm, Columbus Museum of Art, Ohio. Foto S. Ponzio

EDWARD HOPPER alla Fondazione Roma Museo

Approda nella capitale la retrospettiva su uno degli artisti-simbolo dell’arte americana del Novecento

di Cristina Nisticò, il 22/03/2010

Dopo il grande successo della mostra di Milano, anche Roma ospita (alla Fondazione Roma Museo, fino al 13 giugno 2010) l’attesa retrospettiva monografica dedicata a Edward Hopper (1882-1967), uno dei più noti artisti americani del XX secolo.

Ancora più opere e iniziative collaterali

Per l’eccezionale evento romano alle 160 opere esposte a Milano si aggiungono capolavori quali Self-Portrait (1925-1930), The Sheridan Theatre (1937), New York Interior (1921 c.a.), Seven A. M. (1948), South Carolina Morning (1955). In occasione della mostra, la Fondazione Roma propone un ricco e interessante programma di iniziative volte a contestualizzare al meglio la sua opera nel suo tempo e a comprendere il suo personale percorso artistico.
Il programma prevede una serie di conferenze, lezioni di approfondimento, letture e concerti jazz durante il corso della mostra, a ingresso gratuito previa prenotazione.

Una cura critica impeccabile

Edward Hopper, “Study for Morning Sun”, 1952. Conté crayon nera e grafite su carta, 30,5 x 48,3 cm, Whitney Museum of American Art, New York. Foto S. Ponzio

La metodologia critico-curatoriale di Carter Foster è esemplare. Oltre ad attraversare buona parte della produzione di Hopper e tutte le tecniche da lui utilizzate, il curatore propone i disegni preparatori accanto a molti dipinti, opere abbozzate che Hopper conservò con cura dimostrandone l’importanza e la necessità per comprendere meglio il suo percorso artistico. Disegni che ci permettono di approfondire la conoscenza dell’artista, il suo modus operandi, le metamorfosi che avvengono nelle opere finite dal passaggio dal foglio alla tela.

Allestimento creativo

Oltre a questa cura critica ammirevole, ci sono delle trovate mediatiche e spettacolari interessanti. L’invenzione più suggestiva è la ricostruzione a tutto tondo del quadro di Hopper Nighthawks (1942), del bar e dei personaggi. Trovata interessante a cui manca però l’atmosfera del quadro che solo una sensibilità d’artista come quella di Hopper può conferire a un’opera. Un’altra simpatica invenzione didattica la troviamo nella saletta in cui su alcune risme di carta sono proiettati i disegni preparativi dell’artista e che siamo invitati a ripassare a matita. Molto divertente. Inoltre, vi è la possibilità di sfogliare virtualmente uno dei famosi quaderni di Hopper l’Artist’s Ledger Book III, taccuino che riempiva con la moglie, anche lei artista.

Nascita di un artista

Ricostruzione fruibile del dipinto “Nighthawks” di Edward Hopper, veduta esterna, Roma. Foto S. Ponzio

Edward Hopper nasce il 22 luglio del 1882 a Nyack negli USA da una colta famiglia di commercianti. Già da giovanissimo dimostra un talento innato per le arti visive e i suoi genitori lo indirizzano verso l’illustrazione, campo a loro parere più proficuo dell’arte pittorica. Nel 1900 entra quindi alla New York School of Illustrating. Un anno dopo segue la sua passione e si iscrive alla New York School of Art dedicandosi alla pittura con William Merritt Chase, tra i principali rappresentanti dell’impressionismo americano, e Robert Henri, figura guida della Ashcan School, che incitava i suoi allievi allo studio degli Old Masters quanto alla pittura dal vero. Conclusi gli studi artistici si inserisce da subito come illustratore pubblicitario alla C. Phillips & Company.

Gran Tour in Europa

Il 1906 è l’anno del suo primo viaggio in Europa, anno in cui realizza Stairway at 48 rue de Lille, Paris (Scale del 48 di Rue de Lille, Parigi) a cui Hitchcock si ispira per un’inquadratura di Psyco. Il suo Gran Tour ha inizio dalla Parigi degli impressionisti, centro incontrastato dell’arte occidentale, e poi Londra, Amsterdam, Berlino, Bruxelles e poi nel 1909 di nuovo a Parigi, Saint-Germain e Fontainebleau per approdare a Madrid nel 1910.

Uno stile inconfondibile

Ricostruzione fruibile del dipinto “Nighthawks” di Edward Hopper, interno, Roma. Foto S. Ponzio

Si comprende già dalle sue prime opere la tendenza che lo porterà a creare quei capolavori che possiamo ammirare in buona parte alla mostra in corso al Museo Fondazione Roma: l’importanza della luce, della scala cromatica, dell’inquadratura che possiamo definire cinematografica, ricordiamo che Hopper amava molto il cinema, delle masse architettoniche che riempiono lo spazio pittorico creando quel senso di stasi, di immota sospensione che caratterizza il suo stile personalissimo.

Dall’Armory Show al Whitney Studio Club

Nel 1913 partecipa alla storica mostra Armory Show International Exhibition of Modern Art a New York e nel 1918 è tra i primi membri del Whitney Studio Club, fondato dalla scultrice ed ereditiera Gertrude Vanderbilt Whitney per sostenere gli artisti americani emergenti. Tra il 1915 e il 1923 si dedica all’incisione, alla tecnica della puntasecca e dell’acquaforte. Il 1917 è l’anno di una grande mostra al Metropolitan Museum of Art dedicata alle incisioni dei grandi maestri quali Turner, Whistler, Goya, Meryon, in cui vengono esposte anche acqueforti di artisti della cerchia di Henri tra cui John Sloan.

Hopper incisore

Installazione didattica “Disegna e porta con te il tuo bozzetto hopperiano”: il pubblico all’opera. Foto S. Ponzio

Tra le sue incisioni una è particolarmente rivoluzionaria per il taglio sicuro dell’inquadratura dall’alto: Night Shadows. Proprio con le sue incisioni riceve i primi numerosi premi e riconoscimenti della critica ma anche i suoi acquerelli vengono da subito apprezzati. Proprio con le sue incisioni riceve i primi numerosi premi e riconoscimenti della critica ma anche i suoi acquerelli vengono da subito apprezzati. Nel 1923 partecipa alla mostra annuale del Brooklyn Museum che darà inizio a una lunga serie di esposizioni. Nel 1924 sposa Josephine Nivison, una pittrice conosciuta a Gloucester, nel Massachusetts, un villaggio di pescatori frequentato da molti artisti. Jo è la sua musa, la modella che posa per tutte le opere con figure femminili.

Un pittore di successo

Nello stesso anno si mette nelle mani di un agente, Frank K. M. Rehn, che gli organizza una personale di acquerelli alla Galleria di Rehn, Nel 1925 lascia il lavoro di illustratore e si dedica a tempo pieno alla pittura.
Dalla mostra del 1920 al Whitney Studio Club la carriera di Hopper è legata al Whitney Museum of American Art che, oltre a organizzare mostre dedicate al suo lavoro, dal 1968, grazie al lascito della vedova Josephine, ospita tutta l’eredità dell’artista: oltre 3000 opere tra dipinti, disegni e incisioni.

Il curatore Carter Foster e il Whitney Museum

Uno dei preziosi taccuini di Edward Hopper in mostra. Foto S. Ponzio

Il sapiente curatore di questa splendida mostra romana, Carter Foster, è infatti conservatore al Whitney, museo a cui si deve la concessione del nucleo più consistente di opere arricchito da contributi Brooklyn Museum of Art di New York, dal Terra Foundation for American Art di Chicago, dal Columbus Museum of Art e, solo per questa seconda mostra, anche dal Newark Museum del New Jersey.

La mostra in sette sezioni: i temi e la biografia dell’artista

Le prime sezioni “Autoritratti”, “Formazione e prime opere. Hopper illustratore” e “Hopper a Parigi” presentano i suoi autoritratti, gli studi anatomici delle mani, le opere del periodo accademico, gli schizzi e le opere del periodo parigino come Soir Bleu del 1914 di cui è mostrato A Maquereau (Study for Soir Bleu). La sezione “La definizione dell’immagine: Hopper incisore” offre ai visitatori capolavori come Night Shadows del 1921, Evening Wind 1921 e The Balcony del 1928. Nella sezione “L’elaborazione di Hopper: dal disegno alla tela” vengono presentati molti dei disegni preparatori che indicano il modus operandi dell’artista: gli studi per The Sheridan Theatre del 1937, quelli per New York Movie del 1939 dove l’attenzione dell’artista si concentra sulla figura di donna sola pensosa, in attesa, uno dei suoi temi più ricorrenti. Dai bozzetti per lo splendido Morning Sun del 1952 si può comprendere meglio il processo creativo di Hopper in quanto il passaggio dal disegno al dipinto è fatto di innovazioni e non di una semplice trasposizione meccanica. Il processo che porta alla realizzazione di questo splendido quadro mi permette di affermare, con altri critici del calibro di Alberta Gnugnoli, che la pittura di Hopper non è affatto realistica ma è soprattutto mentale.

Edward Hopper, Soir Bleu, 1914. Olio su tela, 91,4 x 182,9 cm, Whitney Museum of American Art, New York. Foto S. Ponzio

Nella sezione “L’erotismo di Hopper” la mostra riunisce invece alcune delle più significative immagini d’interni con donne sole, pensose, mostrate nude o semi vestite, come nel bellissimo dipinto New York Interior del 1921 circa. Opere che insieme a quelle della sezione “L’essenza dell’artista. Tempo, luogo e memoria” illustrano la poetica meditativa dell’artista, la curiosità nel cercare la bellezza in soggetti quotidiani, solitari. Tutta la sua opera può essere considerata un film documentario sull’America dei suoi tempi, i suoi personaggi sono i protagonisti di un lungometraggio che attraversa la storia di un paese. Ogni suo lavoro è un fotogramma di vita reale, un momento di vita vissuta, la sua.

    Scheda Tecnica

  • “Edward Hopper”
    fino al 13 giugno 2010
  • Curatore:
    Carter E. Foster
  • Fondazione Roma Museo
    Roma, Via del Corso 320
  • Orario di apertura:
    (solo in occasione di questa mostra): mar-ven, ore 10-20; ven-sab, ore 10-22; lun, ore 10-18
  • Biglietti:
    Intero € 10; ridotto € 8; scuole: € 4,50; famiglie da 3 a 5 persone € 20,50
  • Catalogo:
    Skira
  • Info:
    Fondazione Roma Museo
    Tel. (+39) 06 6786209
    Sito web della mostra

    Mostra promossa da: Fondazione Roma, Comune di Milano – Cultura, Arthemisia Group
    Una produzione di: Fondazione Roma, Palazzo Reale, Milano, Arthemisia Group
    In collaborazione con: Fondation de l’Hermitage, Losanna
    Organizzazione: Arthemisia Group in collaborazione con The Whitney Museum of American Art, New York
    Con il patrocinio di: Comune di Roma, Ambasciata degli Stati Uniti d’America in Italia

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