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Partenze, la scommessa rinascimentale di Giampaolo Talani

di Elisa Gradi, il 20/09/2006

Un grande affresco, posto in uno spazio nevralgico della vita della città, implica in sostanza una scelta estetica che condizionerà, senza alcuna distinzione di categoria sociale, lo spazio di tutti i cittadini ed i visitatori. Una responsabilità, dunque, che l’artista deve sentire, incitando quanto più possibile il suo spettatore a sentirsi vivo partecipe – e non solo un passivo destinatario – del processo creativo.

Di fronte ad una innegabile deviazione ‘autoreferenziale’ dell’artista contemporaneo, Talani sembra così preoccuparsi di creare, pur liberamente avanzando la sua proposta artistica, un dialogo culturale con il proprio referente, cercando di prevederne le necessità, estetiche ed interpretative. Usando, cioè, un codice visivo e lessicale immediato, con il quale lo spettatore possa subito leggere il senso dell’opera, senza dover passare per ingombranti impalcature concettuali. E, eventualmente, riconoscere una parte di sé in quella folla assiepata di strani volti, sognanti chimerici traguardi verso i quali, nel corso della vita, ogni uomo sente, più o meno intensamente, trazioni ed abbandoni. Questo il senso più alto della riproposizione del partente, anche per la stazione di Santa Maria Novella.

Questo l’impegno che maggiormente avvicina Talani ad un tempo in cui le radici dell’arte crescevano in un terreno di partecipazione; un tempo nel quale il contesto culturale, comune ad artista e fruitore, creava il presupposto per la nascita dell’opera d’arte. Ricreare quel contesto con le esigenze proprie di una sensibilità moderna è, allora, la scommessa di Giampaolo Talani: una scommessa che, ci auguriamo, lo spettatore raccolga fino a condividere, con l’artista stesso, la prima sensazione provata di fronte a quel muro inanimato, e dal quale egli ha visto affiorare, gradualmente, l’ordito dell’immagine. Fino a credere che, in fondo, quel maestoso corteo di partenti sia sempre stato lì, dove oggi l’artista si accinge a farlo riemergere dalla materia che pareva averlo assorbito, per restituircelo nella sua piena, inquieta bellezza.

Nota: L´autore di questo articolo, Elisa Gradi, è storico e critico d’arte. Il brano è un estratto dal volume: “Giampaolo Talani. Partenze”, a cura di Elisa Gradi, introduzione di Vittorio Sgarbi, De Paoli Edizioni d’Arte.  

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