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Gianni Pignat. Possibile non probabile

GIANNI PIGNAT

I segni e le forme misteriche dell’eclettico artista friulano alla Galleria della Torre

di Giovanni Cozzarizza, il 24/02/2010

Le sale medioevali del castello di Spilimbergo (Pn) sono la cornice della bella mostra (25 febbraio - 30 marzo 2010) di Gianni Pignat (Pordenone 1952). Allineate 25 opere che ripercorrono esaurientemente l’evoluzione di quest’eclettico artista che appare a suo agio con ogni tipo di tecnica e materiale: olio, tempera, tela, ceramica, gessi, carta, metalli. A Pignat, architetto, docente, fotografo, studioso di fotografia si deve, tra l’altro, una delle ricerche più approfondite sull’opera della grandissima fotografa Tina Modotti, lavoro che ha presentato alla TV francese e negli USA.

Un misterioso linguaggio di segni, ideogrammi, codici, simboli

L’espressione artistica di Gianni Pignat è un manifestarsi con segni, simboli, geometrie, codici, ideogrammi, geroglifici arcaici a formare una lingua misteriosa. Non so se questa scelta espressiva corrisponda ad una sua profonda sfiducia nei confronti dell’immagine reale come veicolo di bellezza e di verità, fatto sta che Pignat ha inventato una sua cifra, un suo alfabeto, un suo linguaggio in cui questi elementi appaiono come parti, esplicite e misteriose, di un insieme più grande.

Elementi crittografati di una grammatica ancora da inventare o, meglio, da decifrare, contengono, dietro l’apparente chiarezza della tavola, il senso inafferrabile di un enigma. Una nuova linguistica della pittura che non è letteralmente traducibile ma è in ogni caso un’iscrizione, un’ipotesi di testo, di una scrittura-lettura possibile.

Gianni Pignat. Acrobate

Una ricerca di valenza antropologica

E' un'idea maturata nel tempo, che scaturisce da un ineluttabile desiderio d’infinito, d’assoluto, di trascendente. La trama latente su cui costruire la propria ricerca di valenza direi antropologica e di significati ancestrali.

Quest’artista si esprime, in conclusione, prevalentemente per segni e simboli.

Il segno come qualcosa che sta al posto di qualcos’altro

Il segno, dunque, è vissuto da Pignat, com’elemento minimo, cui si possa attribuire una relazione di rimando. Già nella tradizione classica il segno è qualche cosa che sta al posto di qualche cosa d'altro. Usato in contesti eterogenei, il concetto ha come caratteristica comune la nozione di rendere presente ciò che altrimenti non lo sarebbe. La cultura (intesa in senso antropologico) d’ogni popolazione può, infatti, essere interpretata come un sistema di segni.

Dal segno a un sistema comunicativo di segni

Dal segno Pignat passa in seguito ad un autentico sistema comunicativo di segni, ognuno dei quali è costituito dall'unione di un significante e di un significato posti in un rapporto arbitrario tra loro, e in cui ciascun segno è definito dall'opposizione rispetto a tutti gli altri.

Gianni Pignat. Possibile non probabile

Interpretazione del valore iconico dell’opera d’arte

Detto questo, lascerei a specialisti più esperti di me l’interpretazione dei significati più reconditi dei lavori di Pignat e l’analisi della struttura comunicativa del fatto artistico, cioè la lettura del valore iconico dell'opera d'arte come sistema di capace di esprimere un valore socialmente rilevante, che fu sviluppata nell'ambiente degli studi semiotici da Charles Morris.

Ragionamento sulla “bellezza”

Intenderei rimanere nel campo delle considerazioni estetiche, anche se la bellezza non sembra essere nelle principali intenzioni degli artisti contemporanei. Essa è propriamente assente dal progetto estetico perché inutilizzabile nel giudizio estetico.

L’opera rinuncia a essere belle per “comunicare”

E’ noto, infatti, che negli ultimi decenni l’arte ha rinunciato persino ad essere bella pur di comunicare qualcosa. Insomma abbiamo ormai a che fare con un arte visiva che esclude dal processo cognitivo proprio la vista: una contraddizione in termini, mi pare.
Certo un’arte figurativa per la quale gli occhi sono del tutto superflui sembra davvero un’arte molto, molto più triste.

Gianni Pignat. Mozab

Arte come valore di aspetti espressivi formali

Vorrei qui mettere in evidenza, invece, come la funzione dell’opera d'arte si traduca anche nella capacità di suscitare piacere per i suoi aspetti espressivi formali, e a me pare che lo scopo di Pignat sia proprio quello di usare materiali, segni e sistemi di segni per creare bellezza e, come si sa, questa è già un’impresa in cui l’artista urla di spavento (…prima di essere vinto, come dice il poeta).

Tuttavia il nostro non sembra essere per niente spavento né intimidito, perché i risultati sono decisamente di bellezza distillata.

Una bellezza che non ha bisogno di essere interpretata

Sulle superfici di Pignat segni, simboli, punti, pause, allusioni, geometrie non richiedono un andare oltre. Emanano equilibrio, armonia, ritmo, gusto e fascino ambigui questi lavori che dietro la loro essenziale eleganza formale delineano un inquietante tracciato. Scrittura muta che non richiede forse di essere spiegata, interpretata, ma solo misticamente contemplata, vissuta e goduta.

Scheda tecnica

  • Segni e forme misteriche di Gianni Pignat
    dal 25 febbraio al 30 marzo 2010
  • Curatore:
    Giovanni Cozzarizza
  • Galleria della Torre
    Spilimbergo (Pn), Corte del Castello
  • Orario di apertura:
    mar-dom, ore 11-13 e 17-20; lun chiuso
  • Info:
    Tel. (+39) 0427 50555
    Sito web dell'artista

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