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Jean-Auguste Dominique Ingres - Il fidanzamento di Raffaello con la nipote del Cardinal Bibbiena, 1813-1814. Olio su carta incollata su tela, cm 59 x 46. Baltimora, Maryland, The Walters Art Museum

DALLA SCENA AL DIPINTO: le sezioni della mostra al Mart

Il complesso intreccio fra teatro e pittura dal neoclassicismo al simbolismo

a cura di Redazione, il 27/03/2010

L’emozionante percorso cronologico dell’esposizione “Dalla scena al dipinto. La magia del teatro nella pittura dell’Ottocento. Da David a Delacroix, da Füssli a Degas” (Mart di Rovereto, fino al 23 maggio 2010) prende avvio da alcuni capolavori neoclassici di Jacques-Louis David e Anne-Louis Girodet, opere dipinte in un momento in cui, nella Francia del secolo dei Lumi e della Rivoluzione, al teatro e alla pittura è affidato un nuovo ruolo educativo, che supera la pura narrazione del fatto storico.

Per molti protagonisti della pittura neoclassica il rapporto con il teatro è andato ben oltre l’ispirazione. L’attore Talma, il maggior talento scenico del suo tempo, nel realizzare i propri costumi di scena s’ispirava alle creazioni di David, che a sua volta erano riprese da modelli dell’antica Roma. In opere come il Giuramento degli Orazi, (1786) il linguaggio “frontale”, fortemente “scenico” di David, suggerisce esplicitamente modelli di virtù morale come esempio per la nuova Repubblica.

Il Romanticismo

Se Jacques-Louis David e gli artisti della sua epoca evocano i gloriosi eventi del passato, i romantici rappresentano le passioni più private: le opere di Paul Delaroche e Jean-Auguste-Dominique Ingres, sono dei veri e propri drammi “messi in scena” sulla tela. A partire dal XVIII secolo gli scritti di William Shakespeare stimolano l’immaginazione di numerosi artisti. Un importante nucleo di opere, qui riunite per la prima volta, illustrano straordinarie letture dei drammi shakespeariani dipinte da artisti quali Füssli, Delacroix, Chassérieau e Sargent. L’“innamoramento” per il grande drammaturgo inglese farà parte della sensibilità romantica, già in nuce nell’opera di Johann Heinrich Füssli, il maggior interprete dell’opera di Shakespeare in pittura.

É stato, infatti, il suo genio artistico a cogliere e rendere visibile il lato “oscuro” di tragedie come Macbeth e Amleto. Da questo punto di vista l’influenza di Füssli sulla pittura successiva è stata enorme, e la mostra lo evidenzia con il monumentale dipinto Lear caccia Cordelia (c. 1784–1790), che lascia per la prima volta la sede dell’Art Gallery of Ontario di Toronto. .

Il pittore svizzero, con la sua interpretazione visionaria dei drammi di Shakespeare, ha anticipato non soltanto il romanticismo “noir”, ma anche il simbolismo e per certi aspetti anche l’espressionismo tedesco dei primi anni del ‘900.

Johann Heinrich Füssli - Lear caccia Cordelia, c. 1784–1790, olio su tela, cm 267,3 x 364,5 Toronto, Art Gallery of Ontario, dono del Contributing Members' Fund 1965

Verso la fine del XIX secolo l’infatuazione per l’opera di Shakespeare si affievolisce e anche la pittura storica di impronta accademica vive la sua ultima stagione, trovando però ancora espressioni di alto livello come nell’opera Paolo e Francesca (1870) di Alexandre Cabanel, in cui gli amanti sono raffigurati morti, espediente che rende inattuali quelle riflessioni morali e filosofiche che il soggetto aveva nel passato messo in campo. Ancora più radicale è un’altra tela sempre dedicata a Paolo e Francesca, dipinta da Gaetano Previati nel 1887, che trasforma la morte dei due personaggi danteschi “in uno squallido fatto di cronaca”(Guy Cogeval.

In Italia, l’opera di Francesco Hayez, ampiamente rappresentata in mostra, costituisce uno degli esempi più interessanti della relazione tra arte e teatro in età romantica: oltre ad aver collaborato agli allestimenti scenici del Teatro della Scala, Hayez riprende nei suoi dipinti modi e temi del grande melodramma italiano, in particolare delle opere di Giuseppe Verdi.

Degas e il realismo

Il percorso della mostra procede con la rivoluzione “realista” di Honoré Daumier e Edgar Degas, per i quali la scena teatrale perde il suo ruolo predominante all’interno della rappresentazione pittorica, in favore di una complessità narrativa che si avvale di altri protagonisti. Degas non esita a far entrare nei suoi dipinti l’orchestra e gli spettatori, riducendo così lo spettacolo ad un semplice pretesto decorativo. Con Degas, infatti, il confine della tela ignora completamente il confine della scena e il gesto pittorico si esprime liberamente rifiutando la gerarchia dello spazio. Il teatro esiste ancora come soggetto d’ispirazione, ma il suo passaggio da elemento centrale a dettaglio segna una vera e propria rivoluzione del linguaggio pittorico: Degas diventa così uno degli artisti chiave della mostra. In opere come L’orchestra dell’Opéra (circa 1870), alla drammaturgia si sostituisce la coreografia. “In qualche misura – scrive Guy Cogeval – è tracciata una linea che collega il particolare impressionismo di Degas, fatto di casualità e di istantaneità, alla rivoluzione dei Ballets Russes intorno al 1910, che metterà la danza al centro della creatività d’avanguardia.”

John Singer Sargent - Ellen Terry nel ruolo di Lady Macbeth, 1882. Olio su tela, cm 221 x 114,3. Londra, Tate

Il Simbolismo

L’ultima parte della mostra ci porta all’alba del ‘900, quando il rapporto con la sperimentazione teatrale d’avanguardia conduce gli artisti alle soglie dell’astrazione. E’ una rivoluzione anticipata già alla metà dell’Ottocento da un artista come Richard Wagner con il suo progetto di opera d’arte totale. Di soggetto wagneriano sono, ad esempio, le tele e le litografie di Henri Fantin-Latour ed Odilon Redon, chiaramente ispirate dal sogno di una fusione tra le arti.

Nella pittura simbolista si mescolano mito e realtà: nell’opera L’attore Josef Lewinsky nel ruolo di Carlos in Clavigo, (1895), Gustav Klimt, rinnovando totalmente il genere del “ritratto”, va oltre alla semplice rappresentazione della realtà, creando uno spazio magico in cui raffigurare il suo personaggio. La generazione degli artisti simbolisti ed in particolare i pittori Nabis, partecipano al teatro sperimentale del tempo: Édouard Vuillard, Maurice Denis abbandonano, infatti, gli aspetti più narrativi a favore di una maggiore sintesi della visione, ed è naturale per loro farsi coinvolgere nelle compagnie teatrali d’avanguardia impegnate in un’analoga evoluzione. É il caso ad esempio di Vuillard, che lavora con il Théâtre d'Art di Paul Fort, ed è tra i fondatori del Théâtre de l’Oeuvre di Lugné-Poe.

L’arte dei Nabis fiorisce in un momento di forte trasformazione, che anticipa quelle collaborazioni strettissime tra pittori e scenografi testimoniate, come più sopra si è accennato, nella mostra “La Danza delle Avanguardie”. Dalla “visione sintetica” di Vuillard – esemplare in questo senso è il dipinto Le donne in giardino (1891) – si arriva infine alle ricerche estreme degli scenografi Adolphe Appia ed Edward Gordon Craig, grandi innovatori del teatro, che rivoluzionano l’intreccio tra pittura, architettura e scenografia. Adolphe Appia, in particolare, immagina uno spazio scenico in cui l’attore è un tutt’uno con la “scenografia spirituale”, che allude alla realtà attraverso fondali stilizzati.

L’epilogo della mostra- e dunque anche di questo straordinario intreccio tra pittura e teatro che la mostra racconta- sta proprio qui, nella rivelazione di quell’estrema tensione verso l’astrazione, che sarà uno dei destini più innovativi e radicali della pittura europea del XX secolo.

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