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Scarpa, storia di un genio affamato di bellezza

a cura di Redazione, il 01/06/2006

Ciò che connoterà maggiormente l’iniziativa "Carlo Scarpa cento anni di architettura", in programma dal 2 al 4 giugno, sarà l’apertura di tutti i più importanti luoghi scarpiani d’Italia. Un percorso davvero stimolante su 40 anni di attività del grande architetto nato a Venezia nel 1906. Per molti versi questo Centenario costituisce una sorta di “risarcimento” dell’Italia a un Maestro del Novecento venerato all’estero. Scarpa non ebbe infatti vita facile. La parte più reazionaria del professionismo veneziano lo portò due volte in tribunale, per abuso della professione in quanto non era laureato in architettura. Al tempo stesso molti docenti della facoltà di Architettura di Venezia lo guardavano con diffidenza, definendolo un “capomastro bizantino” impegnato nella ricerca di una anacronistica sapienza del costruire. In momenti di forte tensione sociale come furono quelli del dopoguerra, Scarpa non faceva nulla per attenuare le polemiche: rimase storica la sua rivendicazione, in una bellicosa assemblea studentesca in pieno ’68, della sua ricerca di “un moderno Faraone che mi faccia costruire la sua piramide”. In realtà, tutto il percorso di Carlo Scarpa è un viaggio alla ricerca della bellezza. Il suo talento viene esaltato dalle occasioni in cui si tratta di “mettere in mostra” l’arte, sia che si tratti di allestire esposizioni dei grandi artisti europei a lui contemporanei, sia di “raccontare” la storia dell’arte allestendo le collezioni permanenti di grandi musei. Con occhio da regista e sceneggiatore cinematografico, egli sa farci guardare, come fosse la prima volta, sculture, gessi e dipinti che credevamo di conoscere, collocandoli nello spazio disegnato dalla luce e arricchito da un sapiente uso dei materiali.
La ricerca della bellezza fu l’obiettivo di tutta la sua carriera. Scarpa non ebbe mai uno "studio professionale", ma lavorava in casa, spesso aiutato da propri allievi, seguendo i ritmi della propria particolarissima "bottega": sia che si trattasse di allestire negozi o sedi di banche, tombe, case o edifici pubblici. La sua opera testamento è il grande complesso funerario per il suo “Faraone”: la famiglia Brion, che gli commissionò una tomba-giardino nella campagna di San Vito di Altivole. Ed è proprio in questo emozionante vertice della sua arte, nel luogo dai profondi significati, in una architettura tutta incentrata sul numero 11 (ottenuto sommando le lettere del suo nome e cognome) che egli volle essere sepolto, dopo la sua tragica morte in Giappone nel 1978.
Nell’ambito della tre-giorni dedicata a Scarpa, il 2 giugno, presso l’Archivio di Stato a Treviso, verrà aperto il “Centro Carlo Scarpa”. Qui troveranno collocazione buona parte dei 30 mila disegni di Scarpa che nel 2001 la DARC ha acquisito dal figlio Tobia per il nascente Museo MAXXI di Roma. All’interno del Centro, una galleria espositiva permanente presenterà al pubblico, a rotazione, serie tematiche di disegni autografi (nell’immagine, il disegno di Villa Veritti a Udine).
Intanto il MAXXI architettura sta procedendo all’inventario e alla riproduzione digitale dei disegni e dei documenti scarpiani. L’inventario, che procede per progetti, sarà presto in rete con la relativa banca dati sul sito web della Darc

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