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Intervista con gli artisti Debora Bongianni e Carlo Tarani

a cura di Redazione, il 19/10/2005

Abbiamo intervistato Debora Bongianni e Carlo Tarani, il duo di artisti (poetessa lei, pittore lui) che operano sotto la sigla “Tarani Bongianni Project”, in vista dell’evento in programma alla Pieve di Romena il prossimo 22 ottobre 2006.
 
D: Carlo, perché ha deciso di stabilirsi nelle terre del Casentino?
Tarani: La motivazione della scelta può leggersi in trasparenza nei miei prodotti pittorici, volti al recupero della genuina essenzialità, di un romanticismo volutamente schiacciato dai moti consumistici, di una tecnica investita in rappresentazioni del corpo, gabbia di anima, animo, e mente, con tematiche a volte dure ma estremamente reali, dell’uomo, che non si perdono in forzose costruzioni di rompicapo necessarie solo ai sedicenti intellettuali. Si rivolgono sì a un’èlite, ma è un’èlite che non ho deciso, né tanto meno scelto, poiché oggettivamente sono pochi colori che nel tumulto odierno si fermano, riflettono, discutono, "vivono se stessi" per ciò e con ciò di cui veramente "L’Umano" necessita.
 
D: Come giustifica l’inversione di tendenza radicale nella sua pittura?
Tarani: Già l’esperienza in Germania presso gli scultori Matschinski Denninghoff, fece maturare in me una spinta al cambiamento, sensibilizzato forse dall’aver respirato dalle loro opere una contrapposizione di pesantezza/leggerezza.
L’utilizzo attuale del monocromo dualismo bianco/nero non contiene in sé alcuna pretesa di novità, e non è volutamente indirizzato a creare stupore nello spettatore.
L’abbandono del colore demarca un segno di crescita, spirituale ed artistica, è il tentativo, ma soprattutto il desiderio, di intraprendere una lotta verso ciò “che distoglie”, verso “la tentazione” che allontana l’uomo dalla sua vera natura, dagli obiettivi per cui è stato creato divenendo poi ingranaggio, inerme e inconsapevole, di un marchingegno più grande di sé.
La mia sfida è il difficile recupero della semplicità, di un equilibrio bilanciato tra gli opposti, di un bianco come risultante di un “tutto” che si muove, e di un nero come “non visibilità”, ma non assenza, del tutto.
 
D: Quali sono gli elementi principali che appartengono al suo filo conduttore?
Tarani: Il rapporto tra contenitore e contenuto; la cornice è parte integrante dell’opera, non assume valenze decorative, ma un significato di “causa di forza maggiore”.
Ciò che delimita interviene per rassicurare, per darne un senso di compiutezza formale.
Ma i contenuti sono senza uno spazio e senza un tempo definiti, sono “comparse” che gentilmente si concedono a me nel loro viaggio, mi forniscono una possibilità unica di cattura e fruizione, per poi andarsene coi loro imballaggi negli occhi degli altri.
I fondali, realizzati con fogli di libri, rimandano a una storia fatata di paziente comunicazione tra il ieri e l’oggi, tra il prima ed il dopo, tra la ragione ed il sentimento.
Lo sfruttamento infine della fotografia come momento unico di immortalità dell’uomo, nel suo essere struggente e nostalgico da cui diparte lo strascico pittorico.


["Ossessione nevralgica"]

D: Come ha partorito il connubio tra pittura e letteratura?
Tarani: Da una parte risiede in me il pensiero melanconico del salotto culturale ottocentesco, in cui uomini interessati alle varie arti si riunivano per discutere di esse.
Dall’altra c’è stata, e c’è ovviamente tuttora, l’attrazione immediata verso gli scritti sintetici e appassionati di Debora.
Trovo che Debora abbia uno stile struggente e coraggioso, che fa commuovere in modo non melenso ed al contempo agita desideri di denuncia e di riscatto.
Mi affascinano soprattutto le liriche brevi, concise, che come il mio “bianco” racchiudono “il tutto” e lasciano spazio allo sviluppo immaginativo del tema.
 
D: E lei, Debora, come spiega lo sposalizio dei suoi elaborati con la pittura?
Bongianni: È un’idea che avevo in mente già da un po’; e quasi casualmente si è realizzata grazie a Carlo, che utilizza sia i miei prodotti poetici, sia la mia immagine come fonte di ispirazione e strumento di rappresentazione.
In me c’è il desiderio represso di studi nel campo dell’arte, ed in futuro vorrei affiancare alla mia laurea in psicologia una specializzazione in arte terapia.
Un artista è per me una sorta di ossessivo-compulsivo; è ossessionato da un’idea, un’immagine, un pensiero, una melodia, e non trova pace finché quest’ansiogena energia psichica non sfoga in concretezza attraverso penna o pennello.
 
D: I suoi scritti sono soltanto poetici?
Bongianni: No, lo sono stati per un periodo e continueranno ad esserlo per l’amore irresistibile che provo verso l’idea “dell’idea” catturata al volo, e rappresa in poche frasi, schematiche e succulenti.
Ma dopo il riconoscimento del 2° posto per la Sezione Narrativa al 30° Premio Letterario Nazionale Casentino “Silvio Miano” 2005, ottenuto con il racconto “Finestre nere” , ho deciso di portare avanti altre tipologie di elaborati, nei quali comunque la mia penna si ritrova facendo sempre nuove scoperte.
È in cantiere la pubblicazione di un racconto sull’eros, inserito in un’Antologia che raccoglie vari prodotti storici e contemporanei sul tema; il racconto sarà affiancato da disegni ad acquerello di Carlo.
 
D: Quali sono i vostri prossimi progetti?
Bongianni: Beh…a parte adottare un gatto e fare una vacanza, stiamo preparando una manifestazione patrocinata dal Comune di Pratovecchio (AR) e dalla Provincia di Arezzo, in stretta collaborazione con l’Accademia Europea diretta da Edy Frollano e dal Prof. Rodolfo Tommasi.
L’evento si svolgerà presso la Pieve di Romena; saranno allestite le opere di Carlo all’interno della struttura romanica, sia sulle pareti che in terra, costruendo un percorso itinerante.
L’esposizione sarà accompagnata da una performance musicale intervallata dalla lettura dei brani della Bongianni legati alle opere pittoriche.

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