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Camille Corot, Mantes (le Matin), © Musée des Beaux-Arts de la Ville de Reims. Photo. Devleeschauwer

SPECIAL / Corot - il progetto di mostra

Nella città scaligera in atto la dimostrazione visiva dell’affermazione: “Corot è l’ultimo dei classici e il primo dei moderni”

a cura di Redazione, il 04/01/2010

Sulla linea della mostra Corot à l’art moderne. Souvenirs et variations, in corso al Musée des Beaux-Arts di Reims dal febbraio 2009, ma ampliando nettamente i suoi obiettivi, la mostra che il Musée du Louvre ha organizzato a Verona al Palazzo della Gran Guardia (fino al 7 marzo 2010) è la dimostrazione visiva e spaziale della celebre affermazione: “Corot è l’ultimo dei classici e il primo dei moderni”.

Tre sezioni con cento opere in mostra

Attraverso tre grandi sezioni e circa cento opere, da Poussin a Picasso, dal XVII al XX secolo, osserveremo come Camille Corot ha attinto la sua conoscenza della tecnica del paesaggio, come pure molte fonti d'ispirazione estetiche, dalla grande tradizione classica del paesaggio del XVII secolo, sia italiano sia francese sia olandese; quindi, vedremo come lui stesso abbia sviluppato i motivi derivati dalla tradizione - alberi, resa dei monti e della distanza, fiumi e torrenti, vedute urbane ed edifici nel cuore della campagna, ecc. - sviluppando uno stile allo stesso tempo sobrio, realistico, luminoso e fondato sulla sintesi pittorica; infine, scopriremo come l'arte di Corot abbia profondamente segnato prima la generazione impressionista, quindi gli artisti ‘fauves’ ed i cubisti, sia nella rappresentazione della natura, sia nel trattamento della figura umana.

Corot, collegamento tra passato e futuro, tra tradizione e modernità

Ritornando alla fonte della tradizione classica, prima di prendere atto della fondamentale influenza di Camille Corot sull'arte moderna, pensiamo di mettere al meglio in luce il suo ruolo di passaggio, cioè il posto di primo piano della sua opera nella pittura del XIX secolo, come collegamento tra il passato ed il futuro, tra la tradizione e la modernità.

Introduzione alla mostra: gerarchia e nobiltà dei generi del paesaggio

Il tema principale di questa introduzione consiste in una presentazione generale e didattica dei generi del paesaggio, come sono stati definiti, fin dal XVII secolo, dalla tradizione classica, dai principi accademici e dalla pratica quotidiana.
Utilizzato da sempre principalmente come fondale nelle opere di storia o di altri generi pittorici, il paesaggio diventa nettamente più autonomo dal XVII secolo, con la definizione “di paesaggio storico” o “eroico”, nel quale la rappresentazione della natura è almeno tanto importante quanto il racconto che ospita.

Achille-Etna Michallon, Démocrite et les Abdéritains, Paris, Ecole Nationale Supérieure des Beaux-Arts (PRP 56)

Una natura “dipinta per essa stessa”

Quasi nello stesso momento, la comparsa del paesaggio pastorale, nel quale l'argomento è a volte ridotto ad un semplice aneddoto, conferma l’avvento del primato della natura; il racconto, ancora presente in modo minore, si fa questa volta secondario.

Lo sviluppo della pratica dello studio all'aperto, dipinto “secondo natura”, ha costituito un ulteriore segno dell'importanza crescente di questo desiderio di dipingere “paesaggi puri”. E già si profilava la potenzialità di un'inversione dell'importanza dei generi a vantaggio “della vista”, quindi dello studio dal vero sulla tradizione.
L'artista impone sempre più spesso la concezione di una natura “dipinta per essa stessa”.

PRIMA SEZIONE: “L’ultimo dei classici”

In questa sezione, il visitatore è messo di fronte all’oggettività del potente legame esistente tra l'opera di Corot e la grande tradizione del paesaggio classico europeo; ammiratore di Nicolas Poussin e di Claude Gellée, detto Lorrain, formatosi presso i maestri del Neoclassicismo, come Achille-Etna Michallon e Jean-Victor Bertin, Camille Corot ha costruito i suoi principi estetici personali sulle basi dell'eredità dei grandi paesaggisti europei del XVII secolo.

Camille Corot, Jeune fille à sa toilette, Paris, Musée du Louvre (C) RMN - © René-Gabriel Ojéda

Così egli non romperà mai con il genere del paesaggio storico, sino alla fine della sua vita: espose ad esempio uno stupefacente Biblis al Salon del 1875. Al Salon, espose anche molto spesso paesaggi “eroici” che mettono in scena argomenti mitologici o religiosi; la nozione stessa di “souvenir”, genere che si svilupperà dopo il 1860, proviene in fondo dal suo attaccamento ai paesaggi che ospitano un racconto, dove la natura funge certamente da contorno alla narrazione, ma è soprattutto complice e partecipe di questa narrazione.

I viaggi in italia

D'altra parte, Corot ha trovato numerose fonti d'ispirazione visiva e soprattutto ha maturato la sua concezione del trattamento della luce e dei colori in quello che fu il crogiolo di tutti i paesaggisti dal XVII secolo, Roma e l'Italia. I tre viaggi da lui effettuati nel 1825, nel 1834 e nel 1843, non furono soltanto l'occasione di scoprire le località italiane e dipingere di fronte alle rovine di Roma o alle cascate di Tivoli; durante questi soggiorni, Corot ha soprattutto trovato lo spirito dei maestri e la cultura della natura che tutti i suoi predecessori avevano sviluppato durante i loro viaggi.
Infine, della tradizione classica egli conserverà sempre i principi tecnici della raffinata “ricomposizione” del paesaggio in studio, pratica che si trova ancora integralmente nell’ideazione dei suoi famosi “souvenirs”.

SECONDA SEZIONE: gli “ornamenti” della natura

Questa sezione studia nel dettaglio gli elementi costitutivi del paesaggio nell'insegnamento e nella pratica dal XVII al XIX secolo e vuole dimostrare come Corot rigenerò, in modo evidente, la rappresentazione di quelli che sono chiamati “gli ornamenti della natura”, ovvero le varie componenti di un paesaggio, vegetali, minerali o artificiali.

Tutti i trattati di paesaggio proponevano i loro precetti tecnici ed estetici per imparare a dipingere gli elementi della natura; dal Cours de peintures par principes di Roger de Piles fino al trattato pubblicato nel 1800 da Pierre-Henri di Valenciennes, i teorici del paesaggio avevano classificato questi elementi naturali in tipologie precise, che comprendevano tanto i “dettagli” della natura - alberi, rocce, piante, ecc. - quanto gli elementi naturali complessi, fissi come le montagne o mutevoli come il cielo e l'acqua.

Pierre-Henri de Valenciennes, Etude de ciel au Quirinal, Paris, Musée du Louvre (C) RMN - © Hervé Lewandowski

L’approccio tecnico ed artistico nei confronti degli elementi naturali

L'insegnamento del paesaggio insisteva soprattutto sull'importanza delle lunghe ore passate a studiare e copiare questi “ornamenti” della natura, sia copiando i maestri, sia la natura stessa; fin dal Settecento le opere dipinte all'aperto da François Desportes annunciavano la riflessione sui temi della generazione neoclassica, in particolare con Valenciennes e Michallon.

Avendo ricevuto un solido insegnamento - un anno nella bottega di Achille-Etna Michallon e tre anni in quella di Jean-Victor Bertin, seguiti da altri tre anni da studio all'aperto in Italia, dopo aver copiato i maestri del Louvre e letto i trattati teorici - Corot controllava completamente quest'approccio tecnico ed artistico nei confronti degli elementi naturali. Ma, pur restando fedele a questi principi della tradizione classica, proponeva sintesi originali, soluzioni plastiche nuove e variazioni personali che segneranno tutti i suoi successori.

TERZA SEZIONE: Corot. “Il primo dei moderni”

Riprendendo i principi generali e i numerosi temi della mostra De Corot à l’art moderne. Souvenirs et variations, in corso al Musée des Beaux-arts de Reims, questa sezione cerca di dimostrare come Corot, dopo avere assimilato la tradizione classica ed averla rigenerata, anticipa chiaramente l'evoluzione della pittura dalla fine della XIX e l'inizio del XX secolo, esaminando allo stesso tempo la ricerca infinita sulla rappresentazione pittorica dei movimenti e delle vibrazioni della natura, la destrutturazione della forma e la sua ricomposizione e anche la seduzione di una visione più simbolica ed emozionale della natura, che porta verso l'astrazione.

Claude Monet, Les Bords de Seine. Le Printemps à travers les branchages, Paris, Musée Marmottan (Inv. 4018)

L’influenza di Corot su impressionisti e “moderni”

Quest'approccio dell'influenza di Corot sugli impressionisti e “i moderni” si sviluppa in due parti quasi uguali, una dedicata al paesaggio e l'altra alla figura umana. Questa sezione si conclude con una selezione di alcune opere di “souvenirs” che consentono di aprire verso una tematica più lirica e sentimentale che permette di considerare Corot come l'ultimo dei pittori romantici ed il precursore degli impulsi astratti.

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