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Zoran Music. Ida, 1986, olio su tela, 41 x 27 cm. Collezione Privata, © Zoran Antonio Music - by SIAE 2009

ZORAN MUSIC. Estreme figure

Venezia rende omaggio al “viandante mitteleuropeo” grande protagonista del ‘900

a cura di Valentina Redditi, il 01/12/2009

Promossa dall’Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti di Venezia, dalla Regione del Veneto e da Arthemisia Group, apre al pubblico giovedì 3 dicembre 2009 la mostra “Zoran Music. Estreme figure”, evento che celebra il centenario della nascita dell’artista. A cura di Giovanna Dal Bon, l’esposizione, ospitata nelle sale di Palazzo Franchetti (sede dell’Istituto Veneto) si compone di oltre ottanta significative opere, tra oli e lavori su carta, alcuni dei quali inediti ed eccezionalmente esposti per la prima volta. Una preziosa occasione per immergersi nel suggestivo mondo di Music (Gorizia 1909 – Venezia 2005) e dei suoi ricordi rielaborati soprattutto a Venezia.

Music, presenza fondamentale del Novecento

Artista di levatura internazionale, considerato tra le presenze fondamentali del Novecento, Zoran Music, di origini dalmate, trova infatti a Venezia la sua città di adozione. Terra di fusione tra oriente e occidente, la città lagunare è fonte di ispirazione e punto di riferimento costante per l’artista, durante la sua intera traiettoria pittorica.

La terribile esperienza della deportazione

Un viandante mitteleuropeo, in fondo sempre heimatlos - come definito dalla curatrice - Zoran Music è nato a Gorizia, a quell’epoca parte dell’impero austro-ungarico, crocevia di razze, culture e idiomi. Vive gli anni dell’infanzia in Dalmazia e poi da profugo in Stiria e Corinzia; seguono l’Accademia a Zagabria, le impressioni raccolte a Praga su Klimt e Schiele e gli impressionisti francesi, un lungo soggiorno in Spagna sulle tracce di Goya, le esposizioni nella Trieste post-imperiale, dove incontra la pittrice Ida Cadorin, sua futura moglie, e poi a Venezia.

Zoran Music. Non siamo gli ultimi, 1976, acrilico su tela, 146 x 114 cm. Collezione Privata, © Zoran Antonio Music - by SIAE 2009

Dopo la terribile esperienza di deportazione a Dachau ritorna a Venezia nel 1946, dove vivrà, dal 1951 in alternanza con Parigi, fino alla morte, avvenuta nel maggio 2005.

La mostra di Palazzo Franchetti

Il percorso della mostra indaga soprattutto gli ultimi trent’anni della traiettoria pittorica di Music, quando la sua figurazione scarnificata si fa estrema.
L’opera di Music, che attraversa quasi tutto il secolo scorso, indica infatti, nel suo segno scabro ed essenziale, un itinerario di spoliazione verso il raggiungimento dell’essenza.

“Non siamo gli ultimi”

Lo dimostrano in primis i cadaveri di Dachau nel ciclo Non siamo gli ultimi. Dopo una latenza di tre decenni, negli anni settanta, afferma "sono dovuto tornare a Dachau", alludendo al riaffiorare ossessivo di quelle immagini. Già impresse nei suoi disegni realizzati di nascosto durante la prigionia e in parte persi nel vento, mentre tornava sul camion da Dachau a Venezia, quelle immagini indelebili nella memoria sono tradotte ora in pittura senza enfasi alcuna, con cruda e semplice essenzialità.

Dalle “Figure grigie” alle visioni di “Piazza San Marco”

Molto intense anche le Figure grigie degli anni novanta e i suoi ultimi autoritratti: figure che resistono alla forza che le disgrega. Fonte di ispirazione inesauribile è inoltre la moglie Ida, compagna di una vita consacrata alla pittura; la ritrae miriadi di volte, da sola o nel Doppio ritratto, con lui che la dipinge, sapendo di avere di fronte l’insondabile mistero della femminilità. Immancabili infine le visioni di una Venezia interiore e intimissima. Opere mai viste in pubblico prima d’ora. È la città dove Music si sente libero, dove vive di una semplicità quasi monacale e dove dipinge quotidianamente nel suo studio, sottotetto di Palazzo Balbi Valier a San Vio.

Zoran Music. Molino Stucky, 1998, pastello grasso su carta, 47,5 x 63,7 cm. Collezione Privata, © Zoran Antonio Music - by SIAE 2009

Negli ultimi anni, Venezia appare avvolta in una tenebra di inchiostro o nel bagliore aranciato di un pastello grasso: sono le suggestive visioni della Punta della Dogana, del Canale della Giudecca, del Molino Stucky, di Piazza San Marco.

«Oltre c’è il profondo. Il luogo dove non si spiegano le cose, una specie di nebbia dov’è difficile muoversi»

Una mostra meditativa dunque e ricca di fascino grazie alle atmosfere create da Music con le sue vibrazioni luminose, i contorni che si dissolvono o le fitte trame segniche che graffiano le superfici. Music crea “…figure che annidano al confine di un territorio pittorico-esistenziale, al limite ultimo dello spazio - afferma Giovanna Dal Bon - Strappate alla figurazione, sottratte a qualsiasi funzione di “rassomiglianza” dicono un al di là del raffigurabile, instaurando nuovi rapporti all’interno della figura; in questo, forse, estreme”. E a chi gli domandava cosa ci fosse al di là della superficie delle sue tele Music rivelava: “Oltre c’è il profondo. Il luogo dove non si spiegano le cose, una specie di nebbia dov’è difficile muoversi”.

Scheda tecnica

  • Zoran Music. Estreme figure
    dal 3 dicembre 2009 al 7 marzo 2010
    Inaugurazione: mercoledì 2 dicembre, ore 17
  • Curatore:
    Giovanna Dal Bon
  • Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti
    Venezia, Campo Santo Stefano 2842
    Ponte dell’Accademia
  • Orario di apertura:
    tutti i giorni, ore 10-18 (la biglietteria chiude alle 17.30)
  • Biglietti:
    Intero € 9; ridotto € 7,50; ridotto scuole € 4
  • Catalogo:
    Marsilio
  • Uffici Stampa:
    Istituto Veneto di Scienze Lettere ed Arti
    Anna Zemella
    annazemella@annazeta.it
  • Arthemisia Group
    Alessandra Zanchi
    az@arthemisia.it
    press@arthemisia.it
  • Marsilio Editori
    Chiara De Stefani
    c.destefani@marsilioeditori.it
  • Info:
    Charta Tel. 899 666 805 (servizio a pagamento)
    Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti
    Tel. (+39) 041 5334420
    Zoran Music

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