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Antony Gormley, “6 Times Left”, 2009, cast iron, 191x59x36 cm. © courtesy of the artist & Galleria Continua San Gimignano / Beijing / Le Moulin. Photo by Oak Taylor-Smith

ANTONY GORMLEY. Another Singularity

Approda in Cina l’ultimo lavoro dello scultore inglese, in cui la semplice materia del corpo umano scruta le nuove dimensioni dello spazio e del tempo

di Luca Maffeo, il 16/11/2009

Evadere i semplici canoni della tridimensionalità sembra essere l’obbiettivo preposto al recente lavoro di Antony Gormley, “Another Singularity”: un corpo di matrice poliedrica che si estende nello spazio e nel tempo seguendo la geometria della bolla, formato da 682 corde elastiche intrecciate che irradiano il tetraedico modello centrale e lo collegano al luogo reale della galleria che lo ospita. Non solo lavori inediti, ma un modo per ripercorrere le fasi salienti di una carriera fondata sulla riscoperta del corpo umano, primo e immortale punto di partenza per l’indagine dello scultore.
La mostra rimarrà allestita negli spazi espositivi della Galleriacontinua di Beijing (Pechino) fino al prossimo 28 febbraio 2010.

Lo spazio dei corpi secondo i canoni della “New British Sculpture”

Esponente di spicco di quella tendenza nata in Inghilterra all’inizio degli anni Ottanta e nota a livello internazionale come New British Sculpture, Antony Gormley è il promotore della nuova percezione, volta a riconsiderare l’oggetto scolpito e lavorato in relazione al suo agire in uno spazio e in un tempo che gli sono propri, che lo determinano in quanto essere e lo rimandano inevitabilmente al suo significato nel mondo e nella storia. «Non mi interessa tanto la funzionalità del corpo, ma molto di più lo spazio che il corpo stesso rappresenta» (Antony Gormley, in Time Orizon, Thames & Hudson, 2008).
Il corpo è dunque un indizio, non di perfezione anatomica né di bellezza armonica, ma del legame fisico instaurato tra l’uomo e il suo senso. «Io devo comunicare dalla mia esistenza», dice lo scultore, dal mio esserci in un contesto.
Quale tempo e quale spazio sono l’uomo? A cosa appartengono, con cosa interagiscono? Da qui, da questa concezione nascono i primi lavori, “Seed and Bowl” e “Full Bowl” (1978), due sculture concepite secondo il principio della matrioska, del pieno e del vuoto, il mutare nello spazio e il compiersi dell’oggetto nel tempo; fino a “6 time left” (2009), presente in mostra, un calco in ghisa del corpo dell’artista intento ad osservare e interagire con l’ambiente in cui è esposto.

Percezione e astrazione della materia nello spazio e nel tempo

Antony Gormley, “Another Singularity”, 2009, 8mm polypropylene cord, 6mm and 8mm bungee cord, steel fixings, variable dimensions. © courtesy of the artist & Galleria Continua San Gimignano / Beijing / Le Moulin. Photo by Oak Taylor-Smith

Ciò che stupisce è il metro usato, un semplice corpo umano, già visto, e mai conosciuto fino in fondo, innalzato a unità di misura per la creazione di un essere senza dimensioni, esteso nello spazio e nel tempo – nella storia – sostenuto e percepito dal rapporto cercato con il luogo che lo contiene e comprime, costringendolo fino alla liberazione totale, la dematerializzazione in forma astratta: «la nostra capacità di astrazione è ciò che rende possibile rimuovere (ab-strare) noi stessi dal senso-legato-al-contesto e trovarci in relazione al soprasensibile», il suo senso ultimo (Susan Stewart, The sculptor as a first finder, 2007).
È l’immagine di un uomo che guarda, che scruta e si immedesima, e, così facendo, indica allo spettatore la via della ricerca in una dimensione oltre la corporalità della materia. Questo è forse il carattere più interessante del lavoro di Gormley, innovativo e moderno nello scopo, tradizionale nel soggetto (“Aperture III”, 2009). Ecco la nuova identità, “Another Singularity” (2009), una forma concreta che attende (ad-tende) e rinuncia al suo stato fisico, pur senza rinnegarlo, secondo i tratti di un’esplosione a 360°, in evoluzione e trasformazione continua – così commenta lo scultore – idealmente cominciata 13,7 miliardi di anni fa (“Big Bang”) e ancora in atto.

La tensione del corpo scultoreo verso il proprio compimento

Antony Gormley, “Feeling Material XXXIX”, 2008, 5mm square section mild steel, 194x165x170 cm. © courtesy of the artist & Galleria Continua San Gimignano / Beijing / Le Moulin. Photo by Oak Taylor-Smith

«Qui non c’è acqua ma solo roccia» recita il verso 332 de “La terra desolata” di T.S. Eliot; un poema arido, in cerca d’acqua, sostanziale, che disseta, nutre e genera.
Credo che il paragone non sia affrettato, poiché ciò che prevale nell’opera di Gormley è l’assidua tensione della materia verso il suo compimento. Una via dettata non da qualche operazione mentale, teorica, lasciata a se stessa, ma sculture di memoria michelangiolesca (“Man rock II”, 1982) e plastici calchi nati dalla potenza liberatrice ferro. Esseri in divenire, sorti da mani generatrici e prime spettatrici, aspiranti alla creazione, al senso del loro creato.
Si arriva dunque alla nuova identità – “Un’altra singolarità” –, ciò che rimane di quella potenza in atto, la visione dello spazio occupato dalla tensione del corpo e della materia (“Feeling material XXXIX”, 2008).

    Scheda Tecnica

  • Antony Gormley. “Another Singularity”
    fino al 28 febbraio 2010
  • Curatore:
    Federica Beltrame
  • Galleriacontinua
    2 Jiuxianqiao Road, Chaoyang Dst. 100015 Beijing (Pechino)
  • Orario di apertura:
    mar-dom, ore 11-18
  • Biglietti:
    Ingresso libero
  • Catalogo:
    “Antony Gormley, Another Singularity”, pubblicato da Galleria Continua San Gimignano / Beijing / Le Moulin (a cura di Federica Beltrame)
  • Info:
    Galleriacontinua
    Tel. (+86) 1059789505
    beijing@galleriacontinua.com.cn

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