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Aligi Sassu. L'Asceta (Illustrazione per Mafarka), 1928, matita colorata su carta

Sassu, Aligi

a cura di Redazione, il 29/10/2009

Aligi Sassu nasce a Milano da padre sardo e madre emiliana nel 1912. A tredici anni conosce Carlo Carrà e a sedici presenta le sue prime opere alla Biennale di Venezia. Si ispira al Futurismo di Boccioni, Previati, Carrà, ma osserva anche Cezanne e Picasso. In questi anni si affianca all'avanguardia futurista di Russolo e Prampolini.

Il realismo

Nel 1928 scrive con Bruno Munari, il Manifesto della Pittura, prendendo come assunto la raffigurazione di forme antinaturalistiche. In questi anni studia a fondo Velazquez e dipinge “Il nudo plastico”, esposto alla Biennale di Venezia nello stesso anno. Di questo periodo sono "L'Ultima Cena", quadro che sintetizza la poetica visiva di Sassu. Votato al realismo non disdegna di rifugiarsi nel mito, così la "sua" "Ultima Cena" diviene un convito in cui Cristo è attorniato da personaggi vestiti in abiti moderni.

Il cavallo, motivo dominante nell’opera di Sassu

Nel 1930 è a Milano dove conosce, oltre a Manzù, Giandante X, il filosofo napoletano Persico e Giuseppe Gorgerino, giornalista quest'ultimo della terza pagina dell'Ambrosiano portavoce della fronda intellettuale milanese. E' il 1934 e Sassu studia Delacroix e la pittura di storia al Louvre di Parigi. In questo periodo crea quello che sarà il suo motivo dominante: il cavallo, onnipresente nelle sue opere negli anni successivi.

Aligi Sassu. Il ritorno, 1927, tempera su carta

Il “Gruppo Rosso”

Nel 1935 forma il Gruppo Rosso con Nino Franchina e Vittorio Della Porta. Nel 1936 firma uno dei suoi quadri più celebri, "Il Caffè", che è La Coupole di Parigi; inoltre dipinge "Fucilazione nelle Asturie", considerato uno dei rari quadri eseguiti in favore della Resistenza. Nel 1937 per via di un manifesto che celebra la vittoria in Spagna delle Brigate Internazionali contro l'esercito franchista viene arrestato per due anni. Nel dopoguerra vive un'esistenza sociale e artistica appartata lontano dal cubismo di Braque e Picasso. Studia invece Vincent Van Gogh e si reca nella terra di suo padre. In Sardegna realizza numerose opere murali e dipinti ispirati a motivi dell’isola come le celebri "Tonnare”. Nel 1963 si trasferisce nell'arcipelago delle Baleari, a Cala San Vicente, nell'isola di Maiorca, nel villaggio di Pollenza.

"Il rosso è il suo Barocco"

Del 1967 è il ciclo della "Tauromachie", presentate dal poeta spagnolo Rafael Alberti. Il rosso diviene il suo colore preferito ("Il rosso è il suo Barocco", disse di lui il critico Raffaele Carrieri). Nel 1976 lavora agli affreschi di Sant'Andrea a Pescara. Questi sono gli anni in cui sperimenta nuove tecniche, dove miscela la tradizione con l'innovazione, come ne "I Moti Angioini", un'opera composta con silicone e tempera, dedicandosi inoltre alla scultura e all'incisione. Negli ultimi anni esegue anche quadri prendendo spunto dal mondo del calcio.

Muore all'età di 88 anni, il giorno del suo compleanno, il 17 di luglio del 2000. Parte imponente della sua opera si trova a Lugano, presso la Fondazione Helenita Olivares e Aligi Sassu.

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