Special » SPECIAL / Hopper: il percorso espositivo

Edward Hopper, “Second Story Sunlight (Secondo piano al sole)”, 1960, Olio su tela, 101,92 x 127,48 cm. Whitney Museum of American Art, New York; acquisito grazie ai fondi dei Friends of the Whitney Museum of American Art 60.54. © Whitney Museum of American Art, N.Y. Fotografia di Steven Sloman

SPECIAL / Hopper: il percorso espositivo

Le sezioni in cui si articola la grande rassegna di Palazzo Reale curata da Carter Foster

a cura di Redazione, il 13/10/2009

La storia di Edward Hopper è indissolubilmente legata al Whitney Museum of American Art che ospitò varie mostre dell’artista, dalla prima nel 1920 al Whitney Studio Club a quelle memorabili nel museo, del 1960, 1964 e 1980. Dal 1968, grazie al lascito della vedova Josephine, il Whitney ospita tutta l’eredità dell’artista: oltre 3000 opere tra dipinti, disegni e incisioni.

Le istituzioni prestatrici

A cura di Carter Foster, conservatore del Whitney Museum che ha concesso per l’occasione il nucleo più consistente di opere, la rassegna, realizzata con il coordinamento scientifico di Carol Troyen, vanta tuttavia altri importanti prestiti dal Brooklyn Museum of Art di New York, dal Terra Foundation for American Art di Chicago e dal Columbus Museum of Art.

Le tecniche predilette da Hopper e il rapporto fra disegni preparatori e dipinti

Edward Hopper, “A Maquereau (Study for Soir Bleu)”, 1914, Conté crayon nera e carboncino su carta, foglio 26,8 x 21,3 cm. Whitney Museum of American Art, New York; lascito di Josephine Nivison Hopper, 70.318. © Heirs of Josephine N. Hopper, licensed by the Whitney Museum of American Art. Fotografia di Sheldan C. Collins

Suddivisa in sette sezioni, seguendo un ordine tematico e cronologico, l’esposizione italiana ripercorre tutta la produzione di Hopper, dalla formazione accademica agli anni in cui studiava a Parigi, fino al periodo “classico” e più noto degli anni ‘30, ‘40 e ’50, per concludere con le grandi e intense immagini degli ultimi anni. Il percorso prende in esame tutte le tecniche predilette dall’artista: l’olio, l’acquerello e l’incisione, con particolare attenzione all’affascinante rapporto che lega i disegni preparatori ai dipinti: un aspetto fondamentale della sua produzione fino ad ora ancora poco considerato nelle rassegne a lui dedicate.

Le prime sezioni della mostra: gli anni della formazione

Le prime sezioni “Autoritratti”, “Formazione e prime opere. Hopper illustratore” e “Hopper a Parigi” illustrano un gruppo di promettenti autoritratti, le opere del periodo accademico e quindi gli schizzi inondati di luce e le opere del periodo parigino, come il noto dipinto “Soir Bleu” (1914). La sala dedicata a “La definizione dell’immagine: Hopper incisore”, con capolavori fra cui “Night Shadows” (1921) e “Evening Wind” (1921), mette in evidenza la sua tecnica elegante e quel “senso di incredibile potenzialità dell’esperienza quotidiana” che riscuote grande successo e che segna l’inizio di una felice carriera.

Hopper disegnatore e il suo metodo di lavoro

Nella sezione titolata “L’elaborazione di Hopper: dal disegno alla tela”, che celebra la straordinaria mano di Hopper disegnatore e il suo metodo di lavoro, viene presentato un gruppo significativo di disegni preparatori per esempio per “Morning Sun” (1952) e per il precedente “New York Movie” (1939), nei cui bozzetti si può vedere chiaramente come prenda forma la figura femminile: all’inizio è quasi un ritratto della moglie Jo (sua unica modella) per poi giungere alla “maschera” del cinema - uno dei temi prediletti dall’artista - assorta nei suoi pensieri e bella come una diva.

© Heirs of Josephine N. Hopper, licensed by the Whitney Museum of American Art. Fotografia di Sheldan C. Collins

Questa sezione svela quanto il “realismo hopperiano” sia spesso il frutto di una sintesi di più immagini e situazioni colte in tempi e luoghi diversi e non una semplice riproduzione dal vero. In mostra eccezionalmente anche uno dei suoi i famosi taccuini, l’”Artist’s Ledger Book III”, che riempiva insieme alla moglie, dove si vedono abbozzati molti dei suoi dipinti a olio.

Nelle sale dedicate a “L’erotismo di Hopper” la mostra riunisce invece alcune delle più significative immagini di donne in stati contemplativi, perlopiù nude o semi svestite, da sole e in interni, che insieme alle opere della sezione "L’essenza dell’artista. Tempo, luogo e memoria" illustrano al meglio la poetica dell’artista, il suo discreto realismo e soprattutto l’abilità nel rivelare la bellezza nei soggetti più comuni, usando spesso un taglio cinematografico, molto apprezzato dalla critica.

Scorci di vita della middle class divenuti delle vere e proprie icone

Hopper è stato per lungo tempo associato a suggestive immagini di edifici urbani e alle persone che vi abitavano, ma più che i grattacieli – emblemi delle aspirazioni dell’età del jazz – egli preferiva le fatiscenti facciate rosse di negozi anonimi e i ponti meno conosciuti. Tra i suoi soggetti favoriti vi sono scorci di vita nei tranquilli appartamenti della middle class, spesso intravisti dietro le finestre da un treno in corsa, immagini di tavole calde, sale di cinema, divenute delle vere e proprie icone, come testimoniano alcuni celebri capolavori esposti: “Cape Cod Sunset” (1934), “Second Story Sunlight” (1960) e “A Woman in the Sun” (1961).
Hopper realizza anche notevoli acquerelli, durante le estati trascorse a Gloucester (Massachusetts), nel Maine, e a partire dal 1930, a Truro (Cape Cod).

Edward Hopper, “Stairway at 48 rue de Lille, Paris (Scale del 48 di Rue de Lille, Parigi)”, 1906, Olio su legno, 33,02 x 23,5 cm. Whitney Museum of American Art, New York; lascito di Josephine Nivison Hopper, 70.1295. © Heirs of Josephine N. Hopper, licensed by the Whitney Museum of American Art. Fotografia di Jerry L. Thompson

Difficile vedere il mare in quelle opere che raffigurano piuttosto dune di sabbia arse dal sole, fari e modesti cottage, animati da sensuosi contrasti di luce e ombra. Dipinti che evocano sempre delle storie pur lasciando irrisolte le motivazioni dei personaggi.

L’apparato fotografico della mostra

La mostra è arricchita di un importante apparato fotografico, biografico e storico, in cui viene riper¬corsa la storia americana dagli anni ’20 agli anni ’60 del XX

secolo: la grande crisi, il sogno dei Kennedy, il boom economico. Un’occasione dunque per capire meglio anche la nuova crisi di oggi e l’America di Barack Obama.

L’installazione “Friday, 29th August 1952, 6 A.M., New York”di Gustav Deutsch

La mostra di Edward Hopper vuole guardare alle persone come “soggetti attivi”, piuttosto che come “consumatori”, al fine di creare un evento che sia prima di tutto un’esperienza unica e coinvolgente per il visitatore.
Con questo intento, la mostra ospita eccezionalmente e per la prima volta in Italia un’installazione interattiva e multimediale di Gustav Deutsch, noto film-maker e video artista austriaco (Vienna 1952), autore di innumerevoli film, video e performance in tutto il mondo.

Voluta da Arthemisia, in accordo con Palazzo Reale di Milano, l’installazione dal titolo “Friday”, “29th August 1952”, “6 A.M.”, “New York” farà entrare fisicamente i visitatori nel mondo di Hopper grazie alla ricostruzione della scenografia raffigurata nel dipinto “Morning sun” (1952). Tutti potranno diventare i protagonisti del dipinto, entrando sul “set” e muovendosi a piacimento come attori di brevi rappresentazioni, filmate da una telecamera e proiettate su uno schermo.

Percorsi didattici

Edward Hopper a Truro, Massachusetts, con la moglie Giò sullo sfondo, 14 Agosto 1960. Photo by Arnold Newman/Getty Images

Un esclusivo e accattivante percorso didattico a cura di Francesca Valan è rivolto a tutti i bambini e i ragazzi (5-14 anni) in visita alla mostra. Per chi vorrà seguire le tappe del processo creativo di Hopper, sarà a disposizione all’ingresso un bellissimo taccuino che riproduce in scala quello utilizzato dall’artista, con tutte le indicazioni per avventurarsi nel suo mondo. I più piccoli (2-5 anni) accompagnati dai genitori potranno invece cimentarsi in una divertente caccia al tesoro seguendo le indicazioni su alcune speciali cartoline.

Nel catalogo, edito da Skira, i saggi di: Carter Foster, Carol Troyen, Sasha Nicholas, Goffredo Fofi, Demetrio Paparoni, Luigi Sampietro.

stampa pagina stampa solo testo Segnala l'articolo Ascolta con webReader

Articoli correlati

a cura di Bernd Noack, il 13/10/2009

EDWARD HOPPER

Dal 14 ottobre 2009 al 31 gennaio 2010, una grande antologica ospitata a Palazzo Reale di Milano renderà omaggio all’opera di Edward Hopper (1882-1967), il più popolare e noto artista americano del XX secolo....