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11 settembre, la Sfera di Koenig come simbolo di speranza

a cura di Redazione, il 11/09/2006

È sua l’unica opera d’arte situata nei dintorni del World Trade Center ad essersi miracolosamente salvata dagli attentati dell’11 settembre, nonostante le profonde “ferite” rimaste sulla sua superficie rimangano a testimoniare quel giorno terribile. Parliamo di Fritz Koenig, l’artista bavarese autore di “Kugelkaryatide”, la fontana monumentale meglio nota come “The Spere”, la Sfera (o “The Globe”), la più grande scultura in bronzo dei nostri tempi. Alta oltre sette metri e mezzo, si compone di 52 sezioni in bronzo che furono assemblate nella città di Brema. Completata l’operazione, l’opera intera attraversò l’Atlantico in nave, destinazione Lower Manhattan. Qui venne sistemata proprio tra le due Torri (One Wtc e Two Wtc), nella Austin J. Tonbin Plaza. Commissionata dall’autorità portuale di New York alla fine degli anni sessanta, all’inizio sembrò che la scultura sarebbe stata realizzata da Henry Moore. Ma l’architetto delle Torri Gemelle, Minoru Yamasaki, che aveva scoperto Koenig visitandone una mostra alla Staempfli Gallery di Manhattan, decise di affidarlo proprio allo scultore bavarese, allora poco più che quarantenne. “Non ero né troppo giovane né troppo vecchio per accollarmi quell’enorme impegno”, ricorda Koenig, nato nel 1925 a Würzburg in Germania.
Cinque settimane dopo gli attentati dell’11 settembre, l’artista si recò a Ground Zero con il regista Percy Adlon (quello di “Bagdad Café”), già autore nel 1979 e nel 1996 di due documentari proprio su Koenig. Ne nacque un terzo filmato di 43’50” (Leora Films) che mostra lo scultore prima, durante e dopo la visita a ciò che rimaneva della sua opera, da lui stesso definita “il mio figlio più grande”. Le immagini sono intermezzate dal racconto dello stesso Koenig di come venne realizzata “Kugelkaryatide”. È la storia di un lavoro gigantesco, ma anche dell’arte “ferita” come simbolo dell’umanità violata. Oggi la Sfera continua a far mostra di sé, un po’ ammaccata, in quello che è stato ribattezzato il "Giardino della speranza".
 
Le "Towers of light" sono state accese a Ground Zero al calar della sera da una bambina di 12 anni, rimasta orfana dopo l’attentato alle torri gemelle: il Tributo di luce è stato reso possibile grazie alla tecnologia made in Italy, e soprattutto grazie a una azienda della provincia di Alessandria.
Due quadrati di 15 metri per lato, ognuno formato da 44 lampade allo xenon. Ogni lampada ha una potenza di 7mila watt, pesa 200 kg ed è alta 1,5 metri.
II Tributo di luce, visibile a diversi km di altezza, lancerà raggi di luce a 1.6 km di altezza e resterà acceso, ogni notte, fino al 13 aprile. Sarà "affiancato" dalla sfera di acciaio e bronzo di Fritz Koenig, la stessa sfera che è sopravvisuta quasi intatta al crollo delleTorri e che ora si trova nel "Giardino della speranza".

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