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Francis Upritchard, "Richard", 2008, statua policroma e tessuto, pezzo unico

53. Biennale di Venezia: eventi collaterali

In Laguna con Artelab, alla scoperta di alcuni dei più interessanti appuntamenti collegati alla Esposizione Internazionale d’Arte

di Cristina Nisticò, il 21/09/2009

Il nostro suggestivo e intrepido viaggio attraverso i luoghi della Serenissima che ospitano le mostre collaterali, è perfettamente in linea con quel che il direttore di questa edizione, Daniel Birnbaum, ha dichiarato: «Fare Mondi // Making Worlds’ è una mostra guidata dall’aspirazione a esplorare i mondi intorno e davanti a noi». Noi quindi abbiamo esplorato Venezia, alla ricerca di spazi espositivi reconditi, cercandoli lungo i canali, tra le stradine pittoresche della città, passeggiando incantati tra pareti scabre con i mattoni a vista dei palazzi d’epoca, attraversando porte antiche e pavimenti scricchiolanti dove sono disseminate opere impegnate e allestite con uno stile curatoriale genuinamente internazionale, fuori dalle strategie impersonali dell’ormai obsoleto “white cube”.

In zona san Marco: “Foreign Affairs: Artists from Taiwan” e “Il Faro della Memoria”

Lee Sun-Don, “Awakening / I am Riding on the Wind, 14”, 2008, olio e acrilico su tela, 60.5-72.5 cm, pezzo unico

Nel Palazzo delle Prigioni troviamo “Foreign Affairs: Artists from Taiwan”, una delle mostre più significative e impegnate di tutta la Biennale, organizzata dal Taipei Fine Arts Museum of Taiwan e curata da Fang-Wei Chang. L’esposizione indaga su tematiche economiche, sociali e politiche contemporanee mediante l’impegno degli artisti in zone geografiche a loro estranee, affrontando questioni di identità e di comunicazione, a volte con palese rammarico oppure con ironiche trovate. Tra gli artisti partecipanti, tutti meritevoli di attenzione come Chen Chieh-jen con “Empire's Borders I”, “China Town” di Chang Chien-Chi e la divertente e al contempo impegnata serie di video “Ventriloquists” di Yu Cheng-Ta, vogliamo valorizzare “Mutual Subject: What to Be Done”, il lavoro di Hsieh Ying-chun. Quest’ultimo è un architetto che lavora su progetti a costo zero, con materiali poveri e facilmente reperibili nelle zone scelte per la realizzazione degli edifici. Hsieh Ying-chun viene definito un “architectural activist”, che in italiano suona come un attivista architettonico, perché con il suo impegno aiuta moltissime persone indigenti, oppure vittime di disastri naturali, a costruire case dignitose, scuole, ospedali e tutto quel che può loro servire a vivere in un ambiente sicuro e confortevole fuori della disumana logica del profitto a ogni costo. Un’altra caratteristica del suo lavoro è il senso della cooperazione che crea nelle società in cui si trova a costruire: tutti collaborano alla realizzazione dei progetti mettendo a disposizione ogni loro capacità. Tutti.

Nel Telecom Italia Future Center è ospitato il padiglione della Repubblica del Gabon, per la prima volta presente alla Biennale. Il Gabon è rappresentato dall’artista Owanto con la mostra significativamente intitolata “Il Faro della Memoria”.

In zona Castello: “Biblioteca”, “Distorsion” e “Immediate Money”

Chien-Chi Chang, “China Town”. A sinistra: “Tang Z. Family”, New York City, 1998

Alle Fondamenta di Sant’Anna la Gervasuti Foundation presenta “Biblioteca”, l’installazione dell’artista coreana Woojung Chun, e “Distorsion”, un progetto dell’Arts Council England a cura di James Putnam. Gli artisti e le opere che più abbiamo apprezzato: Janet Cardiff & George Bures Miller con l’installazione musicale “Feedback 2004”, Tim Noble & Sue Webster con “Metal Fucking Rats”. Quest’ultima è una delle situazioni più interessanti di tutto il circuito collaterale: un insieme all’apparenza informe di rottami e oggetti arrugginiti, viene deformato, grazie ad un fascio di luce mirato verso lo stesso groviglio metallico proiettando l’ombra del cumulo sulla parete. Con nostra grande sorpresa e ammirazione per il lavoro svolto dai due artisti, vediamo che l’ombra dei rottami rappresenta due ratti intenti a procreare. Un’opera che contestualizza, all’interno di una Biennale Collaterale impegnata, una necessità impellente mondiale: il riciclaggio. Fare Mondi, ri-creare con i materiali di scarto.

Francis Upritchard, “Yellow Dancer”, 2009, scultura policroma e tessuto, pezzo unico, 49 x 39.5 x 24.5 cm

All’Istituto Provinciale per l'Infanzia Santa Maria della Pietà si può visitare il padiglione dell’Irlanda con le opere di Sarah Browne, Kennedy Browne e di Gareth Kennedy curata da Caoimhìn Corrigan. “Immediate Money” di Garreth Kennedy è di certo la più “irlandese” tra le opere presentate. Oltre alla mostra vera e propria, Gareth ha realizzato, nel periodo iniziale della Biennale, un evento performativo collettivo coinvolgendo alcuni musicisti di strada, definiti in inglese buskers, venuti appositamente dall’Irlanda, dando loro l’opportunità di suonare in una delle città più belle del mondo: Matthew Lennon, Jamie McDonald, Brenda Malloy, Sofiane Mebarek, Claudio Mercante, Seán Óg e Dan ‘the One Manb Band’ Steward. I soldi raccolti in questa circostanza, sono esposti all’interno della saletta dedicata all’artista, insieme alle fotografie dei musicisti a Dublino con i loro strumenti e a un piccolo ufficio per sottolineare i problemi burocratici ricorrenti per suonare in alcuni luoghi urbani.

In zona Cannaregio sono molte le mostre ben curate e meritevoli di attenzione

La mostra “Create & Change: Internal = External, 1 = ∞” organizzata a Palazzo Pisani Santa Marina e curata da Achille Bonito Oliva, è dedicata al lavoro pittorico e scultoreo dell’artista taiwanese Lee Sun-Don di cui abbiamo apprezzato, sia per l’eleganza dello stile che per la tecnica, “Dragon Angel / Delivering Wealth and Nobility” del 2009.
Sempre a Palazzo Pisani, è possibile visitare la personale “No Reflections - Martin Boyce”. La mostra, organizzata dallo Scottish Arts Council, National Galleries of Scotland e dal British Council Scotland presenta una serie di nuove opere dell’artista scozzese che propone l’idea di un paesaggio dai toni autunnali, di un labirinto popolato di oggetti arrugginiti all’interno del palazzo. Notiamo che anche in questo contesto il paesaggio e la natura siano al centro dei lavori degli artisti scozzesi, oltre a Boyce ricordiamo Andy Goldsworthy.
Nella Scuola Grande della Misericordia è stata organizzata la mostra “Divano Orientale – Occidentale. Arte contemporanea dall’Afghanistan, Iran e Pakistan”. Questa esposizione collettiva analizza i legami fra le due tradizioni artistiche veneziane e persiane, rivelando le interconnessioni che legano Oriente e Occidente nella vita e nell'immaginazione.

Il Palazzo Michiel dal Brusà ospita due esibizioni: “The End” e “Life of Imitation”

Lee Sun-Don, “Dragon Angel / Delivering Wealth and Nobility”, 2009, olio e acrilico su tela, pezzo unico, 81.5 x 81.5 cm

Al piano terra veniamo invitati nello studio dell’artista islandese Ragnar Kjartansson. La mostra “The End”, curata da Markús Thór Andrésson e Dorothée Kirch, è dislocata in due zone ben separate. All’entrata si apre davanti al pubblico uno spazio di lavoro allestito per l’occasione dove, per tutta la durata della Biennale l’artista dipinge i suoi quadri circondato dagli strumenti di lavoro, pennelli, tele e colori, e da oggetti di uso quotidiano, una bella serie di bottiglie vuote di birra, lo stereo e tutto quel che rende il suo lavoro rilassante e divertente. In una saletta a parte assistiamo sorridendo a una video installazione musicale, un vero e proprio concerto video dove l’artista e un suo stretto collaboratore si vedono intenti a suonare un’improbabile e distorta musica “country” immersi tra le Canadian Rocky Mountains. Una trovata molto simpatica e tecnicamente interessante che ricorda le atmosfere dei film di Aki Kaurismäki.
L’altra mostra ospitata nell’edificio è “Life of Imitation” dell’artista Ming Wong che presenta una sorta di multisala a ricordo della fiorente attività cinematografica di Singapore degli anni 50 e 60. Ming Wong ha ricevuto una menzione speciale dalla Giuria della 53ª Biennale per “aver esaminato la storia delle identità culturali multietniche di Singapore, vista attraverso la morte dell’industria cinematografica del paese un tempo fiorente”.

Per concludere: Nuova Zelanda, Macedonia e Kurdistan

Hsieh Ying-Chun, “Mutual Subject: What to Be Done”, 1999, fotografia digitale, dimensioni variabili

Vicino al Ponte Rialto, all’interno nella sede della Fondazione Claudio Buziol, vi invitiamo a visitare una delle due mostre organizzate dalla Creative New Zealand e dall’Arts Council of New Zealand Toi Aotearoa e curata da Heather Galbraith e Francesco Manacorda: “Save Yourself [Salvati]” di Francis Upritchard. L’artista mette in scena un paesaggio visionario che allude alle opere di Hieronymus Bosch e Pieter Brueghel, evocando al contempo la retorica utopistica della controcultura anni 60.

Un’ultima passeggiata in riva Ca’ di Dio per conoscere “My Sunshine” l’opera scientifico-utopista di Nikola Uzunovski e, verso la Stazione Santa Lucia vi invitiamo a visitare nel padiglione del Kurdistan dove è allestita una mostra forte e decisa, che racconta attraverso le opere degli artisti kurdi i problemi del loro popolo, il più grande gruppo etnico senza stato, vittima di genocidio, crimini contro l’umanità e ogni forma di violazione dei diritti umani. Quest’ultima iniziativa mirata a mantenere vivo l’interesse sulla causa del popolo kurdo è sostenuta dal Sindaco Cacciari e “sponsorizzata” dalla CGIL nazionale.

La 53ª Biennale di Venezia è anche un coro di voci e di azioni per Fare Mondi migliori.

    Scheda Tecnica

  • 53ª Biennale di Venezia Fare Mondi - Eventi Collaterali
    dal 7 giugno al 22 novembre 2009
  • Biglietti:
    Ingresso libero
  • Catalogo:
    La Biennale di Venezia. 53ª Esposizione internazionale d'arte. Fare Mondi, Marsilio Editore, speciale fotografico di Wolfgang Tillmans
  • Info:
    La 53ª Biennale - Eventi collaterali www.labiennale.org/it/arte/esposizione/eventi_collaterali/eventi.html

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