Cronaca » È morto Vladimir Tretchikoff, l’artista che piaceva a tutti ma non ai critici

È morto Vladimir Tretchikoff, l’artista che piaceva a tutti ma non ai critici

di Valentina Redditi, il 05/09/2006

La critica d’arte non usò giri di parole per far sapere che non lo considerava, bollandolo per tempo come “il re del kitsch”. Ora che è scomparso, qualcuno prima o poi si spenderà per rivalutarne l’opera, ma in fondo Vladimir Tretchikoff – morto a 92 anni in una casa di cura di Città del Capo – ebbe di che consolarsi anche in vita. Avendo capito presto che non sarebbe mai finito sui libri di storia dell’arte, continuò per tutta la vita a fare ciò che gli piaceva e gli riusciva meglio, incontrando un favore di pubblico straordinario. Basti pensare che “Chinese Girl” (nell’immagine), la sua tela più famosa, venne venduta in mezzo milione di copie in tutto il mondo, diventando il best seller numero uno dell’intera storia della pittura. I decenni in cui Tretchikoff costruì la propria contrastata fama e il proprio status di artista milionario furono i Cinquanta e i Sessanta. La sua prima grande mostra avvenne nel 1961 ai magazzini Harrods di Londra, dove fu visitata da 205.000 persone. Ma l’anno della definitiva consacrazione fu il 1967, quando una sua esposizione tra San Francisco e Los Angeles registrò un milione di visitatori nell’arco di un anno, dando il via a un successo commerciale senza precedenti.
Vladimir Tretchikoff era nato nel 1913 in Siberia, ma aveva lasciato la Russia con la sua famiglia dopo lo scoppio della rivoluzione. Dopo aver toccato la Manciuria, Shanghai e Singapore, alla fine della seconda guerra mondiale si stabilì definitivamente in Sudafrica.
Le esperienze in estremo oriente (fu perfino catturato dai Giapponesi durante la guerra e scomparve per diversi anni) influenzarono la sua produzione pittorica, costellata di fiori, animali e bellezze esotiche, tutti resi con meticoloso realismo. Cominciò a vendere bene fin dall’inizio della carriera, ma alcune sue opere finirono anche nelle abitazioni di noti collezionisti inglesi. Fra il 1978 e il 1999 la BBC, South African Broadcasting Corporation and Eurovision, dedicò quattro film al “re del kitsch” e alla sua fortunatissima produzione.

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