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Firenze, scrivono con pennarello indelebile sulla facciata di Santa Croce

a cura di Redazione, il 30/08/2006

Che sia volontà di danneggiare oppure semplice irresponsabilità, sta di fatto che i vandali sono tornati a sfregiare un monumento simbolo della città di Firenze. Ancora una volta, in estate.
Dopo il Nettuno di Piazza della Signoria, meglio noto come il “Biancone”, al quale un ubriaco staccò una mano nell’agosto del 2005 (parte riattaccata lo scorso luglio, l’altra notte è toccato alla basilica francescana di Santa Croce.
Ignoti hanno infatti scritto con un pennarello indelebile sul lato destro della facciata della chiesa progettata nel 1294 da Arnolfo Di Cambio. Ora si cercherà di ripulire il marmo dai graffiti, ma la superficie porosa ha assorbito l’inchiostro e non potrà essere riportata esattamente allo stato originario.
A denunciare l’atto vandalico è stato padre Antonio Di Marcantonio, rettore della basilica, lo stesso che pochi giorni fa aveva lanciato l’allarme sullo stato di degrado in cui versa l’area con al centro l’omonima piazza, famosa anche come sede delle partite del calcio storico. L’intero quartiere di Santa Croce, secondo padre Di Marcantonio, sarebbe “in balia di spacciatori, ubriachi e vandali”.
Le parole del sacerdote avevano avuto riscontri contraddittori nell’amministrazione cittadina, ma il nuovo atto vandalico spingerà ad adottare in tempi brevi provvedimenti finalizzati ad una maggiore protezione di piazza Santa Croce: probabilmente un sistema di videosorveglianza – lo stesso che ha permesso di individuare il responsabile del danneggiamento del Biancone – o addirittura “una cancellata di perimetrazione del sagrato come nell’800”, come ipotizzato all’agenzia ADNKRONOS dal direttore dell’Opera di Santa Croce, Giuseppe De Micheli.
La scelta di una soluzione è però ostacolata dal problema di stabilire di chi sia la proprietà di Santa Croce, e quindi l’onere dell’intervento. L’assessore alla cultura di Firenze, Simone Siliani, sempre all’ADNKRONOS ha ricordato che il Comune ha già avanzato un’ipotesi di accordo circa la definizione della proprietà, ma che la procedura è ferma da quattro anni in attesa che si pronunci il Ministero per i Beni Culturali.

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