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José Ortega, “Segador de verde”, 1970

Ortega, José Garcia

a cura di Redazione, il 23/06/2009

José Garcia Ortega nasce nel 1921 ad Arroba de Los Montes, piccolo paese della Mancha. A tredici anni si trasferisce a Madrid dove realizza i suoi primi dipinti e murali e collabora come illustratore con dei giornali. Prende parte ai circoli antifranchisti ed alla ‘cultura del silenzio’. All’età di 26 anni viene condannato al carcere per reati d’opinione.

“El Terror”, primo ciclo di xilografie dopo il carcere per reati d’opinione

Nel 1952 esce il suo primo ciclo di xilografie: “El Terror”, 25 incisioni tirate artigianalmente con una nuova tensione innovatrice dell’arte della grafica meditate e preparate negli anni di reclusione. Si trasferisce a Parigi nel ’53 grazie ad una borsa di studi del governo francese. Rientrato in Spagna riassume la sua esperienza tecnica e la sua carica di protesta arricchita dagli umori dell’Europa nelle incisioni “Lotte del popolo spagnolo”. Al 1958 risale il suo primo contatto con l’Italia grazie a Velso Meucci che lo incontra in clandestinità a Madrid e lo presenterà poi in Italia con la poesia “Quest’uomo”.

La residenza parigina

Negli anni Sessanta si trasferisce a Parigi, nel ’62 lavora nell’atelier di Friedlander affermandosi come capo scuola della giovane generazione. Nel ’63 il convegno internazionale dei critici d’arte diretto da G.C. Argan gli assegna la medaglia d’oro per la sua azione di lotta per la libertà, l’anno successivo Antonello Trombadori organizza la sua prima mostra personale alla galleria La Nuova Pesa di Roma. Nel ’67 riceve a Varsavia la medaglia d’oro al Festival della Gioventù ed espone a Madrid.

Le mostre internazionali della seconda metà degli anni ‘60

José Ortega, “Tramonto V”, 1972

L’impegno di Ortega nella attività artistica ed intellettuale trova consensi nella Spagna conservatrice di quegli anni. Dal ’65 al ’69 realizza numerose esposizioni in moltissime città a Parigi, St. Luois, Filadelfia, Toronto, Zurigo, Torino, Bruxelles e Madrid. Dal ’69 al ’70 lavora alla realizzazione di 20 tavole dal titolo “segadores”, in cui affronta il tema della sofferenza e l’alienazione del lavoratore agricolo. Questi lavori segnano una tappa molto importante frutto delle ricerche di Ortega per una “nuova forma d’espressione dell’incisione” che unisce la tecnica litografica a quella del torchio.

Il grande ciclo di incisioni “Ortega±Dürer”

Nel ’71 lavora al grande ciclo di Dürer “Ortega±Dürer”, 60 grandi incisioni, 12 delle quali su legno, in cui affronta il tema della guerra civile in Spagna e che consacrerà l’arte di Ortega in tutta Europa, verrà presentata in anteprima al Museo Dürer di Norimberga e subito dopo trasferita nella prestigiosa Sala leonardesca delle Asse presso il Castello Sforzersco di Milano. Nel ’73 si trasferisce in Basilicata iniziando una serie di opere in basso rilievo dipinto. Nel ’74 realizza la prima presentazione audiovisiva di “Morte e nascita degli innocenti” e “Passarono” con Françoise Rabath e Paco Ibanez al Castello Sforzesco di Milano. Dal ’74 al ’75 espone in numerose sedi in Italia oltre che a Beirut e Amsterdam.

Il provvisorio rientro in Spagna e il ritorno in Italia

José Ortega, “Adamo ed Eva”, 1972

Rientrato in Spagna nello stesso anno su richiesta dei rappresentanti del partito socialista spagnolo, gli viene dedicata una mostra antologica nei locali della Galleria Fucares e della Chiesa di San Augustin di Almagro; il sindaco però ne ordina la chiusura il giorno dopo l’inaugurazione.
Lascia nuovamente il suo paese e torna in Italia dove si ritira nei suoi studi di Roma e Bosco. A Lecce gli viene reso omaggio, con una mostra di sue opere, in occasione dell’inaugurazione della Casa della Cultura. Alla Fiera Arco-84 di Madrid la Galleria 32 presenta il famoso trittico “El 23-f” sul tentato ‘golpe’ di Tejero. L’opera, in cui sono riconoscibili i personaggi che hanno scritto una pagina importante della recente storia, suscita vivo interesse.

L’intensa attività espositiva degli anni ‘80

Numerose sono le mostre a cui parteciperà nel corso degli anni Ottanta: alcune sue opere sono presenti alla mostra “Omaggio a Raffaele Carrieri”, organizzata alla Galleria 32 di Milano e trasferita successivamente a Taranto; partecipa alla Fiera di Colonia con la Galleria Orangerie-Reinz e alla Fiera di Madrid Arco ’85 con la Galleria Punto di Valencia, partecipa con alcuni suoi dipinti alla mostra “Spagna, 75 anni di protagonisti” organizzata dal Museo della Villa Malpensata a Lugano, nel 1987 espone con una personale presso la Galleria Orangerie–Reinz di Colonia ad Arco ’87. Al 1990 risale la personale alla Galleria “Faunas” di Madrid e la mostra “Omaggio a José Ortega”, antologica di opere dal 1968 al 1990, alla Galleria Appiani Arte 32 di Milano, presentata in catalogo da Alberico Sala.

Gli omaggi alla memoria del grande pittore dopo la scomparsa nel 1990

Josè Ortega muore a Parigi il 24 dicembre 1990. Molteplici sono gli omaggi che nel corso degli anni saranno resi alla memoria del grande pittore contadino: nella primavera del ’90 un gruppo di oltre 50 pittori, scultori e scrittori spagnoli, fra i più noti, rende omaggio alla sua memoria con una mostra nelle sale della Galleria Villanueva di Madrid, quattro delle sue opere andranno in donazione al Museo Sandro Pertini di cui Ortega era grande amico; a Capo d’Orlando invece, nell’ambito della XXXI Rassegna Nazionale di Pittura, gli viene dedicata una mostra retrospettiva curata da Vittorio Fagone dal titolo “Josè Ortega pittore mediterraneo” a cui fanno seguito le personali di Ortega presentate dalla Galleria Appiani Arte 32 di Milano ad Arte Fiera di Bologna e ad Artissima di Torino.

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