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FRIED ROSENSTOCK

Una vita a Firenze, dal 2007 a Berlino: la visita di Artelab all’atelier di un artista affascinante e in continua trasformazione

di Bernd Noack, il 01/08/2009

A Firenze Fried Rosenstock è noto soprattutto per le sue performance a Villa Romana, Villa Vogel e più recentemente al Palazzo San Clemente della facoltà di architettura. Già negli anni settanta era un pioniere del genere. Egli non è un narciso, come si potrebbe credere in un primo momento, piuttosto uno che con le sue apparizioni ambivalenti riflette sul ruolo dell’artista. Così facendo non spiega l’arte “alla lepre morta”, ma cerca di mettere in moto l’immaginazione e di rendere possibile la comprensione di contesti complessi.

Quando Fried ballava in un vestito fosforescente sul tetto di Villa Romana

Le sequenze di movimenti effettuate sulle facciate dei palazzi dell’arte (“Autoelevazione all’esterno delle istituzioni”, Villa Romana 1978 e “Autoelevazione 2003”, Villa Vogel), in spazi oscurati o nella notte (“Luftleute”, Villa Romana 1993, “Pulsanda tellus”, Villa Romana 2005, “Prendere ombra”, giardino del Palazzo San Clemente 2006) venivano sempre registrate anche in video, ma in fondo bisognava essere presenti, quando egli ballava in un vestito fosforescente sul tetto di Villa Romana o scivolava come un misterioso insetto nel suo vestito luminoso per giardini notturni.

Le spiazzanti installazioni dei “Gemini impari”

Parallelamente ha costruito oggetti dorati di piccolo formato con significato alchemico, più tardi i cosiddetti “Gemini impari” - oggetti trovati che egli abbinava ad una controparte - in modo da creare tra queste coppie un campo di tensione dialettica. Disposti in istallazioni di gruppi o isole per terra, trasformavano l’ambiente, lo spettatore si trovava in una prospettiva che lo spiazzava in modo sorprendente.

Passato e presente a confronto nel nuovo atelier di Berlino

A Berlino Rosenstock piano piano si è avvicinato alla scena dell’arte, ha stabilito alcuni contatti per poi entrare in possesso di un atelier, dove costruisce i suoi nuovi oggetti. Alcune performance in spazi pubblici, associati all’edizione di una cartolina, i cosiddetti “Berliner Spaziergänge” (passeggiate per Berlino) non sono rimasti senza reazione. Finora contengono allusioni giocose al suo cognome: “Rosenstock trägt Birkenstock…Unter den Linden”, 2008, oppure “Rosenstock - nicht Rodenstock”, anch’esso del 2008. Nella prima azione porta un ramo di betulla (Birkenstock) sulle spalle (e non i famosi sandali ai piedi), nella seconda guarda, sulle sponde del Humboldthafen, attraverso occhiali di spine non prodotti dalla nota ditta di occhiali.
Nell’atelier si può prendere visione dei lavori fiorentini e confrontarli con le opere più recenti di quest’artista sempre in trasformazione e molto stimolante.

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