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Tobias Bernstrup

CORPUS. Arte in Azione

Il Napoli Teatro Festival Italia apre alle arte visive con un suggestivo programma di performance realizzato in collaborazione con il museo MADRE

a cura di Valentina Redditi, il 06/06/2009

Nato nell’ambito del Napoli Teatro Festival Italia, prende il via oggi, sabato 6 giugno, “Corpus. Arte In Azione”, programma di performance curato da Adriana Rispoli ed Eugenio Viola. Ospitato nelle sale del MADRE, Museo donna REgina di Napoli – che da quest’anno si lega al Festival con un accordo di collaborazione triennale – l’iniziativa ha l’obiettivo di sviluppare all’interno della manifestazione il settore delle arti visive, con particolare attenzione alle arti performative.

Il Leib husserliano

La rassegna indaga alcune esperienze che vedono il corpo, il Leib husserliano, nella duplice veste di protagonista e deuteragonista, soggetto e oggetto, attore e opera, caratteristica che dalle avanguardie a oggi ha creato un forte legame - ancorché sotterraneo e poco esplorato - tra una certa idea della pratica artistica e le sperimentazioni teatrali più radicali.

Nel variegato panorama della performance si è scelto di approfondire due filoni distinti ma complementari: uno caratterizzato da un significativo nesso con quelle tematiche corporali che si riaffermano sulla scena dell’arte a partire dall’inizio degli anni novanta, un altro invece contraddistinto da una serie di sconfinamenti e tangenze che ibridano i territori delle arti visive con quelli della musica e del teatro.

Automutilazioni, tagli, incisioni, esibizioni di fluidi corporali

Nel primo il corpo è indagato nella sua accezione più estrema, diviene luogo di malattia e di morte per tracciare i contorni di una alterità deviata. Automutilazioni, tagli, incisioni, esibizioni di fluidi corporali contraddistinguono la ricerca degli artisti vicini al cosiddetto fenomeno del “neoprimitivismo”, del quale Ron Athey è sicuramente uno dei rappresentanti più prestigiosi ed emblematici.

Angela Barretta, Danilo Fatur, Kira O’Reilly

L’artista mette in scena, senza mediazione alcuna, tematiche scomode e non di rado sgradevoli, un modus operandi che appartiene anche alla napoletana Angela Barretta (qui con Danilo Fatur). Di altrettanto impatto ma spinto da motivazioni esistenziali diverse è il lavoro di Kira O’Reilly che abbina alle classiche istanze bodiste una fascinazione per le biotecnologie e per le proficue e inquietanti interrelazioni tra arte e scienza.

Gabrjiel Savic Ra, Milica Tomic, Andrea Cusumano, Marino Formenti

La poetica di Gabrjiel Savic Ra, erede della gloriosa tradizione balcanica, si caratterizza per il recupero di alcune tematiche care alla Body Art “storica” aggiornata su istanze più contemporanee. Uno sconfinamento di matrice schiettamente teatrale diviene l’espediente di Milica Tomic per gettare uno sguardo impietoso sulle lacerazioni e le violenze subite nella ex Jugoslavia. Una riattualizzazione simbolica presente anche nel lavoro di Andrea Cusumano, qui con Marino Formenti, che spinge alle estreme conseguenze l’idea di “teatro totale” insita nell’Orgyen Mysterien Theater del suo maestro: Hermann Nitsch.

Il logo del MADRE - Museo donna REgina di Napoli

Gestualità corporea ed elemento sonoro

L’altro filone di indagine analizza la performance nella sua accezione più trasversale. L’azione performativa si caratterizza per una commistione di gestualità corporea abbinata all’elemento sonoro che assume una importanza preponderante.

Nico Vascellari, Jamie Shovlin, Lustfaust, Tobias Benstrup

È il caso delle azioni di Nico Vascellari che contamina suggestioni ancestrali e apotropaiche a una estetica di matrice post punk, di Jamie Shovlin e dei suoi Lustfaust che portano in scena sonorità spiccatamente noise fatte di musica industrial e di sperimentazioni elettroniche; dello svedese Tobias Benstrup infine, dove l’atto performativo si stempera nel fascino atemporale dell’androginia, cortocircuita una estetica noir e suggestioni new wave, elementi pop e un vocabolario formale prossimo al video game.

Il ciclo di proiezioni

L’istanza espositiva si integra con quella documentaria nella Project Room del Museo Madre che per tutto il periodo della rassegna si trasforma in una video room. Il ciclo di proiezioni, realizzato in collaborazione con Lois Keidan e Andrew Mitchelson, rispettivamente direttrice e Project Manager della Live Art Development Agency di Londra, offre l’occasione di visionare una serie di materiali inediti sulla performance “estrema” e allo stesso tempo un focus di approfondimento sugli artisti invitati ad agire live al Madre.

Scheda tecnica

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