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Mario De Biasi, “Giulietta Masina” (serie “Donne allo specchio”)

De Biasi, Mario

a cura di Redazione, il 26/05/2009

Mario De Biasi (1923, Sois, Belluno), è l’uomo giusto al posto giusto, definito dai colleghi stranieri “l’italiano pazzo” per audacia e caparbietà (vedi Budapest 1956), inizia a fotografare nel 1945 con un apparecchio rinvenuto tra le macerie di Norimberga, dove si trova deportato.

Le 132 copertine e gli innumerevoli reportage per “Epoca”

A Milano (dove vive e lavora) ha la sua prima mostra personale nel 1948, nel 1953 entra a far parte della redazione di Epoca (all’epoca diretta da Enzo Biagi), con cui realizza, in più di trent’anni, 132 copertine ed innumerevoli reportage da tutto il mondo a dimostrazione del poliedrico e versatile punto di vista che ha toccato più temi con formidabile resa narrativa.

Le mostre internazionali

Fittissima la sua carriera espositiva, tra cui la partecipazione alla rassegna “Gli Universalisti” alla Photokina di Colonia nel 1972, la mostra del 1994 “The Italian Metamorphosis, 1943-1968” al Solomon Guggenheim Museum di New York, nel 2000 la grande retrospettiva all'Arengario di Milano, nel 2007 al Paris Photo e nel 2008 alla mostra sul “Neorealismo Italiano” di Madrid.
È presente nel volume “The Faces of Photography: Encounters with 50 Master Photographers of the 20th Century”. Ha pubblicato - fino ad ora - oltre 90 libri fotografici.
Quando non fotografa, disegna e colora.

I premi

Erich Salomon Preis, Colonia,1964,
Premio Saint Vincent per il giornalismo 1982,
Festival di Arles, alla carriera, 1994
Maestro della Fotografia Italiana dalla FIAF, 2003
Ambrogino d’oro, Milano, 2006

Hanno detto di lui

«È uno dei più promettenti fra i nuovi fotografi italiani, l’ottantaquattrenne Mario De Biasi».
[Vittorio Sgarbi, in “Metamorfosi”, 2006].

«Ha fotografato rivoluzioni e uomini famosi, paesi sconosciuti. Ha fotografato vulcani in eruzione e distese bianche di neve al Polo a sessantacinque gradi sotto zero. La macchina fotografica fa parte ormai della sua anatomia come il naso e egli occhi”.
[Bruno Munari]

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