Eventi » Magdalena Abakanowicz. SPACE TO EXPERIENCE

Magdalena Abakanowicz, “Mutants”, 2000, 6 figure, acciaio inossidabile

Magdalena Abakanowicz. SPACE TO EXPERIENCE

La Fondazione Arnaldo Pomodoro ospita fino al 26 giugno undici gruppi scultorei di grandi dimensioni che ripercorrono i cinquant’anni di ricerca della controversa artista polacca. Una mostra a cura di Angela Vettese

di Matteo De Angelis, il 20/05/2009

È uno spazio esperienziale più che una semplice esposizione quello con cui il visitatore si dovrà confrontare alla Fondazione Arnaldo Pomodoro di Milano. Per Magdalena Abakanowicz (1930) l’opera è la mostra nel suo complesso. Un luogo dove è necessario rinunciare all’inutile tentativo di connotare, collocare, definire ciò che si sta guardando per poter ripercorrere il sentiero di ricerca affrontato in cinquant’anni d’attività dalla scultrice polacca. La libertà totale dalle regole e il rifiuto di qualsiasi modello di riferimento espresso più volte dalla stessa artista sono gli unici strumenti interpretativi necessari per avviare il processo d’interiorizzazione delle opere esposte e consentirne la reale fruizione.

La dimensione intima degli “Abakans”

Magdalena Abakanowicz, “Abakan Red”, 1969, fibra di foglie di Agave su supporto di metallo (foto di Matteo De Angelis)

E’ dalle discariche sugli argini del fiume Vistola che la Abakanowicz reperì alla fine degli anni ‘60 le corde in fibra di foglie di Agave che intrecciate tra di loro diedero vita agli “Abakans”. Queste prime stupefacenti opere furono realizzate nel minuscolo spazio del suo monolocale, tanto piccolo da non poterle permettere di distenderle per intero, cosa che poteva avvenire solo nella casa dell’amica artista Maria. Le intesseva avvolgendosene le spalle, per occupare meno spazio, mano a mano che la sua creazione prendeva vita. Figure avvolgenti, appunto, che ci parlano di erotismo e femminilità, tema cruciale per l’artista fin dai primi anni d’attività. Sculture morbide la cui necessità di essere installate in grandi spazi, appese tramite cavi d’acciaio e fluttuanti nell’aria si fa sinonimo del forte bisogno della Abakanowicz di raccontare mostrando fisicamente lo sviluppo della propria sfera intima.

“Embriology”: l’apice della scultura soffice della Abakanowicz

Di enorme impatto l’installazione ambientale “Embriology”, realizzata sempre con materiali soffici e di recupero ed oggi di proprietà di Tate Modern di Londra. Originariamente formata da ottocento elementi-bozzolo (alcuni asportati durante la Biennale di Venezia dai visitatori) “Embriology” rappresenta l’apice nella scultura ‘soffice’ della Abakanowicz. Un’opera imponente che pone in essere la riflessione sul dualismo tra individualità e collettività come parti indissolubili dello stesso individuo, sia esso uomo, embrione o cellula. Con queste parole affronta il tema la stessa Abakanowicz: «Io divento una cellula di questo organismo senza confini che è la folla, come altri già integrati e deprivati di espressione. Distruggendosi l’un l’altro, noi ci rigeneriamo. Attraverso l’odio e l’amore, noi ci stimoliamo l’un l’altro».

Magdalena Abakanowicz, “Bambini”, 1998-2007, 90 figure, ceramica (foto di Matteo De Angelis)

La forza del percorso narrativo: dai materiali poveri all’acciaio Cor-Ten

Sempre al tema di una collettività fragile ed inquietante sembrano volersi riferire le novanta figure in ceramica che vanno a comporre “Bambini”, opera realizzata tra il 1998 ed il 2007. Si tratta di figure in ceramica, senza testa né schiena, che paiono volersi sgretolare sotto il peso dello sguardo. Tutte uguali a prima vista, nessuna è in realtà una replica esatta dell’altra. Se ne stanno in piedi senza poter udire o vedere, parlandoci solo con la loro silenziosa presenza collettiva. Quasi in mezzo a loro, i mastodontici “Skulls”, teschi di dimensioni impressionanti che richiamano alla forma del cranio di volatili preistorici, realizzati in acciaio cor-ten e alluminio. Materia che comunica, già a partire dal suo essere, attraverso le caratteristiche fisiche che la determinano. Tessuti, metalli e materiali poveri della terra che sembrano rivendicare il loro basilare ruolo narrativo sancendo la loro totale indipendenza dall’ossessione della forma.

«Impossibile da inserire in un solo filone - non ha nemmeno una corrente alla quale appigliarsi» (Angela Vettese)

Magdalena Abakanowicz, “Black Environment (Abakan)”, 1970-1978, 15 figure, fibra di foglie di Agave e “Abakan Orange”, 1971, fibra di foglie di Agave su supporto di metallo

Magdalena Abakanowicz è oggi considerata una tra le voci più autorevoli della scultura contemporanea internazionale. Fu medaglia d’oro alla VII Biennale Internazionale dell’Arte di San Paolo del 1965. Ha partecipato quattro volte alla Biennale di Venezia dove nel 1980 curò interamente il padiglione polacco. Le sue opere sono state esposte e acquistate da musei del calibro del Metropolitan di New York, il MoMA, il Reina Sofia Di Madrid, il Guggenheim di Bilbao e molti altri.

    Scheda Tecnica

  • Magdalena Abakanowicz. “Space to experience”
    fino al 26 giugno 2009
  • Curatore:
    Angela Vettese
  • Fondazione Arnaldo Pomodoro
    Milano, Via Andrea Solari 35
  • Orario di apertura:
    mer-dom, ore 11-18 (ultimo ingresso ore 17); gio, ore 11-22 (ultimo ingresso ore 21)
  • Biglietti:
    Intero € 8; ridotto € 5
  • Catalogo:
    Edizione Fondazione Pomodoro (pp. 98; € 28 in mostra, € 32 in libreria)
  • Info:
    tel. (+39) 02 89075394
    c.montebello@fondazionearnaldopomodoro.it
    Fondazione Arnaldo Pomodoro

stampa pagina stampa solo testo Segnala l'articolo Ascolta con webReader