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Jules de Balincourt. Allweweresayingwasgivepeaceachance, 2006, olio e acrilico su tavola | oil and acrylic on wood, cm 213,5 x 274 x 6 | 84" x 108 x 2,4". Courtesy Collezione Maramotti

TRANSITIONS. La pittura alla fine dell'arte

A Reggio Emilia le opere di ventuno artisti che operano nel contesto newyorkese protagoniste in una suggestiva mostra collettiva

a cura di Bernd Noack, il 21/05/2009

Sarà la mostra “Transitions. La pittura alla fine dell'arte” ad inaugurare il prossimo 24 maggio 2009 lo spazio espositivo temporaneo della Collezione Maramotti di Reggio Emilia, dove saranno esposte opere acquisite recentemente dalla stessa collezione. Protagonisti trenta lavori di ventuno artisti che, indipendentemente dalla loro nazionalità, sono accomunati dall’operare nel contesto newyorkese.

Strumenti concettuali e formali di investigazione della pittura

Le opere in mostra a Reggio Emilia hanno in comune non soltanto lo spazio temporale in cui sono state prodotte (dal 2001 al 2008), ma soprattutto la dilatazione degli strumenti concettuali e formali di investigazione della pittura in altri territori. Con l’inizio della globalizzazione la pittura ha saputo/dovuto, con strategie individuali, porsi in dialogo coi nuovi media.

Dal detrito naturale, all’oggetto trovato fino a photoshop

Nella costruzione del quadro l’artista si appropria di strumenti che l’universo tecnologico e industriale gli suggeriscono, articolando forme e superfici aderenti ad una percettività generata dai prodotti di massa e dall’immaginario tecnologico: dal detrito naturale, all’oggetto trovato fino a photoshop.

Lisa Ruyter. The Sun Also Rises, 2002, acrilico su tela | acrylic on canvas, cm 228 x 336 | 89,8” x 132,3”. Courtesy Collezione Maramotti

Il metodo sempre medium di un discorso iconografico

Nessuna opera di questa mostra si consuma però nel discorso sul metodo; il metodo è sempre medium di un discorso iconografico. Alcuni degli artisti (Perez, Rich, Domburg, Cotton, Craven, Ruyter, Gonzales, Loeb) appropriano le loro immagini da fotografie, ritagli di giornali, cartoline postali, libri, fotogrammi cinematografici, elaborazioni digitali che divengono soggetto della rappresentazione, con modalità e obiettivi diversi.

Soggetti che “emergono” dal reale

Ciò che li accomuna è la scelta di un soggetto che “emerge” dal reale anziché dall’ideale. L’aspetto processuale della realizzazione dell’opera assume poi un’importanza centrale per molti degli artisti presenti in mostra (Perez, Zucker, Rich, Cotton, Ruyter, Gonzales, Barbeito). Alcune opere (Henricksen, Jackson, Stockholder, Walker) presentano superfici che hanno in comune l’aspirazione a riconvocare le ambizioni storiche della pittura per un ruolo visuale più avanzato fino a presentare la pittura in allusione (Walker).

Per alcuni artisti (Perez, Rich, Domburg) l’immagine architettonica diviene un veicolo privilegiato di inscrizione della storia, con connotazioni politiche o allegoriche dello spazio sociale, ma non assurge mai a puro atto di esaltazione della superficie pittorica.

Le modalità “astratta” e “rappresentazionale”

Nei dipinti di Schutz, Barbeito, Degen, Koether la figurazione che appare, o scompare, costituisce l’evidente ritorno di un archetipo che, costantemente interrogato e rielaborato, riesce a riattualizzarsi creando immagini nuove. Le modalità “astratta” e “rappresentazionale”, considerate divergenti fino agli anni Sessanta spesso coesistono nell’operato di ogni artista. De Balincourt lavora su entrambi i binari, come una “doppia faccia” del proprio soggettivo.

Daniel Rich. Torre Velasca, 2006, smalto su tavola | enamel on wood, cm 213,5 x 153 x 6 | 84" x 60.3" x 2.4". Courtesy Collezione Maramotti

Dal minimalismo alla critica al falso realismo

L’apparente minimalismo delle serie di figure geometriche di Walsh, allude più all’iscrizione magica del graffito che non ad una superficie razionalizzata. I vasti spazi monocromi saturi di geometrie elementari di Tremblay, vedono come forma dominante l’ovoide, figura archetipica che si moltiplica sulla tela come cellula organica in proliferazione. Nei dipinti della Essaydi è evidente la critica al falso realismo e all’ inautenticità dell’esperienza di un’intera fase della pittura occidentale; il ribaltamento critico della visione “coloniale”- presente nella struttura dei quadri orientalisti – diventa il soggetto della sua opera.

Un analogo uso iconografico e non descrittivo di habitat interni definisce il lavoro di Zucker in cui le architetture, portatrici di un progetto di pittura, alludono a uno spazio sociale che si genera da “paesaggi interiori”.

Gli artisti di “Transitions”

Pedro Barbeito, Will Cotton, Ann Craven, Jules de Balincourt, Benjamin Degen, Bart Domburg, Lalla Essaydi, Wayne, Gonzales, Kent Henricksen, Matthew Day Jackson, Jutta Koether, Damian Loeb, Enoc Perez, Daniel Rich, Lisa Ruyter, Dana Schutz, Jessica Stockholder, John Tremblay, Kelley Walker, Dan Walsh, Kevin Zucker.

Scheda tecnica

  • Transitions. La pittura alla fine dell'arte
    dal 24 maggio al 31 ottobre 2009
  • Collezione Maramotti
    Reggio Emilia, via Fratelli Cervi 66
  • Orario di apertura:
    gio-ven, ore 14.30-18.30; sab-dom, ore 9.30-12.30 e 15-18; chiuso dall’1 al 25 agosto 2009
  • Biglietti:
    Ingresso libero
  • Info:
    Tel. (+39) 0522 382484
    info@collezionemaramotti.org
    Collezione Maramotti

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