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SPECIAL / Le opere del Museo Soffici

Provenienti da raccolte pubbliche e private, i trenta dipinti della mostra permanente presentano gli sviluppi della pittura del Maestro dal 1904 agli anni Sessanta

a cura di Redazione, il 15/05/2009

In questa “prima” versione di pinacoteca sofficiana, (Museo Soffici, Poggio a Caiano – Prato, Scuderie Medicee) ecco dunque proposte alcune opere chiave: lo studio su foglio quadrettato e la tempera raffiguranti “I mendicanti”, entrambi lavori preparatori per il dipinto, ora disperso, che Soffici realizzò a Poggio a Caiano nel 1906 e che espose l’anno seguente al Salon d’Automne a Parigi, all’Autoritratto acquarellato dell’Album di Studi del 1907;

I paesaggi toscani

le opere ove autentico protagonista è il paesaggio poggese, con le sue strade, i campi e le case rurali - “Paesaggio toscano” e “Tramonto a Poggio” del ’25, per citarne alcuni, oppure “Contadini” del 28 o “Nevicata” del ’43 in cui la visione quotidiana è trasfusa in un senso di bellezza ineffabile - fino alle “filiazioni” di quelle istanze d’avanguardia che Soffici aveva avuto modo di sperimentare in Francia, così come emergono in “Trasporto funebre” (1910), ricco di echi latamente impressionisti, e nelle tre opere grafiche cubofuturiste “Piani e linee di una donna che si pettina” (1912), “Mendicante”(1913) e “Le pont”(1914).

I lavori legati agli affetti familiari

Poi i dipinti legati agli affetti familiari: “Mamma Egle” del 1904, i cui tratti fermi e seri sono espressione di una vita dignitosamente parca e modesta come quella che caratterizzerà Soffici, o come “Fanciullo dal fiore” del ’28/’29, raffigurante il figlio Sergio nello studio che Ardengo aveva ricavato al piano superire della casa di Poggio a Caiano, o ancora i ritratti delle due figlie, Valeria e Laura, e della moglie. Sempre a ricordare l’intimità della casa trovano posto, in questa speciale “galleria”, alcune bellissime nature morte: dal capo d’opera “Margherite” del 1911, alla tempera su gesso del ’33, fino alla “Natura morta con popone” del 1948 che rinnova il gusto per i trofeini cubisti ed è forse il miglior ritorno alle composizioni dell’avanguardia storica.

“Paesaggio a Chiavris”

Accanto poi al cruciale “Paesaggio a Chiavris” (1916) - unico documento pittorico del periodo bellico di Soffici ed evidente ripresa della fase in cui le geometrizzazioni cubiste s’innestavano su un modello di impronta cezanniana - a Poggio a Caiano sarà possibile ammirare anche dipinti che mostrano il richiamo alla grande tradizione toscana: “Cena in Emmaus” del 1933-34 e “Miracolo di San Francesco”, unica commissione pubblica da lui realizzata”, operano una “fusione di naturalezza e di racconto straordinario” ove emergono i fermenti propri della sua terra, richiami a Massaccio e Giotto fino al cinquecento fiorentino.

Le due opere esposte fino al 19 luglio 2009

Infine, molto rare due opere che saranno esposte solamente fino al 19 luglio, quale ulteriore omaggio all’apertura dell’importante istituzione poggese. “Pera, libro e tazza” tempera del 1914-15, in cui l’artista tiene conto sia delle novità apportate dal manifesto e dalla tipografia, sia dell’immediatezza dell’arte popolare e sembra anticipare le neoavanguardie degli anni Cinquanta; e “Caffè Apollo”, opera ricca d’allusioni e di richiami, “evocazione di una modernità sospesa tra vita e simulacro, colta febbrilmente e liricamente attraverso l’accenno a luoghi e figure simboliche”, definita, “un esempio tra i più significativi della stagione futurista di Soffici”.

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