Special » SPECIAL / la Wunderkammer di “Mitografie”

Giacinto Cerone, “Poliammide”, 1995, gesso e nylon, 94x44x38 cm. (Courtesy Elena Cavallo Cerone, Roma)

SPECIAL / la Wunderkammer di “Mitografie”

Nel percorso espositivo allestito all’Aranciera di Villa Borghese, opere di grandi dimensioni, video d’artista e una “camera delle meraviglie” che progressivamente svela il lato più intimo e inconscio degli artisti in mostra

a cura di Redazione, il 13/05/2009

La mostra “Mitografie” (17 maggio - 14 giugno 2009), primo evento della nuova rassegna annuale “Dentro Roma” si apre al piano terra del Museo Carlo Bilotti con opere di grandi dimensioni e una selezione di video d’artista. Da questa sezione di ampio e intenso respiro si passa, al primo piano, alla Wunderkammer che contiene, al suo interno, 3 bacheche con gli oggetti d’affezione. In questo modo la mostra propone un percorso che, come se si volesse giocare con le scatole cinesi o le matrioske russe, progressivamente svela il lato più intimo e inconscio degli artisti.
La Wunderkammer rievoca le antiche raccolte di “naturalia” e “artificialia”, si rifà a quel gusto collezionistico per il raro e il curioso, non tanto attraverso la scelta di “alterazioni” della natura ma grazie a quelle trasformazioni appartenenti al mondo dell’arte.

Le curiosità che rievocano le antiche raccolte di “naturalia” e “artificialia”

Felice Levini, “Domatrice di pulci”, 2002-2003, olio e tecnica mista su tela, 224x160 cm. (Collezione privata, Roma)

In questa sezione si possono quindi ammirare tali curiosità: le sculture onomastiche e religiose di Cerone; il disegno irriverente di un bambino che fa i suoi bisogni su una figura femminile tratta dal “Baccanale degli Andrii” di Tiziano (Museo del Prado); la “Via dei pensieri” di Cucchi, popolata da teschi e da neri alberi secchi; il “Mantra” di Fogli, creatura ibrida tra mani-uccello; una scena erotica quasi invisibile, la coppia di ritratti - qui riunita ed esposta per la prima volta - dei due più cari amici-galleristi di De Dominicis, Liliana e Pio; tre disegni della serie delle maschere ispirata a Gianbattista Tiepolo della Eustachio; la dea bendata di Levini; la serie di icone “popolari” di situazioni favolistiche e mostruose di Harbutt; la bambola-morte della Laplante, in religiosa bolla di vetro; il pube trasformato in erotica “Isola dei Morti” di Pisani; le magiche, piccole o falliche montagne con sole e luna di Novelli; il “Centauro” di De Chirico e Di Stasio; il bestiario di Salvatori; etc.

La sezione dedicata agli oggetti d’affezione degli artisti

All’interno della Wunderkammer si trova la sezione dedicata agli oggetti d’affezione. Se l’espressione “oggetti d’affezione” rievoca immediatamente l’opera (e il libro) dadaista di Man Ray, il suo uso in questo contesto vuole definire un ambito circoscritto e insolito. Gli oggetti qui riuniti non sono opere realizzate dagli artisti ma cose trovate, ricevute in dono, comprate ai mercatini, collezionate, usate come fonte d’ispirazione o come semplici utensili del mestiere, grazie alle quali il visitatore potrà scoprire un aspetto inedito dell'artista e, parallelamente, approfondire la rete dei segni simbolici presenti nelle sue opere.

Dagli “occhiali con le lacrime” di Gastone Novelli alla tavolozza di Giacomo Balla scelta da Giuseppe Gallo

Bruno Ceccobelli, “Il Gigante dai piedi d’argilla”, 2007, tecnica mista su feltro e ferro, 385x210 cm. (Collezione dell’artista, Roma)

Si potranno scoprire, tra tutti gli oggetti: un astuccio contenente degli occhiali da vista a cui Novelli ha aggiunto delle “lacrime”; una serie di piccoli pendant in ottone a forma di goccia; una spada giocattolo e una piccola agenda che Giacinto Cerone portava sempre con sé e su cui aveva scritto i nomi dei suoi poeti preferiti, dall'antichità ad oggi, accompagnati da un immaginario numero telefonico; due falli in ceramica - decorati con scene erotiche - provenienti dalla Cina e al cui interno si inseriva un grillo, l'oggetto scelto da Giuseppe Gallo; la tavolozza appartenuta a Giacomo Balla scelta da Bruno Ceccobelli che colleziona strumenti di lavoro appartenuti ad artisti a lui cari; etc. E c’è anche chi, come Cucchi, ha preferito non esporre alcun oggetto.

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