Eventi » Keith Haring alla Galleria Vecchiato

Keith Haring, Untitled, 1983, inchiostro e acrilico su legno intagliato, 40x28,5 x 4 cm

Keith Haring alla Galleria Vecchiato

Le opere del grande pittore statunitense, protagonista assoluto della scena artistica newyorkese e internazionale, in mostra nella nuova sede della prestigiosa galleria milanese

di Giovanni Cozzarizza, il 14/04/2009

Si può definire veramente strepitosa questa mostra di Keith Haring (1958-1990) alla Vecchiato Art Galleries di Milano (fino al 30 giugno 2009), sia per la quantità delle opere presentate, sia per l’elevatissima qualità delle medesime.

In mostra venti opere straordinarie, tra acrilici, sculture e grafica

Si tratta veramente dei capolavori del grande artista americano: oltre venti opere tra acrilici, sculture e grafica, tra i quali “New Year's Eve”, del 1984 - smalto su metallo - di imponenti dimensioni – 91x102 cm – di straordinaria suggestione. I lavori sono realizzati con i materiali ed i supporti più diversi: dall’inchiostro all’acrilico, dall’acquaforte allo smalto, dalla carta al cartone, dall’acciaio all’alluminio al legno intagliato.

Un modo di vita "esagerato"

Protagonista di un modo di vita "esagerato" - stroncato a 32 anni dall'Aids - questo giovane, gracile artista viveva in un universo visionario, naif e violento, fatto di ominidi in moto frenetico, un bestiario fantastico, popolato di piramidi, strani animali e dischi volanti. Il suo "radiant baby" (l’uomo con il buco nella pancia, invece, gli viene in mente dopo l’assassino di John Lennon), un pargolo aureolato di fasci luminosi, che per tutti è sinonimo di vita, vitalismo e vitalità, abitava scene fantastiche con astronavi, strani strumenti offensivi e simboli arcaici.

Keith Haring, Mask, 1988, acrilico e inchiostro su cartone, 61x37x10 cm

"Un muro è fatto per essere disegnato"

La storia di Haring comincia nel ‘58 a Kutztown, Pennsylvania. Nasce in una famiglia della middle class protestante e cresce con la televisione, i fumetti di Disney e i Peanuts di Shultz. Un giorno, aiutando suo padre a imbiancare la casa, intinse le mani nella vernice e, un’impronta dopo l’altra, ricoprì i muri della cantina. Ecco la sua scoperta del graffitismo. Dichiarò in seguito che "un muro è fatto per essere disegnato”.

Fu caposcuola della cosidetta "arte in transito"

All'età di diciotto anni si trasferisce a Pittsburgh dove frequenta l'Ivy School of Art. I lavori di Keith Haring, con la sua capacità di elevare l'estemporaneità ai gradini più alti dell'arte, rappresentano la cultura di strada del maestro della cosiddetta "l'arte in transito", di cui è stato caposcuola.

…"L'arte è per tutti e questo è il fine cui voglio lavorare"

Haring non ha mai smesso di credere che l'arte fosse capace di trasformare il mondo, poiché a suo dire attribuiva un'influenza positiva sugli uomini. Ripeteva che "L'arte deve essere qualcosa che libera l'anima, che provoca l'immaginazione e incoraggia le persone ad andare lontano con la fantasia".
E ancora “ Mi è sempre più chiaro che l'arte non è un'attività elitaria riservata all'apprezzamento di pochi. L'arte è per tutti e questo è il fine cui voglio lavorare”.

Keith Haring, Untitled (Happy Face), 1987, acrilico su due porte di legno, 33x43x0,6 cm cad.

Artista nel senso più completo del termine

Una cosa va rilevata: Haring è stato molto più di un graffitista o un decoratore, sia pure bravo e fantasioso. E’ stato un artista nel senso pieno: figlio della cultura dei fumetti ma anche di quella dei Maya, delle civiltà precolombiane, dei pittogrammi orientali e di Picasso, di cui ampiamente assorbe la rivoluzionario insegnamento grafico.

Il fatto che fosse un'artista che scelse di lavorare con spray, vernici e pennarelli, invece che con mezzi usuali e su superfici conformi alla tradizione, dimostra la radicalità della sua scelta. Una scelta di leggerezza, di disimpegno rispetto alla consuetudine, cosa che consente alle sue immagini di essere comunicative in modo universale.

Con Haring l’arte invade le strade

Con lui l'arte esce dalle gallerie e invade la strada, come mai prima, esprime il segno immediato, primitivo e pop al tempo stesso, un curioso miracolo che non si avvererà più. Insieme a Warhol e Basquiat è il simbolo di un decennio, gli amati e odiati anni Ottanta (che non a caso muore con lui).

Keith Haring, Untitled,1982, inchiostro vinilico su vinile, 183x183 cm

Incursioni anche nel mondo della moda e del design

Nel '83 attraversa l'Oceano e sbarca in Europa. Espone alla Biennale di Venezia, dipinge un scampolo del Muro di Berlino. Si occupa di teatro realizzando, tra l'altro, elementi scenici per i balletti di R. Petit e Yoko Ono. Compie incursioni nel mondo della moda e del design, firma stoffe per la stilista Westwood, disegna colorate t-shirt e pazzi orologi per la Swatch. Apre due negozi, i Pop Shop di Tokyo e New York, dove vende i suoi oggetti realizzati in gran serie.

Provocatorio in ogni manifestazione, quando decide di affidarsi ad un gallerista sceglie Tony Shafrazi, perché prima di fare il gallerista era assurto agli onori della cronaca per aver spruzzato vernice spray contro “Guernica” di Picasso al MoMA.
Leggi il testo in catalogo di Tony Shafrazi

Le multe …” tutte regolarmente pagate”

In Italia Haring organizza delle vere esibizioni: migliaia di estimatori assistono alla creazione dei suoi affreschi a ritmo di musica rap. Ora è famoso, e mentre un tempo era regolarmente multato “ne avrò prese più di cento – scrisse - e tutte regolarmente pagate”, ora è osannato. Una volta lo arrestarono ammanettandolo; giunti al distretto gli agenti scoprirono chi era e gli strinsero la mano. Adesso non è più braccato dalla polizia, non ha più bisogno di scappare. Al posto dell'illegalità, dei poliziotti del Bronx, delle multe, lo accoglie a braccia aperte un universo acclamante.

L’iniziale disinteresse della critica

Guardato con disinteresse dalla critica, a lui arriva prima il pubblico e poi l’establishment: disse giustamente “le mie opere entrarono nella cultura popolare prima che il mondo dell’arte si accorgesse che esistevo e così quest’ultimo non poté prendersi il merito di averle fatte riconoscere dalla gente”.
Le capitali del mondo sono invase da queste moderne opere d'arte estemporanee. E presto il processo di museificazione batte in velocità l'artista, (finendo per provocarne la fine).

Keith Haring, Untitled (Burnign Skull), 1987, smalto su alluminio, 112x18,5x23 cm

Haring e il sociale

Ma il successo non gli dà alla testa; molti dei suoi guadagni sono devoluti in beneficenza. E raramente un artista è stato così politico come lui, sia per la scelta dei luoghi dove intervenire che per il coraggio dei contenuti. Ha promosso campagne decisive per quegli anni: contro l'Aids e a favore del preservativo.

Un linguaggio visuale universalmente riconosciuto

Con i suoi disegni paradossali ha denunciato anche il “consumo” smodato della tv, senza per questo diventare un nostalgico antimoderno. Nel '88 muore per overdose l’amico Basquiat; la parabola della sfida alla città e alla comunicazione urbana, è in declino.
Intanto l'immaginario di Haring è diventato un linguaggio visuale universalmente riconosciuto.

“Un’artista trasportato nel XXI secolo dalle onde del XX e ha risalito la battigia”

Le frasi che riassumono meglio la vicenda di Haring sono queste: “un’artista trasportato nel XXI secolo dalle onde del XX e ha risalito la battigia”.
E infine, la più efficace, quella di William Burroughs: “Così come nessuno può guardare un girasole senza pensare a Van Gogh, nessuno può scendere nella metropolitana di New York senza pensare a Keith Haring”.

La mostra è corredata da un pregevole catalogo, edito da Vecchiato Art Galleries, con testo critico di Luca Beatrice, curatore della rassegna.

    Scheda Tecnica

  • “Keith Haring”
    fino al 30 giugno 2009
  • Curatore:
    Luca Beatrice
  • Vecchiato Art Galleries
    Milano, Via Santa Marta 3
  • Orario di apertura:
    mar-sab, ore 10-19.30; lun su appuntamento
  • Catalogo:
    Edizioni Vecchiato Art Galleries (testo critico di Luca Beatrice)
  • Info:
    Vecchiato Art Galleries
    Tel. (+39) 02 39661104 (Milano)
    Tel. (+39) 049 8561359 (Padova)
    info@vecchiatoarte.it

stampa pagina stampa solo testo Segnala l'articolo Ascolta con webReader

Articoli correlati

a cura di Valentina Redditi, il 06/03/2009

KEITH HARING

L’universo visuale di Keith Haring, coloratissimo, primitivo e simbolico, sarà al centro della mostra curata da Luca Beatrice con la quale inaugura, mercoledì 8 aprile 2009, la nuova sede della galleria Vecchiato Art Galleries a Milano, nel cuore della città a pochi passi dal Duomo....

di Valentina Redditi, il 28/12/2007

Keith Haring, la linea universale dell’arte contemporanea

Sono diciassette anni che Keith Haring ha lasciato questo mondo. Sembra ieri, eppure è un lasso di tempo pari alla metà della vita vissuta da questo ragazzo dall’aria goffa e timida, stempiato e occhialuto, ma che tutto è stato fuorché il tipico “nerd” dei film americani. ...

a cura di Redazione, il 25/09/2007

Keith Haring Foundation, l’arte come veicolo di solidarietà

Un anno prima di morire nel 1990 a soli trentuno anni, vinto dal virus dell’Hiv, Keith Haring creò una fondazione a proprio nome per mantenere e, anzi, rafforzare il suo coinvolgimento nella beneficenza a favore dei bambini e dei malati di Aids. ...

a cura di Redazione, il 25/09/2007

Haring, Keith

Keith Haring nasce il 4 maggio 1958 a Kutztown, una città in Pennsylvania. Impara a disegnare da suo padre, e si appassiona ai fumetti e ai cartoni animati. Nel 1976 frequenta la Ivy School of Professional Art di Pittsburgh, una scuola di belle arti e di arti applicate....

a cura di Redazione, il 26/03/2007

Keith Haring, Il Murale di Milwaukee in mostra alla Villa Reale di Monza

Era il 1983 quando Keith Haring (1958–1990), protagonista assoluto della corrente neo-pop, realizzò in occasione dell’apertura del Museo Haggerty di Milwaukee, “Il Murale di Milwaukee”, un’opera lunga trenta metri e alta due e mezzo, tra le opere più significative dell’artista americano. ...