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Adriano Piu, Faro puntato, cm 140x120

Adriano Piu. TRANSITI

Il noto artista friulano protagonista di una nuova mostra personale con lavori che giocano su sonorità ed intensità diverse tra segno e materia

di Giovanni Cozzarizza, il 07/04/2009

La galleria della Torre, nel castello di Spilimbergo (PN), ospita dal prossimo 9 aprile 2009 le opere del pittore e scultore friulano Adriano Piu (Cervignano, 1954). Allineate 16 tele e 8 sculture.

Atmosfere sfumate e sottese

Davanti alle opere di Piu non si resta tiepidi, tanto meno indifferenti: senti subito fluire una corrente a 220 volt, anzi a 380. Perché da esse filtrano come echi lontani, le atmosfere sfumate e sottese di tanti protagonisti del secolo breve, il Novecento. I rimandi ad Afro, a Burri, a Santomaso sono inevitabili (per stessa ammissione dell’autore) e, al tempo stesso, evanescenti, perché dopo queste prime risonanze, i richiami ai maestri sfumano, si diluiscono, evaporano come assimilati, digeriti e ormai altro da sé, per lasciar posto alla cifra formale di Piu, che si realizza con originali soluzioni costruttive e decostruttive.

Lavori che giocano su sonorità ed intensità diverse tra segno e materia

Ne derivano lavori che giocano su sonorità ed intensità diverse tra segno e materia, dialoganti in un incessante conflitto che si risolve di volta in volta con la preminenza ora dell’uno ora dell’altro carattere. Sono espressioni d’un rapporto inquieto tra realtà psichica e realtà fisica in una matrice lirico-informale sempre in bilico tra astrazione e figurazione. I dipinti si presentano come delle entità viventi - riarse nei rossi terrosi o distese in livide campiture nero-blu – sempre contrassegnate dalle loro ferite costituite da escrescenze, innesti, contrazioni, suture, pezzature grumose di pigmento.

Adriano Piu, Contatto, cm 110, alluminio

Piu e l’incanto della natura

Anche se è proprio la materia ad aver stregato con maggiore forza seduttiva quest’artista. Infatti Piu è letteralmente incantato dalla natura, non solo in senso paesaggistico, bensì della sua entità fisica, della sua corporeità. Del resto egli stesso ha una fisicità imponente: un omone grande e grosso con vocione tonante e l’aspetto di un antico capo Sioux. Un po’ sciamano un po’ alchimista é un uomo terragno che adora Madre Terra.

“M’inebria il rapporto diretto con la natura”

Ama rapportarsi direttamente con la fisicità della creato “M’inebria il rapporto diretto con la natura – afferma- essa vive nella mia immaginazione e si trasforma nei sogni che tento d’interpretare”. Ed è anche uno che ha un’autentica vocazione febbrile: insomma è una persona a cui piace “sporcarsi le mani”. Racconta di sé: “Adoro tastare i materiali sentire i colori sui polpastrelli mentre colano caldi sulle mani”.

La dimora del maestro, abitazione di un'arcaica bellezza

Basta vedere dove abita: un’antica, semplice (e magnifica) dimora di campagna, immersa nella bassa friulana ove lo sguardo spazia per chilometri prima d’intercettare un’altra casa, un’altra presenza umana. L’abitazione è di un’arcaica bellezza: muri in mattoni, travi di trecento anni, pavimenti in cotto, con camini, patii, cortili, tettoie, verande.

La vocazione al fare con le mani si è poi trasferita nella sua arte

Tutto ciò lo ha costruito da sé, con le sue mani! Intorno, un giardino attraversato da sentieri, laghetti, stagni con ninfee, ponticelli, cascatelle. Anche questi li ha realizzati lui, da solo! La vocazione al fare con le mani si è trasferita nella sua arte. Per dar luogo all’espressione artistica raccoglie, seleziona e mette insieme rami, cocci, chiodi, stracci, vinavil, catrame, spaghi, plastiche, sabbie, polveri, sale. Questi materiali - residui inerti della civiltà dei consumi- oggetti ormai deperiti, morti, esauriti, assurgono a nuova vita e ritrovano inaspettata dignità e diversa considerazione nei sui quadri, che potremmo chiamare esiti di pitto-scultura.

Il massimo del significato con il minimo dell’azione

Se nell’esercizio dell’attività pittorica movimenti, solchi, impasti, amalgami sono straripanti, come tormentati da un furore barbarico, nella creazione scultorea – spesso alludente alla figura umana - l’intervento è ridotto al minimo. Pochi gesti delicati, impercettibili variazioni a modificare la materia, a variare un piano, pochi segni a delinearne masse e volumi. Il massimo del significato con il minimo dell’azione.

Adriano Piu, Pausa-Assolo, cm 100x90

Adriano Piu, artista apprezzato in tutto il mondo

L’artista è conosciuto ed apprezzato in Germania, Olanda, Francia, Usa e soprattutto in Svizzera, ha gallerie che trattano regolarmente le sue opere. Pur ricordando l’adagio “nemo propheta in patria”, gli manca molto il riconoscimento in casa. Ha avuto successo oltre frontiera e non si capacita che a Basilea, Berlino o Parigi gli dedichino mostre e lo chiamino “maestro”, mentre nella sua terra pensino a lui come a “uno che dipinge”.

Un giusto riconoscimento anche in Italia

Questa lacuna, però, sta per essere colmata. Infatti, il successo delle recenti mostre in Italia, i buoni risultati d’asta dei suoi lavori e l’ingresso di altre opere in collezioni importantissime del nostro Paese, hanno dato largo risalto al suo nome e sono stati avviati promettenti contatti con alcune tra le maggiori gallerie italiane. Cosa che verosimilmente gli consentirà, finalmente, di farsi profeta anche in patria.

Scheda tecnica

  • Adriano Piu. TRANSITI
    dal 9 aprile al 30 maggio 2009
  • Galleria Della Torre
    Spilimbergo (PN), p.zza Castello 1
    Tel. (+39) 0427 50555
  • Orario di apertura:
    tutti i giorni, ore 10-13 e 17-20; dom pomeriggio e lun chiuso
  • Info:
    Sito web di Adriano Piu

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