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Una tipica fornace di Murano

Riflessioni sull'arte del vetro a Murano

L'esclusività di una creazione

di Elisa Gradi, il 30/03/2009

Quando si parla di arte vetraria muranese la prima cosa che viene alla mente è una produzione straordinaria, tecnicamente senza pari, legata alla realizzazione di lampadari, appliques, oggetti d’arredo di grande raffinatezza. Una produzione che dura da oltre cinquecento anni, e che vede impegnata una generazione dopo l’altra di maestri che si tramandano un mestiere esclusivo, di grande fascino.

Verissimo. Ma quanti sanno che in realtà, dalla seconda metà dell’Ottocento, l’arte vetraria muranese si è arricchita di innovazioni tecniche e creative, arrivando a rappresentare una parte significativa, degna di essere maggiormente conosciuta ed approfondita, dell’arte contemporanea?

Uno spettacolo affascinante

Rimane affascinante, certamente, ancora oggi, osservare un maestro muranese mentre lavora, anche laddove realizzi un complemento d’arredo. Abilità tecnica e manuale, che viene da una tradizione secolare, con processi complessi e lunghissimi.

Seguso Viro - G. Seguso, “Altari”, 2001, vaso sommerso in vetro blu con foglia argento e decorazioni acquamare, h cm 25 x 21. Collezione ‘Pangea’ lim. a 101 esemplari. Design: Giampaolo Seguso. Fornace: Seguso Viro

Vedere le paste vitree che si piegano sotto mani sapienti e capaci, mani che si muovono con gli stessi movimenti e con gli stessi strumenti da secoli, è francamente straordinario. Ma quando questo spettacolo si sposa ad inventiva, passione e capacità creativa è semplicemente sorprendente.

La grande perizia tecnica

La tecnica gioca un ruolo fondamentale: il vetro che si produce a Venezia è diverso da tutti gli altri per la considerevole presenza della miscela a base di silice e soda; una miscela che consente una fusione lenta a solidificarsi, dalla quale si ottiene una materia pastosa, che il maestro può lavorare a lungo a caldo, piegandola così al suo disegno. A questa si aggiungono sostanze coloranti o opacizzanti, il cui dosaggio è frutto di un sapere, di una lunga pratica all’interno della fornace, di continue prove e sperimentazioni.

La figura del Maestro vetraio

Tutto ruota intorno alla figura del Maestro: secondo una rigorosa gerarchia, è questi il punto focale della fornace. È lui che toglie dalla bocca del forno una materia incandescente, informe, e la plasma, con fatica. Si, perché è un mestiere che richiede, oltre che alla creatività, una notevole forza fisica.

La pasta vitrea calda, sorretta da una canna, deve necessariamente entrare a più riprese nel forno, per non perdere la sua malleabilità, e deve per di più essere continuamente ruotata, perché non si deformi. È fatica, è passione, è sapienza. Il cui fascino è, in tempi in cui si è sostanzialmente perduto il senso di impegno e disciplina nel campo artistico, innegabile.

L’importanza dell’arte vetraria contemporanea

Entrare oggi in una fornace significa vedere e sentire quanto il mondo dell’arte del vetro abbia offerto nel Novecento e quanto a tutt’oggi continui ad offrire in termini di creatività, eleganza, raffinatezza, modernità. Un mondo sconosciuto ai più, soprattutto (e paradossalmente) in Italia.

Facciata del Palazzo dei Vescovi di Torcello, sede del Museo del Vetro di Murano. Immagine: sito web Fondazione Musei Civici di Venezia

L’arte del vetro non riesce – come spesso accade per la ceramica – a liberarsi, nell’immaginario comune, di un’etichetta di “arte decorativa”, quando ha invece come più alti rappresentanti artisti del calibro di Lino Tagliapietra o Pino Signoretto – che mantiene viva la sua prestigiosa fornace muranese pur lavorando ed insegnando all’estero, e ricevendo incarichi a livello internazionale – riconosciuti dalla critica quali personalità di grande rilievo, con commissioni di alto prestigio.

Un invito alla scoperta di un mondo

Credo che un invito a scoprire questo mondo, per gli amanti dell’arte contemporanea, sia doveroso. L’arte del vetro non si scopre solamente nelle sedi museali – e tantomeno passeggiando per le strade di Venezia, dove molti esercizi commerciali espongono opere di scarsa qualità, spesso importate dall’estero – ma nei più remoti angoli di Murano, nelle fucine operose e vivaci che sono, e dovrebbero rimanere, l’orgoglio dell’arte italiana.

Un patrimonio da preservare. E da conoscere in profondità, per capire che tradizione e innovazione, contrariamente a quanto si crede negli ambienti artistici, non sempre sono in contrasto.

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