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Filippo Lippi, terminato il restauro degli affreschi nella Cattedrale di Prato

a cura di Redazione, il 12/05/2007

Uno dei grandi capolavori del Rinascimento, opera fondamentale per artisti come Michelangelo, Botticelli e Ghirlandaio, torna all’antico splendore dopo un restauro durato sei anni. Si tratta del ciclo di affreschi realizzato da Filippo Lippi per la cattedrale di Prato e raffigurante le “Storie di Santo Stefano e San Giovanni Battista”. L’intervento conservativo, uno dei più importanti e complessi condotti negli ultimi venti anni in Italia, ha risolto i gravi fenomeni di degrado e ha restituito all’opera, nonostante le perdite verificatesi nel corso del tempo, i valori pittorici originari, la trasparenza e la brillantezza dei colori, la forza dei volumi e degli spazi.
Il restauro, interamente finanziato dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali (per un totale di 950.000 euro) con un contributo della Provincia di Prato e della Diocesi per la realizzazione del cantiere e della promozione (300.000 euro), è stato curato dalle due Soprintendenze per i Beni Architettonici e per il Patrimonio Storico Artistico per le province di Firenze, Pistoia e Prato.
I lavori, preceduti da una campagna diagnostica coordinata dalla Soprintendenza e dall’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, sono stati eseguiti dai restauratori della CBC di Roma. Per non precludere al pubblico la visibilità dell’opera durante gli anni del restauro, è stato progettato un innovativo cantiere che ha permesso a migliaia di visitatori l’accesso sui ponteggi. Si conclude così una più ampia campagna di restauro, che a partire dagli anni ’80 ha interessato l’intero complesso del Duomo di Prato: dalla struttura architettonica, alle sculture, ai grandi cicli pittorici come quelli di Agnolo Gaddi e Paolo Uccello.
L’esito dell’intervento conservativo colpisce al primo sguardo. Tutto appare più coerente ed armonioso: la “Salomè” danza di nuovo in tutta la sua leggerezza e la complessa umanità rappresentata nelle “Storie di Santo Stefano e San Giovanni Battista” pulsa di nuova vita. Prima del restauro, gli affreschi apparivano offuscati da uno spesso strato di nerofumo, a cui si aggiungevano depositi di polveri e agenti inquinanti, e da un diffuso biancore, dovuto alla solfatazione, soprattutto in corrispondenza dei toni scuri e della volta, oltre che da alterazioni di fissativi e consolidanti dei precedenti restauri (resine sintetiche). Le scene erano interessate da lesioni, sollevamenti e distacchi di intonaci e colore: tutta la superficie pittorica si presentava particolarmente fragile. Un fenomeno dovuto a vari fattori, tra cui la particolare tecnica di esecuzione ad affresco con interi brani dipinti successivamente a secco, quest’ultimi destinati a cadere nel tempo se sottoposti a stress climatici e umidità. Se il restauro odierno non ha potuto recuperare le parti a secco andate perdute nei secoli passati, di cui oggi rimangono solo tracce o frammenti, ha tra i meriti quello di essere riuscito a consolidare le superfici pittoriche ed evitare in futuro ulteriori cadute di colore.
Dall’intervento è scaturita anche una più approfondita conoscenza della tecnica pittorica del Lippi, in cui il ricorso alle applicazioni in cera dorata e l’utilizzo di numerose rifiniture a secco sono funzionali ai ricercati effetti luministici e alla libertà spaziale delle scene.
A partire dal ciclo di affreschi della Cappella Maggiore, sarà possibile percorrere un itinerario alla scoperta di Filippo Lippi a Prato, che con i suoi collaboratori qui realizzò numerosi dipinti per chiese e monasteri.
 
Info:
Sito web del restauro

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