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Daniele Puppi, Fatica n.21 , MART Museo di Arte Moderna e Contemporanea, Rovereto 2003. Ph. Lucio Cremonese

Puppi, Daniele

a cura di Redazione, il 06/02/2009

Daniele Puppi nasce a Pordenone nel 1970, attualmente vive tra Roma e Londra.
Numerose le mostre di rilievo a cui l’artista ha preso parte in questi anni. Per le mostre personali, da ricordare: FATICA n.17, Magazzino d’Arte Moderna, Roma (2002); FATICA n.21, MART Museo d’Arte Moderna e Contemporanea, Rovereto (2003); FATICA n.25, Lisson New Space, Lisson Gallery, Londra (2004);

FATICA n.28, Milton Keynes Gallery, Milton Keynes (2005); FATICA n.27, Melbourne International Arts Festival, Melbourne, Australia (2005); FATICA n.16, HangarBicocca (2008).

Tra le mostre collettive: FATICA n.18 - EXIT, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino (2002); FATICA n.22 – Forse Italia, S.M.A.K - Stedelijk Museum Voor Actuele Kunst, Gent, Belgio (2003); FATICA n.15 – Tupper und video, Marta Herford, Germania (2006); FATICA n.26 – ITALY MADE IN ART: NOW, Museum of Contemporary Art Shanghai, Cina (2006); GOOONG¬ –Taking Time, M.A.R.C.O. Museum. Vigo, Spagna (2007).

Così Giorgio Verzotti sull’opera di Daniele Puppi:

«Le opere di Daniele Puppi sono sempre pensate a partire dallo spazio che le ospita, e si configurano come risposta agli stimoli che l’architettura induce. Se questa è sempre un’ipotesi perentoria, indipendentemente dalla sua morfologia, l’opera sarà sempre fluida, dinamica, spiazzante. L’artista si esprime infatti con il video, il linguaggio delle immagini in movimento, della luce e del suono, tutti elementi immateriali ed energetici che si contrappongono alla fisicità statica della struttura. …

Le opere di Puppi creano sempre una dialettica fra poli opposti, dove agisce una retorica basata su dispositivi di straniamento. Le immagini che l’artista proietta al muro sono spesso gigantesche e sproporzionate o incongruenti rispetto al contesto; lo spazio stesso viene ripreso in movimento, così da perturbare il vissuto razionale di esso tramite la presenza di veri e propri inganni percettivi. Le opere di Puppi si dispongono così a diventare occasione per il riguardante di compiere un’esperienza sensoriale totalizzante, non più solo visiva, non più solo mentale».

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