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SPECIAL / Arte sincera… al limite dell'imbarazzante

"Mondi allusivi, malinconici, amari, e tuttavia intriganti": il testo critico dello storico dell'arte Elisa Gradi sull'opera di Fiorenza Pancino, in mostra a Firenze fino al 24 febbraio 2009

di Elisa Gradi, il 22/01/2009

Succede quando l’arte segue il passo della vita, quando ne misura le reali e sognate prospettive; quando non è una deliberata finzione traslata in metafora ed i soggetti non sono un pretesto per costruire impalcature declinate secondo le esigenze delle mode. Questa è l’arte di Fiorenza (Galleria Paradigma, Firenze, 24 gennaio - 24 febbraio 2009, mostra "Colore o Bianco e Nero? Illusioni"), vocata al fluttuare incessante dell’intuizione, scanzonata frequentatrice di miti e di mondi perduti.

Mondi allusivi, malinconici, amari, e tuttavia intriganti; memorie che evocano il mondo dell’infanzia, visto attraverso il prisma dell’occhio di una bambina maliziosa, ammiccante, e che tuttavia non riesce a celare, per sua natura, una disarmante ingenuità.

"Fiorenza è un giocoliere"

Tutto in Fiorenza Pancino è originato dalla medesima sorgente, il cui flusso l’artista non cerca mai di arginare, ponendo sul piatto ogni frammento d’emozione. Addirittura sfrontatamente compiacendosi delle antinomie del proprio linguaggio, mediato a fior di pelle da un’insopprimibile vena ironica. Fiorenza è un giocoliere: gioca con un’arte a metà fra il divertito e l’impegnato, spingendo consapevolmente ad intermittenza sul pedale della gradevolezza, coinvolgendo e allo stesso tempo disorientando lo spettatore, inondato a ritmi vorticosi di dolcezza e malinconia, di sogno e asprezza.

Le "Illusioni" della Pancino

Intenta in un esercizio quotidiano nelle stanze del suo atelier faentino, dove la sedimentazione di opere rimanda ad un universo poetico frequentato per anni con assiduo e sorprendente entusiasmo, stretta fra i lacci sottili di un immaginario dal quale, nemmeno volendo, potrebbe evadere, Fiorenza Pancino ci presenta le sue più recenti “Illusioni”: contenitori imbrigliati da griglie sottili e tenaci, narrazioni di caducità, condotte con la caustica allusività di sempre; opere che, forse più di altre, prendono le distanze da una lettura soltanto visiva, per addentrasi in una meditazione più profonda e sofferta della materia e delle sue potenzialità espressive.

L’illusione è un crocevia, un punto che respinge la contingenza dell’attuale. Fiorenza conduce con orizzontalità narrativa il sogno del passato, integrandolo con il tratto ascensionale della trasformazione futura in illusione. Mai arrivando a sfiorare il confine con la disillusione però, col disincanto. Lasciando aperto uno spiraglio dal quale ci strizza l’occhio di una bambina cresciuta che sa che i sogni, pur destinati a dissolversi, rimangono imprescindibile sigillo della sua creatività.

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