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Matteo Renzi. Alle sue spalle il celebre Ponte Vecchio a Firenze

Special / RENZI: idee fresche per l’arte a Firenze

Il politico fiorentino detta la “ricetta” per valorizzare lo straordinario fascino artistico di Firenze, anche nel Contemporaneo: dal grande progetto-Sant’Orsola al recupero del Parco delle Cascine e della Fortezza da Basso, fino alla creazione di posti di lavoro grazie all’uso innovativo del web

di David Bernacchioni, il 19/12/2008

“Firenze uguale arte”, sempre e ovunque nel mondo. Ma anche un’immagine straordinaria va gestita, e “gestire” in questo caso significa non dormire sugli allori, non pensare che un primato sia scontato e debba fondarsi solo su un passato eccezionale. Serve insomma un “sentimento del futuro” che a Firenze un po’ latita, ma che occorre rivitalizzare.

Nell’intervista esclusiva concessa ad Artelab, Matteo Renzi, presidente della Provincia e candidato alle primarie per la carica di sindaco a Firenze, spiega quali ritiene essere i punti sui quali far leva per rilanciare l’arte a Firenze. A cominciare dal Contemporaneo.
Il primo problema da risolvere, a Firenze come un po’ dappertutto, è la mancanza di spazi. È questa una fra le maggiori preoccupazione degli artisti emergenti, soprattutto quelli giovani, come documenta anche un recente rapporto nazionale dell’ISPO, commissionato per il Premio Terna).

Restando a Firenze, una grossa mano potrebbe venire dalla nuova destinazione d’uso ideata dalla Provincia per il complesso di San’Orsola. A beneficio di chi legge, Sant’Orsola è un ex convento abbandonato da decenni, situato nel cuore del quartiere di San Lorenzo a Firenze, per il quale è già stato deciso – ma non formalizzato – il passaggio di proprietà dal Demanio alla Provincia di Firenze. L’accordo è contenuto in un protocollo d’intesa firmato il 2 agosto 2007.

Sant'Orsola oggi (Fonte immagine Wikimedia. Foto Sailko)

Presidente a che punto siamo con il progetto Sant’Orsola, da lei fortemente voluto?

Premetto che siamo molto preoccupati per la lentezza burocratica che il governo sta imprimendo a questa vicenda. Noi comunque abbiamo un progetto pronto per il Liceo artistico, per ospitarvi dei giovani artisti che possano avere delle residenze, ad esempio. Con l’operazione di Sant’Orsola si potrà fare anche una grande riflessione sul quartiere di San Lorenzo. Per noi Sant’Orsola è San Lorenzo. In Palazzo Medici abbiamo tolto il parcheggio interno (buttando giù la sala est-ovest e il garage), io personalmente ho tirato giù un muro.

Con questa operazione siamo di fatto entrati in via Ginori; tra lì e via Taddea per me c’è uno spazio culturale, perché Pinocchio è cultura fiorentina tipica (in Via Taddea nacque l’autore Carlo Lorenzini, in arte Collodi, nel 1826, ndr). Da lì si arriva a Sant’Orsola, dove appunto vogliamo aprire questo spazio di libertà per gli studenti, ma anche per i giovani artisti – consideriamo che un cortile di Sant’Orsola è grande come Piazza dei Ciompi, quindi è enorme –, provare a collegarlo con il mercato di San Lorenzo (da far vivere, e non soltanto in quelle tre ore di attività commerciale), e poi collegarsi definitivamente al complesso delle cappelle e della basilica e di lì rientrare in palazzo Medici Riccardi. Quindi Sant’Orsola diventerebbe lo strumento di volano per tutto questo. Che purtroppo al momento la burocrazia sta fermando, ma che noi vogliamo portare a termine in tutti i modi.

L’esito delle prossime amministrative potrebbe cambiare qualcosa rispetto alle destinazioni d’uso artistiche del complesso di Sant’Orsola che avete previsto?

Per quanto riguarda la destinazione d’uso di Sant’Orsola, e quindi la destinazione urbanistica dell’immobile, sarà necessaria una codecisione, ovvero un accordo tra futuro presidente della Provincia e futuro sindaco di Firenze.
Io credo che il sindaco che verrà, che sia il sottoscritto o un altro, capirà l’importanza strategica di un progetto su Sant’Orsola: non capirlo sarebbe follia. Non sono preoccupato per un eventuale cambio di destinazione rispetto a quello da noi immaginato: per questo, prima della fine del mio mandato, metteremo dei paletti molti stretti.

Sant'Orsola come sarà (Fonte immagine sito web Genio Fiorentino)

Nonostante l’enorme richiamo culturale che la città rappresenta per tutti, ho l’impressione che l’immagine di Firenze nel mondo rischi di appannarsi per colpa di alcune sciatterie francamente evitabili. Lei ha già dichiarato “guerra” a questa mentalità un po’ provinciale.

In generale, credo che ci debba essere attenzione anche alle piccole cose. Non credo, ad esempio, che sia una “piccineria” preoccuparsi di come cambiare la coda per chi va a visitare il David: la coda del David fuori dall’Accademia è una vergogna; le buche in terra sono una vergogna; le transenne messe male sono una vergogna; la stratificazione dell’incuria che porta a coprire i segnali della ZTL (Zona a Traffico Limitato, ndr) coi sacchetti di plastica nera è una vergogna. Potrei fare tanti elenchi di piccole cose, ma da fare subito. Il grande progetto è puntare in alto ma essere in grado di stare attenti alla concretezza quotidiana delle cose. Il bello passa anche da questi dettagli, anzi, direi che proprio il bello si nasconde nei dettagli.

Se diventasse sindaco di Firenze, crede che si potrebbe portare una grande fiera di arte contemporanea dal respiro internazionale, piuttosto che un grande evento espositivo (penso a sculture ed istallazioni nel parco delle Cascine)? In generale, cosa serve a Firenze per decollare anche nel settore dell’arte contemporanea?

Ci sono tre grandi questioni che possono essere associate alla sua riflessione. Uno è il recupero del parco delle Cascine: per come è messo oggi, non solo non ci fai una fiera internazionale, ma non ci fai nemmeno una passeggiata con un passeggino, a volte nemmeno di giorno. Il tema del parco delle Cascine è il tema del recupero della credibilità: io penso che non si possa concepire il parco come un luogo tabù, off limits per i fiorentini. Anzi, penso che il ragionamento sul parco vada collegato anche all’Arno, in relazione alla vivibilità del fiume e alla sua messa in sicurezza e suo relativo sfruttamento (piste ciclabili, ippovie, ecc).

Viale alberato al Parco delle Cascine a Firenze

Altro tema è quello dei grandi eventi, in questo caso la fiera. Potremmo fare dei ragionamenti analoghi sui congressi. Far tornare Firenze una destinazione appetibile: lo è sotto il profilo dell’immagine, non lo è dal punto di vista della logistica e dell’organizzazione. Ciò è un controsenso, perché avendo una struttura meravigliosa come la Fortezza da Basso, non è possibile non fare, non programmare un grande evento legato all’arte contemporanea. Da questo profilo penso sia utile mettere insieme le tre cose, fiera, arte, parco delle Cascine. In generale, però, sono problemi che devono essere risolti tutti e tre.

E per quanto riguarda in particolare l’arte contemporanea?

Per il tema dell’arte contemporanea a Firenze, non si può ancora aspettare: una volta c’è il progetto meccanotessile, una volta è il progetto Della Valle, una volta è la manifattura tabacchi. E potrei citarne altri. Insomma ogni volta c’è un nuovo spazio-contenitore per l’arte contemporanea accreditato, ma poi concretamente non praticato.

Noi comunque alcune cose le abbiamo fatte, in questi anni: è partita l’attività della Strozzina, è partita l’attività di Palazzo Strozzi, seppure ancora in fase di rodaggio.
Noi vogliamo provare a lavorarci, a far “girare la ruota” anche da questo punto di vista. Sarebbe un grandissimo segnale.

Interni del CCCS - Centro di Cultura Contemporanea Strozzina, situata a Palazzo Strozzi a Firenze

Beni culturali e tecnologia: un aspetto importante per la cultura nel ventunesimo secolo. Lei ha dichiarato che in questo settore ci potrebbero essere almeno 500 nuovi posti di lavoro, forse molti di più.

Io penso che sui beni culturali dobbiamo fare un ragionamento anche rispetto al marketing. Non è accettabile che il 500° anniversario del David si celebri in un giorno solo (8 settembre 2004); non è accettabile che si perdano delle scadenze che sono - per usare una metafora - straordinari “calci di rigore” che non batti.
Per fare un esempio futuro, dobbiamo cominciare a lavorare immediatamente sull’ultima grande opportunità che abbiamo, ovvero il 500° anniversario della morte di Leonardo da Vinci (1519). Ne può nascere un disegno interessante non solo nel triangolo Milano, Amboise (cittadina francese dove morì Leonardo, ndr), Firenze ed evidentemente anche Vinci, ma proprio in generale come opportunità. Questo dal punto di vista del marketing e della creazione di nuovi posti di lavoro.

Poi c’è un tema ulteriore, difficile se vogliamo, ma anche alla nostra portata: mi riferisco - tra indagini diagnostiche, scansione e digitalizzazione dei beni culturali - alla creazione sul web di nuove opportunità di curiosità intellettuale. C’è insomma uno spazio reale economico gigantesco, che Firenze deve “prendere”.

Pensa a qualcosa di particolare?

Sì. Io voglio arrivare a realizzare – e chiaramente è molto più facile farlo con il Comune che con la Provincia – una sorta di accordo con la Contea di Santa Clara con la quale siamo gemellati, che è la contea cuore della californiana Silicon Valley, contesto straordinario dove sono presenti aziende come Google, Adobe, Apple, Yahoo!, Oracle, solo per citarne alcune. Sotto questo profilo spero si possa fare un bel lavoro.

Noi stessi abbiamo ricostruito con Flikr e con il MIT una ricostruzione dei flussi turistici riguardante il territorio della provincia, sulla base delle foto caricate via Flikr per mezzo di un modello matematico fornito dal MIT.

In termini generali, la sfida consiste nel trasformare questo tipo di applicazioni tecnologiche da strumenti di puro divertissement a concreta opportunità professionale. In quest’ottica, io dico che 500 posti di lavoro sono pochi rispetto a quello che si può fare in presenza di un investimento reale. E non c’è bisogno di tante risorse, quanto soprattutto di idee fresche.

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