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Matteo Renzi

MATTEO RENZI: progettando il futuro

Nell’intervista esclusiva di Artelab, il più giovane candidato alle primarie per la carica di sindaco del capoluogo toscano stila un bilancio dell’attività svolta a sostegno della cultura e dell’arte durante il mandato come presidente della Provincia di Firenze

di David Bernacchioni, il 19/12/2008

Classe 1975, sposato con tre figli, Matteo Renzi non è il classico professionista della politica. A parte la giovane età, che ne fa una piacevole eccezione nel panorama istituzionale (non solo cittadino), l’attuale presidente della Provincia di Firenze – nonché candidato alle primarie per la carica di sindaco della città gigliata – nasce infatti come dirigente d’azienda. E dell’uomo del “fare” ha la franchezza, l’entusiasmo e la voglia di realizzare cose importanti.

Lo abbiamo incontrato nel suo ufficio all’interno dello splendido Palazzo Medici Riccardi, sede della Provincia, a pochi mesi dalla fine del mandato. Un’occasione per fare un bilancio di quanto realizzato dalla sua amministrazione nel mondo dell’arte, settore verso il quale ha dimostrato grande sensibilità promuovendo, organizzando e sostenendo eventi di assoluto rilievo.

Presidente, quali sono state le iniziative più significative intraprese a favore della cultura e delle arti visive in particolare in questi quattro anni alla presidenza della Provincia di Firenze?

Una suggestiva immagine notturna di Palazzo Medici Riccardi (fonte immagine sito web Genio Fiorentino)

Voglio fare una premessa. Io parto dall’idea che la cultura non sia un fatto episodico. La cultura è un’espressione di identità, di vitalità di un popolo. Se quello fiorentino vive soltanto di ricordi, perde la dimensione del fermento, della ricchezza, della vivacità che costituiscono la precondizione della vita non solo culturale ma direi sociale di una città, di una provincia, di una comunità.
In questo senso, ciò che dovrebbe muovere le cose, così come l’intelligenza delle persone, è la ricerca. Se ai suoi tempi non ci fosse stato fermento culturale, probabilmente Brunelleschi non avrebbe mai rischiato nel fare la cupola; Leonardo e Michelangelo non avrebbero mai provato a “sfidarsi” con le opere straordinarie che sappiamo; Cellini non avrebbe fuso ciò che ha fuso.

Cosa si può fare per innescare questo processo virtuoso?

Il tema di partenza di chi amministra la provincia più bella del mondo – perché per me questa di Firenze lo è – deve essere quello di suscitare una domanda, suscitare un bisogno di ricerca, suscitare un desiderio di vitalità. Il Genio Fiorentino (leggi l’articolo sull’edizione 2008) è probabilmente la precondizione, la premessa di tutto questo ragionamento. Il Genio Fiorentino è una domanda identitaria, è la richiesta di capire che senso abbia oggi appartenere a questa meravigliosa storia, ma contemporaneamente la volontà di esprimere una ricerca culturale.

Quindi il Genio Fiorentino è sì un tentativo di creare degli eventi di rilevanza turistica, è sì un tentativo di valorizzare l’esperienza della provincia in modo unitario, facendo sistema fra i 44 comuni, è sì anche attenzione alla singola realtà del territorio, quella che consente al Comune più piccolo della provincia, San Godenzo, di ricordare Annigoni; il Genio Fiorentino è tutto questo, ma è soprattutto un’idea politica, un programma politico - con la P maiuscola -, non tecnico o turistico: è l’idea di che tipo di città vogliamo. Questa del Genio Fiorentino è probabilmente la principale innovazione che la Provincia ha portato a Firenze in questi anni.

Nonostante sia stato istituito pochi anni fa, il Genio Fiorentino è già percepito come un “classico” dell’offerta culturale dell’area fiorentina. Forse proprio perché rappresenta una felice sintesi di novità e tradizione?

Il Genio Fiorentino è anche le gallerie di arte contemporanea, l’innovazione tecnologica: a questo riguardo, ci tengo a dire che vogliamo organizzare un convegno insieme all’Accademia della Crusca, con argomento l’sms: un convegno che analizzi come l’sms , frutto del telefono inventato dal fiorentino Meucci, abbia cambiato la lingua italiana, inventata dai fiorentini: cioè l’sms e la lingua.

Sala Luca Giordano di Palazzo Medici (fonte immagine sito web Genio Fiorentino)

Novità e tradizione? Certo: il Genio Fiorentino è un tentativo di spaziare dal Rinascimento al Contemporaneo, dalle espressioni musicali alle arti figurative. In sintesi, è l’idea di dare uno sguardo unitario al senso di identità di un popolo. Questo ha stimolato un’ulteriore riflessione all’interno dell’amministrazione provinciale: se c’è quest’idea di cultura come fatto costitutivo di un popolo, quindi della cultura come elemento chiave, allora il Palazzo Medici Riccardi non è il luogo amministrativo della Provincia e della Prefettura, ma è la casa di Cosimo e di Lorenzo de’ Medici. È un luogo unico da visitare, da tutelare, da proteggere, da rinnovare, da reinventare. Non a caso sono stati 90.000 i visitatori del Palazzo lo scorso anno e nel 2008 saranno circa 160.000.

Come siete riusciti ad incrementare in misura così sensibile le visite a Palazzo Medici Riccardi?

Per arrivare a questo risultato straordinario abbiamo, ad esempio, stipulato un accordo col Prefetto (“coinquilino” della Provincia, ndr) che renderemo presto pubblico, per l’aumento degli spazi; abbiamo investito in un nuovo bookshop; mandato avanti i lavori nei sotterranei; abbiamo tentato di dare unitarietà al programma espositivo che contemplasse l’accordo con alcune istituzioni, la prima delle quali è l’Opificio delle Pietre Dure, che rappresenta una preziosa eredità medicea di questa città ma contemporaneamente anche un’eccellenza di oggi.

Un particolare della testa di Apoxyòmenos - L'atleta della Croazia, detto anche il bronzo di Lussino

L’Opificio è oggettivamente una cosa straordinaria, che, probabilmente, è stata anche poco valorizzata dalle istituzioni centrali e in parte anche da quelle territoriali. La Provincia ha chiuso un accordo con l’Opificio, abbiamo stabilito alcuni link significativi, sono nate molte esposizioni, come ad esempio quella sul Bronzo di Lussino (“Apoxyòmenos. L’atleta della Croazia”, ottobre 2006 - gennaio 2007) che ha registrato 80.000 visitatori, piuttosto che la mostra sui capolavori della pittura valenciana (“Valencia a Firenze”, marzo-aprile 2007) e molte altre ancora hanno corrisposto all’idea di dare importanza al Palazzo Medici Riccardi.

Gli ultimi frutti dell’accordo con l’Opificio delle Pietre Dure sono davvero eclatanti…

Infatti. Il rapporto con L’Opificio è, per così dire, “esploso” con la mostra sulla “Madonna del cardellino”, che dall’apertura al pubblico del 23 novembre scorso ha registrato oltre 13.000 visitatori paganti, più altri 5.000 circa tra inaugurazione, visite scolastiche e la cerimonia dell’accensione dell’albero di Natale nel cortile di Michelozzo per la festa dell’Immacolata Concezione.
La “Madonna del cardellino” è l’emblema di una riflessione di squadra che abbiamo fatto in questi anni, perché è una mostra fatta con l’Opificio, è una mostra in collaborazione col Polo Museale, è una mostra che ha come curatore Antonio Natali, il direttore degli Uffizi: rappresenta insomma un modo di fare squadra tra le istituzioni fiorentine.

Cosa prevede l’accordo con la Galleria degli Uffizi?

Con gli Uffizi abbiamo firmato un protocollo d’intesa – nato da un’idea di Antonio Natali e Giovanna Folonari, assessore alla cultura della Provincia – che consente ai Comuni della provincia di ospitare delle opere provenienti dai magazzini degli Uffizi, per poi costituire delle mostre a tema sulla base di un personaggio del posto.
Io trovo che questa sia una cosa molto importante: ora a Figline c’è il Cigoli (“Figline, il Cigoli e i suoi amici”, fino al 18 gennaio 2009 a Palazzo Pretorio, ndr), il prossimo anno toccherà a Bagno a Ripoli, l’anno dopo ancora si è già “prenotato” Montaione, ovvero siamo già alle proposte pluriennali. È importante, perché in questo modo possiamo far diventare l’esperienza degli Uffizi anche una ricchezza per il territorio.

Raffaello, la celebre “Madonna del cardellino” dopo il restauro

Negli ultimi anni la Provincia ha promosso molte iniziative interessanti e, in qualche caso, anche “controcorrente”. Cosa ci può dire in proposito, e cosa può anticiparci per il futuro?

Partendo dall’esperienza del Genio Fiorentino – una sorta di finestra di aria fresca che si apre sulla città, che stimola alla riflessione e al confronto, al fermento, alla discussione – io credo che Firenze abbia bisogno di qualche caffè filosofico in più, di qualche locale in più dove si possa anche litigare, discutere. Non dico i caffè letterari di inizio Novecento, ma certo anche quella pagina andrebbe recuperata.

Come Provincia abbiamo fatto una cosa sulla Fallaci, discussa. Su Rosai, anche quella discussa. Abbiamo realizzato iniziative su Mario Luzi, ne abbiamo in programma altre su Soffici: l’idea è quella di recuperare e riprenderci un po’ il Novecento fiorentino che, talvolta per motivazioni politiche pretestuose, un po’ perché culturalmente non piace ad alcuni quanto il Rinascimento, abbiamo un po’ dimenticato. Noi stiamo lavorando in questa direzione: con il gabinetto Viesseux abbiamo celebrato a Palazzo Medici Riccardi i cento anni della Voce di Prezzolini, e per il 2009 stiamo definendo un programma sul Futurismo, nel centenario della nascita del movimento.

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