Special » SPECIAL / Futurismo 1909-2009: le sezioni della mostra

Umberto Boccioni, “Forme uniche della continuità nello spazio”, 1913, bronzo, 112x40x90 cm. Milano, Civico Museo d’Arte Contemporanea

SPECIAL / Futurismo 1909-2009: le sezioni della mostra

Il percorso espositivo dell’evento milanese, dalla fine dell’Ottocento alla generazione di Fontana, Burri e Schifano

a cura di Redazione, il 06/12/2008

“FUTURISMO 1909-2009. Velocità + Arte + Azione” (Milano, Palazzo Reale, 6 febbraio - 7 giugno 2009), è una mostra senza eguali fra quelle - pur valide - dedicate quest’anno al Centenario della nascita del Futurismo, in quanto si propone di documentare l'intero, vastissimo campo d'azione del movimento fondato ufficialmente da Filippo Tommaso Marinetti nel 1909 con la pubblicazione del celebre manifesto.
Di seguito, una carrellata delle sezioni in cui si articola il percorso espositivo.

Prima del Futurismo

La mostra si apre con una panoramica della cultura visiva lombarda di fine Ottocento. Ecco allora il Simbolismo notturno e visionario, di segno “nordico”, di Alberto Martini, Romolo Romani e Luigi Russolo e, insieme, la scultura di Medardo Rosso, creatore di una forma instabile, fusa nell'atmosfera e smaterializzata dalla luce cui attingeranno i futuristi. Ed ecco il Simbolismo di segno più mistico di Gaetano Previati, ma anche l'arte impegnata nel sociale di Pellizza da Volpedo, tutti rappresentati con opere capitali, che scatenarono al loro tempo un acceso dibattito. Ma già in questa sezione d’avvio entrano in scena i cinque firmatari dei manifesti pittorici del 1910: Umberto Boccioni, Carlo Carrà, Luigi Russolo, Giacomo Balla e Gino Severini, la cui militanza in seno al Divisionismo, nelle sue diverse declinazioni, viene ampiamente documentata: perché, come scrissero essi stessi in “Pittura futurista. Manifesto tecnico”: «Non può sussistere pittura senza divisionismo».

Giacomo Balla, “La Guerra”, 1916, olio e collage di carte colorate su carta, 64x94 cm. Unicredit Group Collection

F.T. Marinetti

Tocca poi alla figura di Filippo Tommaso Marinetti fungere da snodo tra questa stagione ancora radicata nell'Ottocento e la nuova, deflagrante età dell'avanguardia: è lui infatti il vero detonatore del nuovo corso dell'arte italiana, il demiurgo della rivoluzione estetica che segna trent'anni del nuovo secolo. Di qui in poi la mostra è articolata per decenni, secondo un percorso che si propone di individuare la dominante estetica di ognuno.

Gli anni Dieci e il “Dinamismo plastico”

Con il tema del dinamismo si introduce nell'arte quello che viene inteso come il nuovo valore assoluto della modernità. Non più un'arte statica, estranea al flusso del reale, ma un'arte capace di incorporare in sé la vita in quanto pulsione vitale e di connettersi alla realtà nel suo farsi. Questi anni, illustrati in mostra da un centinaio di preziose opere giunte da importanti raccolte pubbliche e private, rappresentano la fase più sperimentale del Futurismo e le proposte estetiche formulate dai protagonisti sono numerose e articolate, scaturite ora dal confronto dialettico con il Cubismo (in Boccioni dopo il 1912 e anche più precocemente in Carrà), ora da un'evoluzione personale, come accade a Balla, che sin dal 1915 giunge alle soglie dell'astrazione pura, ora invece derivate dall'apporto di idee delle generazioni più giovani di futuristi, che portano linfa nuova al movimento.

Enrico Prampolini, “La geometria della voluttà”, 1923 ca., olio su tela, 100x150 cm. Collezione privata

Fra questi ci sono i giovani che con manifesti e scritti teorici contribuiscono al dibattito sul dinamismo plastico (come Depero e Prampolini) sia altri artisti, come Sironi, che transita per il movimento declinandone i principi in modo del tutto personale, o Soffici, che da Firenze conduce la sua battaglia per il nuovo, o come alcuni dei membri del gruppo “Nuove Tendenze” (Funi e Dudreville soprattutto): tutti artisti che, spesso in modo decisamente autonomo, danno un apporto significativo alle ricerche futuriste.

Gli anni Venti e l'Arte meccanica

Lungo gli anni Venti, in un'Europa impegnata nella ricostruzione e nella riconversione industriale dopo la Grande Guerra, l'arte futurista appare fortemente connotata da una nuova esigenza di ordine e di chiarezza, ponendosi --- in stretta consonanza con l'appello, diffuso un po' dovunque, del “ritorno all'ordine”. Il Futurismo non si pone più, dunque, in antagonismo bensì in piena e stretta concordanza con le altre avanguardie europee, contribuendo a mantenere aperta una dimensione internazionale dell'arte italiana anche in questi anni politicamente bui, in cui si insedia e si impone il fascismo.

Umberto Boccioni, “Figura”, 1912, acquerello, tempera e collage su carta, 56x39 cm. Milano, Civico Gabinetto dei Disegni - Castello Sforzesco

Balla, il vecchio maestro capace però di sempre nuove invenzioni, crea in questi anni dipinti caratterizzati da rigide architetture formali, posti quindi sotto il segno del “macchinismo”, sebbene non vi figuri una sola macchina. Depero, che già nel pieno degli anni Dieci aveva inaugurato il filone dell'arte meccanica, prosegue su questa strada dando vita a un'inedita e personale vicenda in cui il Futurismo entra in consonanza con la metafisica, ibridandosi in opere singolari immerse in un tempo fermo e sospeso; Prampolini, grazie anche alla sua rivista “Noi”, da subito aperta all'Europa, è il tramite con le altre avanguardie internazionali e crea opere dalle fitte concatenazioni prima di piani, poi di volumi. I futuristi torinesi, Fillia, Diulgheroff, Farfa, Mino Rosso, che nella seconda metà del decennio tengono alto e vivo il dibattito teorico, formulano da parte loro opere esemplari di questa temperie meccanica e del nuovo culto della macchina, ora intesa come “idolo” dispensatore di rigore geometrico e di nitore formale.

Gli anni Trenta e l’Aeropittura

Nelle opere esposte in questa sezione viene esemplificato un inedito alfabeto della modernità, declinato secondo le due direttrici fondamentali dell'esperienza fisica e mentale del volare. Frutto della nuovissima avventura percettiva consentita dal volo aereo, l'Aeropittura apre orizzonti inattesi, rimettendo in discussione quei codici della prospettiva che da sempre costituivano i principi ineludibili della pittura italiana. Con il volo aereo la prospettiva rinascimentale si annulla: la visione si fa strapiombante, i rapporti spaziali si distorcono, gli orizzonti si incurvano, trasferendo l'uomo “volante” in una dimensione spaesante e talora perfino allucinatoria.

Se per alcuni lo sguardo si volge dall'alto verso il basso, per altri la prospettiva si inverte e l'occhio si alza a penetrare le profondità del cosmo. Il volo si fa così esperienza mentale, incarnando l'utopia antica del mito di Icaro, cioè dell'uomo che affonda lo sguardo nel mistero del divino. È il versante fascinoso dell'Idealismo cosmico, dalla cui costola prende forma l'esperienza del Polimaterismo: in seno a questa nuova sensibilità “cosmica” Prampolini trasfigura infatti la materia caricandola di inediti valori emozionali, fino a “spiritualizzarla”.

Giacomo Balla, “Le mani del violinista”, 1912, olio su tela, 56x78,3 cm. Londra, Estorick Collection

Completano l’indagine sul Futurismo importanti opere appartenenti agli altri innumerevoli ambiti che questa generosa avanguardia ha investito con i suoi principi: in mostra figurano così delle sezioni dedicate all'esperienza dirompente del Paroliberismo; alle sperimentazioni messe in atto nella fotografia e nel cinema; alle ricerche innovative condotte nell'ambito della musica, della scena e del teatro (qui si potranno ammirare due straordinarie ricostruzioni di scenografie di Balla e Depero); alle futuribili novità concepite nell'architettura come nelle arti decorative, nella pubblicità, nella moda.

Dopo il futurismo: Fontana, Burri, Schifano, Dorazio, Miccini e Pignotti

Da ultimo, una sezione intitolata presenta opere di Fontana, Burri, Schifano, Dorazio, e di esponenti della “Poesia Visiva” come Miccini e Pignotti, documentando, tanto l’azzeramento dell’arte operato dalla nuova generazione del dopoguerra, quanto l’omaggio, ideale ma palpabile e talora dichiarato, che questi artisti, ognuno a suo modo, hanno reso al Futurismo.
Una saletta cinema, con un montaggio di spezzoni di film futuristi chiude il percorso di questa imponente rassegna che vuole ripercorrere nel modo più esaustivo, in occasione del suo entenario, la leggendaria storia del movimento futurista.

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