Cronaca » Ritrovato Renoir rubato grazie a Vittorio Sgarbi

Il “Nudo di donna” di Pierre Auguste Renoir rubato nel 1975 e ritrovato dai Carabinieri grazie ad una segnalazione di Vittorio Sgarbi

Ritrovato Renoir rubato grazie a Vittorio Sgarbi

Una denuncia del noto critico d’arte permette ai Carabinieri di recuperare una tela del grande impressionista scomparsa nel 1975 e un falso Manet, valutati complessivamente alcuni milioni di euro. Una vicenda emblematica delle attività criminali che sempre più inquinano il mercato dell’arte

di Angelo Pinti, il 29/09/2008

Un “Nudo di donna” realizzato da un Renoir ormai anziano e dalla pennellata incerta, rubato nel 1975, e un falso dipinto di Manet. È questa la “merce” recuperata dai Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale grazie ad una “dritta” di Vittorio Sgarbi, al termine di una vicenda che avrebbe tutti gli ingredienti del film giallo se purtroppo non rispecchiasse una triste e sempre più diffusa realtà del mercato dell’arte.

Il contatto tra Vittorio Sgarbi e Amedea Setti da cui è nata l’indagine

L’operazione dell’Arma, che ha portato all’arresto di tre persone, trae origine da una denuncia del noto critico d’arte, ex sottosegretario dei Beni Culturali e fino a poco tempo fa assessore alla cultura di Milano, oggi sindaco del piccolo centro siciliano di Salemi. Come riferito dagli inquirenti e dall’interessato, Sgarbi venne contattato nel maggio scorso da tale Amedea Setti per svolgere una perizia su due dipinti “di valore” e “sicuramente autentici” – così gli erano stati presentati – con la richiesta implicita di ipervalutarli e indicare possibili acquirenti. Visionando le fotografie delle opere il critico si era però insospettito, giudicando la qualità dei dipinti non all’altezza di due maestri come Renoir e Manet. Da qui la decisione di informare i Carabinieri.

Quell’ammaccatura sul quadro dovuta ad una vecchia pallonata

Sgarbi pensava che entrambe le opere fossero false, ma i militi dell’Arma riconobbero nel Renoir un dipinto registrato nella banca dati delle opere rubate. A facilitare l’identificazione, un’ammaccatura del quadro visibile anche nella fotografia recapitata all’ex assessore alla cultura di Milano, e causata nel 1975 da una… pallonata della figlia del legittimo proprietario, il quale per questo motivo l’aveva portato da un restauratore. Senza più rivederlo.

La trappola dei carabinieri, “complice” il critico ferrarese

Un autoritratto di Renoir in età avanzata, datato 1910

Mentre i carabinieri portavano avanti le indagini con l’uso determinante delle intercettazioni telefoniche, Vittorio Sgarbi ha mantenuto i contatti con Amedea Setti, la donna che l’aveva contattato per la perizia. La trappola è scattata quando al critico è stato richiesto un incontro, al quale egli si è presentato, ma accompagnato dai carabinieri. Con la Setti, titolare di una galleria d’arte in Emilia Romagna, sono stati arrestati anche Francesco Attisani, autore di falsi, e Aniello Ambrosio, pregiudicato per traffico internazionale di droga.

Le opere d’arte come merce di scambio nel traffico internazionale di droga

Il quadro di Renoir tornerà ora al legittimo proprietario, ovvero la (ex) bambina autrice della pallonata di cui sopra, mentre l’opera attribuita a Edouard Manet, riconosciuta come falso, sarà valutata per deciderne il destino: o la distruzione, o l’esposizione nel Museo del Falso di Salerno, nato cinque anni fa da una convenzione tra la locale Università degli Studi e l’allora Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale.
Il dato più importante che emerge dalla vicenda resta però il dilagare delle truffe legate al mondo dell’arte. Un fenomeno che vede le opere, vere o più spesso false, usate come merce di scambio per le partite di droga al posto dei contanti, come hanno spiegato gli inquirenti di quest’ultimo caso risolto.

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