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De Chirico, a Padova la più ampia e organica retrospettiva sul maestro del ‘900

a cura di Redazione, il 17/01/2007

Oltre cento capolavori di grande forza evocativa e poetica formeranno l’ampia e organica retrospettiva di Giorgio de Chirico in programma da sabato 20 gennaio a Padova, nelle sale di Palazzo Zabarella. La rassegna, dedicata a quello che è l’artista italiano che più ha influenzato l’arte del XX secolo, si intitola semplicemente “De Chirico” ed è annunciata come la più completa ed esauriente mai organizzata in Italia sul maestro nato a Volos nel 1888.
La mostra, curata da Paolo Baldacci e Gerd Roos, sarà un’occasione unica per ammirare, oltre alla più ampia selezione mai offerta nel nostro paese di opere metafisiche e dei primi anni ’20, molti dipinti straordinari che non compaiono in mostre da prima della seconda guerra mondiale.
Questa mostra, dando un particolare rilievo alle opere storiche degli inizi, della metafisica e degli anni ’20, si propone, attraverso un percorso visivo di alta qualità corredato di spiegazioni e commenti, di condurre il pubblico, da un lato, alla scoperta della rivoluzione operata da de Chirico nel campo delle arti visive ed enunciata nella famosa formula: “bisogna dipingere ciò che non si vede”, dall’altro alla comprensione di quel filo conduttore di tutta la sua opera di cui abbiamo parlato all’inizio, concentrandosi, anche attraverso i saggi in catalogo, proprio sulle tante svolte della sua carriera.
Il percorso si articolerà dunque in diverse sezioni corrispondenti ai vari “momenti” artistici di de Chirico.
Dalle prime opere simboliste influenzate da Böcklin e da Klinger, via via fino alla scoperta della muta poesia delle piazze e delle torri, architetture dell’invisibile e dell’infinito, tra il 1909 e il 1913, per approdare nel 1914 a quella che l’artista chiamava “la solitudine dei segni” e che rivela il “non senso” insito in ogni forma di comunicazione. E poi, dal 1914 al 1918, il teatro esaltante e fantastico di una lucida follia che sconfina nella chiaroveggenza e in una forma superiore di conoscenza poetica.
Alla svolta del primo dopoguerra, nel 1919, forse esacerbato dallo scarso riconoscimento critico riservatogli in Italia, e mentre a Parigi e in tutta Europa si guardava alla sua pittura metafisica come a un punto di riferimento essenziale, de Chirico sorprende tutti tornando a forme di rivisitazione classica permeate di romanticismo. È l’epoca dei grandi quadri allegorici conosciuti col nome di “Ville Romane”, delle sontuose nature morte e degli autoritratti densi di metafore e di simboli.
Di questo periodo, che dura fino alla metà del 1925, la mostra offrirà la più ampia selezione finora vista.




Il rientro a Parigi, alla fine del ‘25, comporta un ritorno a forme stilistiche più affini all’antica metafisica, tanto che quei suoi anni sono stati talvolta erroneamente definiti come “surrealisti”. In realtà de Chirico rimane legato a una sua disincantata visione del mondo permeata di nostalgia del classico, ma lontana da qualsiasi forma di accademismo e anzi densa di sensibilità filosofica attuale e concepita in pieno spirito di modernità. A questo periodo, che dura fino alla fine del 1929 e che è tra i suoi più noti, sarà riservata una rigorosa selezione di capolavori illustranti i principali soggetti da lui allora trattati: mobili nella valle, interni, manichini archeologi, cavalli, gladiatori, trofei, ecc.
Gli anni ’30 segnano una crisi e vedono il Maestro in bilico tra una strana forma di naturalismo, forse praticato anche per compiacere i gusti del pubblico italiano, e altissime punte di fantasia metafisica, come nella serie dei “Bagni misteriosi” e nelle composizioni ispirate ai “Calligrammes” di Apollinaire. Pochi esempi di alto livello mostreranno soprattutto questo secondo aspetto della sua arte, che troverà sbocco in quegli anni anche in una rilevante attività di illustratore e scenografo.
La svolta verso un ridondante gusto “Barocco”, che si manifesta nella pittura di de Chirico a partire dal suo rientro dal lungo viaggio in America (agosto 1936 - gennaio 1938) sarà rappresentata, per decisione dei curatori, solo da un’ampia selezione di autoritratti.
È infatti attraverso gli intenti auto-apologetici e auto-mitografici sottesi alla pratica del ritrarre se stesso per centinaia di volte, e nella loro motivazione psichica remota, che si dipana al meglio la delirante fantasmagoria tecnica e pittorica dell’artista, incamminato ormai verso uno scontro frontale con l’arte moderna.
La mostra si concluderà con una scelta di opere neo-metafisiche, nelle quali il vecchio pittore, dopo la metà degli anni ’60, rivisita con spirito vivo e ironico figure e temi del suo passato in una nuova giovinezza creativa ravvivata da un ancor fresco anche se nostalgico soffio poetico.
Del Comitato Scientifico della mostra fanno parte, oltre ai curatori Paolo Baldacci e Gerd Roos, Maria Vittoria Marini Clarelli, Fernando Mazzocca, Jürgen Pech, Wieland Schmied, Pia Vivarelli.
L’esposizione è promossa da Fondazione Bano, Comune e Provincia di Padova, in collaborazione con la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma e con il sostegno di Fondazione Banca Antonveneta e Corriere della Sera.
 
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Scheda tecnica

“De Chirico”. Mostra antologica
dal 20 gennaio al 27 maggio 2007

Curatori:
Paolo Baldacci, Gerd Roos

Palazzo Zabarella
Padova, via degli Zabarella 14

Orario di apertura:
tutti i giorni, ore 9.30-19.30

Biglietti:
Intero € 10, ridotto speciale € 8, ridotto di legge € 5

Catalogo:
Marsilio

Info:
Tel. (+39) 049 8753100
info@palazzozabarella.it
Sito web di Palazzo Zabarella

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